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20/04/2021 ore 12.50
Cronaca

‘Ndrangheta, le mani dei Pesce sulla Piana: dalle estorsioni al Porto di Gioia alla grande distribuzione

NOMI | Le indagini hanno consentito di accertare le influenze della cosca nell'economia reggina tramite una fitta rete di estorsioni, attività di spaccio e relazioni con imprenditori. Fulcro del meccanismo collusivo, un commercialista di Rosarno

di Redazione

Una vasta operazione anti ‘ndrangheta è stata condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, dal Ros dei carabinieri (supportato dal Comando provinciale di Reggio Calabria) dal Gico della Guardia di finanza di Reggio, insieme allo Scico, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, per l'esecuzione di 53 ordinanze cautelari - 44 in carcere e 9 ai domiciliari - nei confronti di altrettanti soggetti indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa (cosca Pesce), detenzione, porto illegale e ricettazione di armi, estorsioni (consumate e tentate), favoreggiamento personale, aggravati dalla circostanza del metodo e dell'agevolazione mafiosa, nonché per traffico e cessione di sostanze stupefacenti, prevalentemente marijuana e hashish. Con lo stesso provvedimento, su richiesta della Dda, il gip ha disposto anche il sequestro preventivo di tre società con sedi a Rosarno, il cui valore complessivo è di oltre 8,5 milioni di euro.

Gli arresti

La Squadra Mobile - con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e con la collaborazione delle omologhe Strutture Investigative di Vibo Valentia, Torino, Foggia, Imperia, Asti, Benevento, Cagliari, Napoli, Prato e Rovigo, nonché con il supporto operativo di numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine - ha dato esecuzione a 49 misure cautelari.

Ros e Gico hanno eseguito misure cautelari personali nei confronti di altre 4 persone e sequestrato una cooperativa agricola - con annessi capannoni industriali e terreni - e un’impresa individuale - avente ad oggetto l’esercizio di attività agricola, con relativi terreni - per un valore di stimato di oltre 8,5 milioni di euro.

L’operazione Handover

L’odierna operazione di polizia scaturisce dalla convergenza investigativa di due attività di indagine - quella condotta dalla Squadra Mobile denominata Handover e quella svolta dal Ros e dal Gico di Reggio Calabria denominata Pecunia Olet - coordinate dal procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e dai sostituti procuratori Francesco Ponzetta e Paola D’Ambrosio, nei confronti della cosca Pesce di Rosarno, articolazione di ‘ndrangheta ramificata sul territorio di Rosarno e comuni viciniori e con interessi sia in ambito nazionale che all’estero.

Gli interessi economici della cosca Pesce

Dette attività hanno consentito di disarticolare le proiezioni della suddetta cosca “Pesce”, sia sul fronte delle attività tipicamente criminali, connesse alla gestione del traffico di stupefacenti, alle estorsioni ed al “controllo” delle commesse di lavori gestite dalla Autorità Portuale di Gioia Tauro riguardanti opere interne all’area portuale, sia sul fronte economico/imprenditoriale, destrutturando la gestione monopolistica da parte della cosca - attraverso accordi collusivi con un gruppo imprenditoriale siciliano, con mire espansioniste in territorio calabrese  - del settore della grande distribuzione alimentare e della gestione delle attività economiche collegate alla grande distribuzione.

L'operazione Racherche

Nello specifico, l’inchiesta Handover rappresenta la prosecuzione dell’operazione Recherche nell’ambito della quale, in data 04 aprile 2017, vennero eseguite numerose misure cautelari nei confronti di esponenti della potente cosca Pesce di Rosarno per associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In quella circostanza, riusciva a sottrarsi alla cattura Antonino Pesce, classe 1992 che veniva successivamente localizzato e catturato nel marzo 2018 a Rosarno dagli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo.

 

La cattura di Antonino Pesce e i ruoli dei clan

Le indagini finalizzate alla cattura di Antonino Pesce e quelle condotte sul contesto mafioso, hanno consentito di:

Le estorsioni

Nello specifico, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019, sono state poste in essere dai componenti della cosca Pesce, ma anche della cosca Bellocco e dei Piromalli, le seguenti estorsioni:

I reati contestati

Rispondono di associazione mafiosa 13 soggetti, per aver fatto parte della cosca Pesce, con il ruolo di dirigenti e partecipi. Sono invece accusati di aver preso parte all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti 13 soggetti in qualità di promotori, dirigenti e partecipi. Altri soggetti rispondono di cessione di sostanze stupefacenti. Invero, le indagini hanno consentito di documentare diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di quantitativi, anche ingenti, di sostanza stupefacente [prevalentemente marijuana e hashish], parte dei quali sono stati sottoposti a sequestro.

Altri indagati sono ritenuti responsabili di numerose estorsioni, per diverse migliaia di euro, consumate e tentate in danno di privati cittadini, imprenditori ed operatori economici, nonché di detenzione di armi anche da guerra (kalashnikov, mitragliatrice P40 e M12 S). Alcuni soggetti sono indagati a piede libero per intestazione fittizia di beni.

L'indagine Pecunia Olet

L’indagine Pecunia olet (seguita dal Ros Carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in cooperazione con lo Scico) ha riguardato l’infiltrazione della cosca Pesce nel tessuto economico rosarnese relativo alla Grande Distribuzione Organizzata, con particolare riferimento alla gestione dei trasporti su gomma per il rifornimento di generi alimentari.

La presente attività si pone in continuità rispetto ad analoga indagine denominata “All inside” (anno 2010) nel cui ambito vennero eseguite numerose misure cautelari per associazione mafiosa e vennero accertate le ingerenze del cartello ‘ndranghetista Pesce-Bellocco nella distribuzione delle merci dirette verso alcuni punti vendita del gruppo imprenditoriale Sisa (parte estorta) nella piana di Gioia Tauro.

Le relazioni tra i Pesce e gli imprenditori

Le odierne investigazioni hanno consentito di documentare l’esistenza di strette relazioni criminali tra la cosca Pesce ed un gruppo imprenditoriale siciliano attivo nella gestione di supermercati e con mire espansionistiche anche in Calabria dove, per ottenere vantaggi economici, non ha esitato a stringere accordi collusivi con la ‘ndrangheta, traendo così vantaggio dal potere mafioso esercitato dalle cosche sul territorio. Detto accordo prevedeva che i PESCE avrebbero gestito in maniera monopolistica lo stoccaggio e l’intero settore dei trasporti su gomma delle merci destinate a rifornire i punti vendita al dettaglio del gruppo.

L’imprenditore colluso, conscio della mafiosità dei suoi interlocutori, ha cercato di mettersi al riparo da possibili indagini nei suoi confronti creando una sorta di schermo, stipulando formalmente accordi commerciali diretti con una sola azienda di autotrasporti pulita riferibile a soggetti incensurati la quale, a sua volta, affidava i trasporti ad ulteriori imprese [padroncini] di gradimento del sodalizio che,  in tal modo, si è assicurato, attraverso una gestione monopolistica del settore dei trasporti, un incremento del potere economico e del prestigio criminale sul territorio.

Somme di denaro anche ai Cacciola

L’apice dell’escalation imprenditoriale della holding siciliana (iniziata nel 2009) è stato raggiunto nel 2014, allorquando il gruppo era presente sul territorio calabrese con:

Nonostante l’accordo collusivo con i Pesce il gruppo imprenditoriale siciliano, secondo le più tradizionali regole di ‘ndrangheta, nel momento in cui ha aperto un punto vendita a Rosarno ma nel territorio sul quale la signoria mafiosa è esercitata da altra cosca, quella dei Cacciola, è stato costretto a versare regolarmente somme di denaro a titolo estorsivo a questi ultimi, al fine di mettersi al riparo da azioni ritorsive e proseguire l’attività commerciale in tranquillità.

Il commercialista di Rosarno

Il fulcro di questo complesso meccanismo collusivo è rappresentato da un commercialista di Rosarno, regista anche di attività connesse alla gestione ed all’occultamento/schermatura del patrimonio illecitamente accumulato dalla cosca Pesce della quale è risultato esserne partecipe a tutti gli effetti, avendo egli messo a disposizione della ‘ndrangheta sè stesso e le sue competenze in materia societaria, contabile e fiscale, andando ben oltre la funzione tipica del mandato professionale.

La figura del professionista era già emersa in precedenti attività di indagine in cui egli è risultato essere in contatto con ambienti della criminalità organizzata rosarnese, oltre che il tenutario delle scritture contabili di diverse aziende riconducibili ad esponenti della cosca Pesce.

Un vero referente per le cosche

L’indagine  ha disvelato come, in realtà, il commercialista era da tempo profondamente inserito nel contesto ‘ndranghetista rosarnese nel quale si muoveva con assoluta dimestichezza e spregiudicatezza, tanto da assumere il ruolo di referente delle cosche, venendo al contempo visto da chi aveva intenzione di intraprendere iniziative sul territorio come colui che, proprio in ragione dei suoi legami con la ‘ndrangheta, era in grado di instradarle nel solco delle regole dell’asfissiante controllo ‘ndranghetista sulle iniziative economiche o imprenditoriali intraprese o proseguite.

Nell’ambito dell’affare riguardante la grande distribuzione organizzata, oggetto di indagine, il professionista:

Il mediatore del clan

Il commercialista, emerso quale interlocutore privilegiato degli elementi apicali delle cosche rosarnesi, è stato da questi direttamente coinvolto nelle problematiche interne al sodalizio, svolgendo un concreto ruolo di mediatore degli equilibri interni alla cosca Pesce riferibile a divergenze tra i diversi rami familiari in merito alla spartizione delle estorsioni.

Inoltre, le indagini hanno disvelato come il professionista, attraverso un collaudato modus operandi caratterizzato dalla costituzione di società cartiere, intestazioni fittizie e periodiche modifiche delle compagini societarie, ha creato soluzioni apparentemente lecite per preservare da eventuali indagini il patrimonio illecitamente acquisito dalla cosca Pesce.

Persone sottoposte a custodia cautelare in carcere

  1. Pesce Savino, inteso “u pecuraru”, Rosarno 04/01/1963
  2. Pesce Vincenzo, inteso “u sciorta”, Rosarno 02/12/1952
  3. Pisano Bruno
  4. Preiti Domenico
  5. Saladino Giuseppe
  6. Schimio Piero
  7. Seminara Giuseppe
  8. Tarantino Angelo
  9. Sorrenti Tiberio, Rosarno, 26/11/1964
  10. Ciurleo Domenico
  11. Consiglio Salvatore
  12. Copelli Salvatore
  13. Corrao Salvatore
  14. Di Lella Nazario
  15. Etzi Salvatore
  16. Fedele Luca
  17. Ferraro Giuseppe Antonio
  18. Grasso Giovanni
  19. Grasso Michele
  20. Ieraci Ippolito
  21. Loiacono Pasquale
  22. Megna Antonio, “u paperu”
  23. Pagano Cristian
  24. Palaia Benito
  25. Palaia Gaetano
  26. Pesce Antionino, inteso “u pecura”, Cinquefrondi, 09/10/1982
  27. Pesce Antonino, inteso “u materassino”, Cinquefrondi 14/04/1992
  28. Pesce Antonino, inteso “pizzolino”, Cinquefrondi 29/06/1993
  29. Pesce Antonino, inteso “Nino erre”, Gioia Tauro, 09/10/1991
  30. Pesce Francesco, Gioia Tauro, 23/12/1988
  31. Pesce Rocco, inteso “u tirotta”, Taurianova, 31/05/1981
  32. Alessi Antonio
  33. Alviano Marco
  34. Bellocco Domenico, cl. 1976
  35. Bellocco Rocco, cl. 1989
  36. Bellocco Domenico, cl. 1980
  37. Bellocco Domenico, cl. 1987
  38. Bonarrigo Giacchino
  39. Bruzzese Girolamo
  40. Burzì Giovanni
  41. Cacciola Giuseppe, cl. 1987
  42. Cacciola Giuseppe, cl. 1989
  43. Cannatà Carmine Giuseppe

Persone sottoposte ad arresti domiciliari

  1. Delisi Armando
  2. Ferlazzo Giuseppe
  3. Ferraro Salvatore, Cinquefrondi, 25/06/1992
  4. Giovinazzo Francesco
  5. Ieraci Francesco Antonio
  6. Larosa Michele
  7. Palaia Francesco Benito
  8. Papalia Giuseppe
  9. Pesce Giuseppe