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26/03/2026 ore 17.49
Cronaca

’Ndrangheta, l’inchiesta sul narcotraffico nel Vibonese si allarga: «Al clan Maiolo informazioni da infedeli servitori dello Stato»

Per il Gip gli indagati avrebbero ottenuto notizie sulle indagini a loro carico. Il giudice fissa gli interrogatori di garanzia e sottolinea il possibile inquinamento probatorio senza misure cautelari, anche perché molti complici della cosca di Acquaro sono ancora da individuare

di Giuseppe Baglivo

Potrebbero riservare ulteriori clamorosi risvolti, le indagini sul narcotraffico gestito dal clan Maiolo di Acquaro. Persone ancora da individuare nelle attività illecite, ma soprattutto infedeli servitori dello Stato pronti a “vendere” informazioni preziose al sodalizio criminale. Certezze messe nere su bianco dal gip distrettuale di Catanzaro, Gilda Romano, nella propria ordinanza laddove spiega che il gruppo Maiolo nelle attività criminali godeva di “informazioni ottenute da infedeli servitori dello Stato, in grado di fornire loro indicazioni circa la sussistenza di indagini o attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria e delle forze dell'ordine nei loro confronti”. Un quadro inquietante e sul quale proseguono le indagini della Guardia di finanza e della Dda di Catanzaro.
l gip, dal canto suo, rimarca la vasta rete di rapporti intrecciati dagli indagati ed anche il fatto che “molti cooperanti in tali azioni sono rimasti non identificati, come il cugino che dalla Puglia era andato a consegnare il fumo al custode a Pescara, che poi l'avrebbe fatta arrivare a Roma”. Per motivare le esigenze cautelari, il gip fa inoltre presente che i vari corrieri che hanno consegnato o ricevuto la merce nelle vicende censite sono soggetti che possono essere raggiunti agevolmente dagli indagati, se lasciati in libertà, per realizzare una alterazione delle fonti di prova e quindi degli elementi idonei alla ricostruzione della complessiva azione criminale”.

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Vanno dunque in carcere: Angelo, Francesco, Antonio, Carlo e Giovanni Maiolo, Francesco Carè, Domenico Fusca, Nicola Papaleo, Ciro Trezzi, Domenico Fortuna e Stefano Terremoto. Per tutti loro il gip pone l’accento sull’elevata “caratura e la pervasività nel territorio” in quanto soggetti ritenuti “addentrati nel gruppo criminoso, anche in forma concorsuale”. Pari misura cautelare (carcere) anche per l’albanese Dritan Mici, ritenuto “soggetto fortemente legato a Angelo Maiolo con il concreto rischio di inquinamento probatorio o alterazione di elementi di prova a carico del sodalizio”.
Quanto alla posizione di Stefano Terremoto, 47 anni, di Torino, per il gip è un soggetto consapevole del fatto che Angelo Maiolo – indicato quale capo dell’omonimo clan di Acquaro – sia un elemento “che smercia e traffica sostanza stupefacente in maniera professionale, considerati i quantitativi e le prospettive di quantitativi settimanali che gli offre, avvalendosi di collaboratori, corrieri e trasportatori che poi incontrano Terremoto o i corrieri di questi”. Terremoto, ad avviso del gip, concorre quindi nei traffici di droga dei Maiolo da “una posizione esterna alla compagine” al pari di Domenico Fortuna, 44 anni, di Stefanaconi, ma domiciliato a Siniscola (Nu), il quale “non è inserito nel gruppo di Maiolo ma con esso intende entrare in contatto ed affari”.

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Antonio Maiolo, 34 anni, residente a Stefanaconi, e Francesco Maiolo, 43 anni, di Acquaro, ma residente a Brandizzo (To), per il gip sono invece “i cugini più vicini ad Angelo Maiolo, pienamente partecipi del gruppo in posizione qualificata ed elevata, considerando che soprattutto Francesco Maiolo dal Piemonte è fortemente attivo mettendo a disposizione sempre qualcuno, o muovendosi lui stesso, per operare trasporti e consegne”.
Gli interrogatori di garanzia degli arrestati sono stati fissati dal gip distrettuale per la giornata di domani attraverso videocollegamenti dalle case circondariali, dove gli indagati si trovano detenuti, con il Tribunale di Catanzaro.