’Ndrangheta, l'assalto (in 5 fasi) del clan Piromalli ad Amazon: le estorsioni e il patto con i colletti bianchi
Dalle mazzette pasquali al controllo dei curriculum: l’informativa del Ros svelano il piano del capobastone di Gioia Tauro per infiltrare il nuovo polo logistico. Un’indagine che attraversa patti di protezione, furti simulati e il ruolo chiave di un avvocato vicino alla cosca
L’insediamento di un centro di distribuzione Amazon nell'area industriale di Gioia Tauro non era solo un'opportunità di sviluppo per la Calabria, ma un obiettivo strategico per la cosca Piromalli. I documenti investigativi del Ros – un’informativa di 668 pagine depositata agli atti del procedimento Res Tauro – permettono di ricostruire, fase dopo fase, come il patriarca Giuseppe Piromalli, detto "Facciazza", abbia tentato di trasformare un investimento multinazionale in una voce di guadagno per il proprio feudo criminale.
La genesi: l'intermediazione e i subappalti
Tutto inizia con l'arrivo nell’area della società catanese Gestione Immobiliare Spa, incaricata di costruire il capannone da affittare ad Amazon. Il collegamento iniziale con il territorio avviene tramite un avvocato indicato nell’informativa dei carabinieri come il "fiduciario" dell'impresa siciliana a Gioia Tauro.
In questa prima fase, la cosca orienta le scelte della committenza verso ditte che ritiene "permeabili". Due società: una in particolare – quella che prende la fetta più consistente dei lavori – è legata a una famiglia considerata storicamente vicina al clan. Mentre Giuseppe Piromalli è ancora detenuto, la gestione preliminare delle estorsioni (come quella del Natale 2021) è affidata al nipote Gioacchino, classe '69.
Bezos questo sconosciuto, il boss Piromalli non sa cosa sia Amazon ma impone la propria legge: «Mi prendo ciò che è mio»Il ritorno del Capo: la rivendicazione del territorio
Dopo la scarcerazione, Giuseppe Piromalli riprende immediatamente il comando. Inizia uno scontro interno con l'imprenditore che si è preso parte della commessa (gli investigatori ne individuano anche l’alias, "il filosofo"), che cercava di resistere alle nuove pretese facendo leva sulla protezione già pagata agli altri rami della famiglia. Piromalli è brutale: rivendica la sovranità assoluta sull'area portuale, affermando che «là l'unico che dice la sua sono solo io» e minacciando di mandare i suoi uomini a "bruciare tutto" se non verrà rispettata la sua gerarchia.
La crisi del furto e il "cavallo di ritorno"
L’autorità della cosca viene messa alla prova dal furto di un autocarro e di materiale elettrico nel cantiere Amazon. Piromalli sospetta una "mala azione" degli imprenditori (non tanto) amici, convinto che abbiano simulato il furto per evitare i pagamenti estorsivi o per screditare la protezione dei Piromalli di fronte alle imprese siciliane. Per risolvere la crisi, il boss attiva una complessa diplomazia criminale coinvolgendo le cosche Pesce di Rosarno e Mancuso di Limbadi. La refurtiva viene recuperata tramite un "cavallo di ritorno" pagato alla comunità Rom.
Amazon in fuga dalla ’ndrangheta, la cosca Piromalli e l’avvocato del boss: «Vi aiuto a entrare nell’hub»La "pila" di Pasqua: la contabilità del pizzo
In vista della Pasqua, Piromalli e il suo braccio destro Antonio Zito pianificano una raccolta capillare di denaro dalle imprese del sito Amazon. Il boss detta i tempi: «dieci giorni prima, senza fare discussioni». Vengono imposte quote precise: 10mila euro da una ditta che si occupa di prefabbricati, 7mila da un’azienda di inerti e una cifra lievitata a 15mila euro per la famiglia del “filosofo”, di cui una parte destinata ai Pesce per la mediazione nel recupero del camion. Le intercettazioni catturano il rumore delle banconote contate nella casa del boss, proventi usati per pagare spese legali e lavori agricoli nei terreni di famiglia.
Il piano per le assunzioni e i furgoncini
Con la costruzione quasi ultimata, il boss punta al controllo sociale. Piromalli progetta di infiltrare il mercato del lavoro di Amazon per piazzare i "giovanotti" vicini al clan e i familiari dei detenuti. L'avvocato vicino alla cosca istruisce il capoclan sui meccanismi della multinazionale: Amazon usa agenzie interinali per le assunzioni. Il piano prevede che il legale faccia da "filtro", ottenendo i curriculum e spiegando ai candidati della cosca «anche come scrivere... e che cosa scrivere» per superare i controlli. In parallelo, Piromalli sogna una cooperativa di servizi che gestisca in esclusiva le consegne con "cinquanta furgoncini".
L'epilogo: molto rumore, zero assunzioni
A causa dei sospetti e degli sgarbi, Piromalli decreta l'"abbandono" dell’ex imprenditore amico dai ranghi del sodalizio, imponendo un veto commerciale sulle sue ditte. Nonostante i complessi preparativi criminali, l'indagine del Ros nota un paradosso finale: al gennaio 2024, il Centro di Distribuzione Amazon non è mai entrato in funzione e nessuna delle assunzioni pianificate dalla cosca è mai avvenuta realmente. Il capannone però è ancora lì, la multinazionale paga un milione di euro all’anno per l’affitto e, stando alle dichiarazioni ufficiali, non ha mai abbandonato l’idea di investire in Calabria. L’ha soltanto congelata a tempo indeterminato.