‘Ndrangheta nelle Curve di San Siro, Mauro Russo patteggia 2 anni con pena sospesa
L’ex leader della Nord, diventato collaboratore di giustizia, ha denunciato Antonio Bellocco e i suoi uomini. L’indagine rivela un giro di «garanzie ambientali» per evitare auto incendiate
Ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa, Mauro Russo, ex ultrà della Curva Nord interista ed ex socio in un marchio di moda di Paolo Maldini e Bobo Vieri (totalmente estranei all'inchiesta), che era stato arrestato il 5 maggio 2025, assieme ad altre persone, in un filone dell'inchiesta sulle curve di San Siro che vedeva al centro ipotesi di usura, estorsioni e false fatture, in alcuni casi con l'aggravante di aver “agevolato la cosca” della “famiglia Bellocco”.
La tranche di indagine è stata coordinata dai pm della DDA milanese Paolo Storari, Sara Ombra e Leonardo Lesti, e condotta dalla Squadra Mobile della Polizia e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della GdF. Nei giorni scorsi, oltre alla ratifica del patteggiamento, la GUP Francesca Ballesi ha condannato in abbreviato a 7 anni Francesco Intagliata, pena complessiva in continuazione con una precedente condanna nel processo principale abbreviato sul caso curve. È stata inoltre applicata una pena sospesa di 2 anni per Davide Scarfone, difeso dall'avvocato Antonio Buondonno. Successivamente, sono state comminate le seguenti condanne: 2 anni e 11 mesi per Filippo Monardo, 2 anni e 4 mesi per Carmelo Montalto e 2 anni e 8 mesi per Domenico Sità.
Russo, in particolare, era finito ai domiciliari perché accusato di essere un presunto intermediario nell'estorsione sul business dei parcheggi attorno allo stadio, ossia il pizzo per “garantire una sorta di tranquillità ambientale” ed evitare che le auto venissero incendiate. “Ero solo un consulente, nessuna estorsione”, aveva dichiarato Russo al gip dopo l'arresto, difeso dall'avvocato Danilo Buongiorno.
Tra i vari casi al centro del procedimento, anche “prestiti di natura usuraia” e il tentativo di “estromettere” Andrea Beretta dalla gestione della sua società di merchandising, ormai ex leader della Nord e da fine 2024 collaboratore di giustizia. Tra i presunti “strozzini”, proprio Antonio Bellocco, ucciso da Beretta nel settembre 2024, e alcuni suoi uomini.