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18/09/2026 ore 16.28
Cronaca

’Ndrangheta, l’asse Milano-Calabria per l’omicidio Boiocchi: armi, telefoni criptati e quel delitto nelle Preserre vibonesi

Il presunto ruolo di Simoncini in un fatto di sangue a Soriano, la pistola con silenziatore arrivata dal Sud, utenze agganciate a Gerocarne e l’ombra di “Mister X” e del narcotraffico: i verbali dei pentiti Ferdico e Beretta svelano la ragnatela calabrese attorno alla Curva Nord

di Pablo Petrasso
Emanuele Roberto

Un omicidio per prendersi la curva Nord dell’Inter ancor prima che Antonio Bellocco entrasse nella storia criminale di San Siro. Un agguato pensato a Milano che porta direttamente in Calabria: Vittorio Boiocchi, capo ultrà nerazzurro, freddato sotto casa, e un gruppo di luogotenenti pronti a prenderne il posto. Nell'inchiesta della Dda di Milano si ricompone un quadro investigativo in cui il perimetro del tifo organizzato milanese si intreccia a trame criminali ben più profonde.

Le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Marco Ferdico, Gianfranco Ferdico e Andrea Beretta e depositato nel processo per l’omicidio di Boiocchi delineano una convergenza di interessi tra la gestione delle attività illecite attorno allo stadio Meazza e soggetti legati alla criminalità organizzata calabrese.

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Una delle figure centrali nel racconto è Pietro Andrea Simoncini, un altro dei presunti partecipanti al delitto. Nel corso dell'interrogatorio del 22 giugno 2026, Marco Ferdico ha riferito che, durante un incontro al bar "Chiringuito", Simoncini avrebbe dichiarato a Mauro Nepi di essere un membro della 'ndrangheta.

Per accreditarsi agli occhi del gruppo milanese e dimostrare la propria capacità criminale prima dell'esecuzione dell'agguato a Vittorio Boiocchi, Simoncini avrebbe confidato a Marco Ferdico di aver già preso parte a un fatto di sangue in Calabria. Nello specifico – è il racconto di Ferdico – si trattava di un delitto consumato nel territorio di Soriano attorno al 2013/2014, eseguito mediante l'esplosione di una fucilata contro una vittima affacciata alla finestra. Il pentito-ultrà dice di non sapere chi fosse la vittima.

I riscontri della Polizia Giudiziaria hanno individuato l'episodio nell'omicidio di Salvatore Lazzaro, avvenuto il 12 aprile 2013 a Sorianello. Tale delitto, già oggetto dell'indagine "Jerakarni" della Dda di Catanzaro, era stato catalogato come ritorsione nell'ambito della faida delle Preserre per il tentato omicidio di Domenico Tassone, personaggio legato alla consorteria mafiosa della "Locale di Ariola". Solo in un secondo momento Marco Ferdico avrebbe appreso che Simoncini non aveva premuto direttamente il grilletto, ma aveva svolto il ruolo di "specchiettista" nei boschi, ponendosi in attesa e sottoponendosi il giorno seguente al test dello Stub per depistare le indagini. Non ci sono contestazioni specifiche a Simoncini per questo fatto di sangue: il dato emerge dalle dichiarazioni di Ferdico ai magistrati.

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L'asse Milano-Calabria: armi con silenziatore e celle telefoniche a Gerocarne

Il raccordo con il territorio calabrese non si limiterebbe ai trascorsi dei singoli personaggi, ma avrebbe riguardato direttamente la struttura logistica approntata per l'omicidio di Boiocchi. Secondo quanto riferito da Gianfranco Ferdico (padre di Marco), Marco Ferdico e Daniel D'Alessandro si sarebbero recati per quattro o cinque giorni in Calabria, rientrando a Milano con un'arma da fuoco dotata di silenziatore. L'arma fu poi visionata dallo stesso Gianfranco Ferdico che, forte di una precedente esperienza professionale nel settore delle armi, la giudicò idonea a incepparsi o inefficace a causa di un silenziatore definito "posticcio".

A confermare l'asse geografico tra la Lombardia e la Calabria subentrano i riscontri tecnici sui tabulati telefonici. L'utenza criptata con prefisso olandese, denominata convenzionalmente "Stadio" e impiegata nella fase preparatoria e operativa del delitto, ha registrato ripetuti agganci sia presso le celle di Carugate, sia in territorio calabrese. In particolare, il dispositivo è risultato localizzato sotto la copertura della cella di località Tuccio nel comune di Gerocarne (in provincia di Vibo Valentia), area nella quale risultavano attestati anche gli apparati radiomobili in uso a Pietro Andrea Simoncini.

Telefoni criptati, narcotraffico e l'ingresso di "Mister X"

L'apparato telefonico criptato utilizzato il giorno dell'omicidio per segnalare agli esecutori la partenza di Boiocchi dallo stadio Meazza sarebbe stato fornito, secondo Ferdico, da Giuseppe Idà. Marco Ferdico ha precisato agli inquirenti che con Idà vi era un rapporto sistematico legato al traffico di sostanze stupefacenti.

Il ruolo dell'ambiente calabrese nell'assetto della tifoseria emerge anche da un retroscena risalente al settembre 2022. Nel corso di un incontro avvenuto a margine di un torneo di calcio a Vimodrone, Giuseppe Idà e un soggetto identificato come Monardo spiegarono a Marco Ferdico che, pur riuscendo a prendere il controllo della Curva Nord dopo l'eliminazione dei rivali interni (il gruppo "Hammer"), non sarebbe stato possibile gestirla in autonomia poiché vi erano altri gruppi di potere interessati. Questa figura di garanzia e controllo proiettata sulla curva si sarebbe successivamente concretizzata nella persona di Antonio Bellocco, indicato inizialmente come "Mister X" e poi inserito direttamente nelle dinamiche del Direttivo della Curva Nord con i tragici esiti che avrebbero poi portato alla sua morte per mano di Andrea Beretta.

Il business della curva: estorsioni, fanzine e supporto logistico rubato

Le motivazioni sottostanti al controllo della Curva Nord risiedevano nel volume d'affari generato dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione della fanzine ufficiale. Elementi come Matteo Norrito (detto "Chuck") avrebbero percepito somme rilevanti legate alla fanzine, stimate in 50.000 euro all'anno o in quota fissa da 30.000 euro oltre a 2.000 euro mensili.

La manovalanza criminale ruotava attorno all'erogazione di somme in contanti per le azioni di sangue: per l'intermediazione e l'organizzazione dell'omicidio Boiocchi, ci sarebbe stato in ballo un compenso di 50mila euro, somma preparata da Andrea Beretta e consegnata all'interno di una sacca sportiva a Pioltello, oltre a un versamento di 25.000 euro derivante dagli introiti dello stadio dopo la finale di Champions League.

Infine, la rete logistica per i sopralluoghi e la fuga si avvaleva di veicoli di provenienza illecita forniti da circuiti dedicati ai furti d'auto: una Vespa Piaggio blu rubata a Figino e depositata temporaneamente presso l'officina "MRC Garage" di Carugate per riparazioni meccaniche, poi scartata perché ritenuta troppo lenta e un fuoristrada Toyota RAV4 rubato, messo a disposizione da ricettatori esteri e impiegato direttamente per effettuare i sopralluoghi lungo i percorsi di fuga nei pressi dell'abitazione della vittima.