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23/02/2026 ore 06.15
Cronaca

’Ndrangheta, l’aiuto di un medico per il nuovo boss Commisso: «A Siderno professionisti di livello vicini al clan»

Il professionista (non indagato) avrebbe firmato un falso certificato per aiutare il capo della storica ’ndrina e avrebbe partecipato alle trattative per un’estorsione. Un altro caso, dopo quello dell’assessore costretto alle dimissioni, riapre la questione dei rapporti tra cosche e società civile

di Pablo Petrasso

Ci sono «professionisti di un certo livello, conosciuti e stimati nell’ambiente di Siderno» che gravitano «nell’orbita di Antonio Commisso». L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 7 persone ha illuminato le proiezioni del clan ad Albany nello Stato di New York, fatto emergere l’astio degli uomini della cosca sidernese nei confronti di Nicola Gratteri e dell’Fbi e riportato in superficie le relazioni pericolose tra pezzi della società civile e gli eredi della ’ndrina. Non c’è soltanto il caso di Carlo Fuda, l’assessore comunale che si è dimesso perché (pur non indagato) ha visto emergere dalle carte dell’operazione i propri contatti con il presunto nuovo capo del clan. I magistrati antimafia evidenziano anche altre relazioni: una zona grigia forse più ampia di quanto non ci si potesse attendere.

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Antonio Commisso, il nuovo capo del clan di Siderno

Al centro delle indagini del Ros dei carabinieri c’è Antonio Commisso. Nonostante sia figlio di un latitante in Canada e nipote omonimo del celebre mammasantissima di Siderno, fino a poco tempo fa era considerato «estraneo ad indagini di contesto» mafioso legate alla sua famiglia. Nei suoi confronti risultava solo una vecchia denuncia per rissa, oltraggio e resistenza, risalente a quando aveva 15 anni. Oggi, a 46 anni, Antonio Commisso ha assunto – secondo la Dda di Catanzaro – il ruolo del nonno, scomparso lo scorso settembre. L’anziano patriarca, nato nel 1925, è stato una figura centrale del cosiddetto “Siderno Group” e ha contribuito a scrivere la storia di uno dei casati mafiosi più noti della Calabria.

Adesso sarebbe il nipote a guidare il clan, con capacità di pianificare azioni criminali e di gestire gli interessi imprenditoriali del gruppo, anche oltreoceano, negli Stati Uniti e in Canada, dove si trova latitante il padre Francesco, alias “lo Scelto”.

Antonio Commisso emerge dalle indagini come un boss in grado di esercitare il controllo totale sulle attività del clan.

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Le intercettazioni mostrano anche episodi di intimidazione nei confronti delle forze dell’ordine. È lui stesso a raccontare un episodio che, seppure risalente nel tempo, mostra quali siano i contatti tra la storica cosca e ambienti insospettabili della città.

Il 24 luglio 2011, durante un controllo della polizia stradale allo svincolo di Gioiosa Superiore, Commisso era alla guida della sua Audi A4 a 151 km/h su una strada con limite di 70. Stava andando a Rosarno per prendere sua cognata, in arrivo da Reggio Emilia, e per evitare la multa «aveva falsamente sostenuto di essere in viaggio per Polistena perché sua figlia (che era con lui in auto assieme alla moglie, ndr) si era sentita male». Per rendere credibile la sua versione, prima di recarsi alla stazione di Rosarno, «ci siamo recati all’ospedale a Polistena, mi hanno fatto la carta che io ho portato la bambina là». In questo modo, secondo le intercettazioni, «si era fatto fare un falso certificato» da un medico. A firmare quel documento sarebbe stato un professionista molto stimato in servizio nel presidio sanitario della Piana di Gioia Tauro: «Mi hanno fatto la carta che io ho portato la bambina là, ho preso mia cognata e ce ne siamo tornati a casa».

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Il caso della multa

La multa arriva lo stesso e Commisso fa ricorso: il documento sanitario è stato poi allegato agli atti finiti davanti al giudice di pace di Gioiosa Jonica. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Commisso avrebbe cercato di intimidire gli agenti in divisa: «Allora, vi dico una cosa, ve la dico qua davanti a tutti, in modo che mi sentano tutti, – sono le sue parole – se io devo pagare un euro di verbale, e io devo camminare… un anno senza patente, vi garantisco che quei due poliziotti che hanno firmato qua il verbale io faccio che li radiano da tutte le polizie del mondo, devono andare ad elemosinare. Fino a quando vivono!… Perché mia figlia poteva morire in macchina… per loro!». Nel decreto di convalida del fermo compare uno screenshot del documento che riporta la firma del medico.

Ma c’è un altro caso in cui il nome del professionista compare: avrebbe, infatti, partecipato alle “trattative” seguite a un’estorsione. Per i magistrati antimafia reggini si tratta di un «come soggetto vicino ai Commisso e pronto a mettersi a disposizione di Antonio». Il nuovo boss che fino a pochi giorni fa nessuno si aspettava.

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