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14/07/2026 ore 12.34
Cronaca

'Ndrangheta a Reggio Calabria, il procuratore Borrelli: «Un colpo strategico alla “Confederazione”»

Smantellato il direttorio delle storiche cosche De Stefano, Tegano e Condello. Gli inquirenti in conferenza: «Registrata una pressione continua sul tessuto economico, dai riti di affiliazione alle infiltrazioni nel comparto ferroviario»

di Elisa Barresi

Una massiccia operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha inferto oggi un colpo durissimo alle proiezioni urbane della 'ndrangheta. L'indagine, definita di "carattere strategico" dal Procuratore Giuseppe Borrelli ha portato all'esecuzione di 79 provvedimenti cautelari (73 in carcere e 6 ai domiciliari) eseguiti da oltre 500 uomini tra Polizia di Stato e Carabinieri.

Blitz Reggio Calabria contro le cosche Tegano, De Stefano e Condello: ecco i NOMI degli arrestati

Una "Confederazione" per il controllo del territorio

Al centro dell’inchiesta figurano gli esponenti di vertice delle storiche famiglie De Stefano, Tegano e Condello, oltre ai Lo Giudice. Le indagini hanno confermato l’esistenza di una vera e propria "confederazione" tra le cosche cittadine, un’alleanza strutturata per gestire in modo unitario il controllo delle estorsioni e ridefinire gli equilibri di potere nei vari quartieri.

Durante la conferenza stampa, il Procuratore ha sottolineato come siano state documentate riunioni di 'ndrangheta finalizzate a spartire i proventi illeciti, gestire i rapporti tra consorterie e pianificare riti di affiliazione per il conferimento di doti e cariche. La mappatura si è estesa anche alle articolazioni periferiche delle località di Ortì, Aretina, Oliveto e Croce Valanidi.

Infiltrazioni negli appalti ferroviari e sindacali

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall'inchiesta riguarda il condizionamento del settore economico, in particolare quello degli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni presso il polo ferroviario di Reggio Calabria. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la 'ndrangheta non si limitava a chiedere il "pizzo", ma esercitava una vera e propria gestione del servizio.

L’organizzazione, attraverso un proprio esponente, avrebbe controllato le assunzioni del personale e lo svolgimento dei rapporti lavorativi, arrivando a infiltrarsi persino nelle dinamiche sindacali per garantire l'influenza criminale sul comparto e assicurare utilità economiche alle 'ndrine.

Droga, armi e il "braccio armato" di Arghillà

L'operazione ha fatto luce anche sul narcotraffico, con basi logistiche individuate nel quartiere di Santa Caterina, dove un pregiudicato di vertice avrebbe diretto le operazioni con proiezioni su scala regionale. Nel quartiere di Arghillà, invece, è stato identificato un gruppo criminale che fungeva da "braccio armato" delle cosche di Archi, intervenendo anche per dirimere frizioni interne nate da condotte predatorie non autorizzate dai vertici.

Nonostante la detenzione, alcuni soggetti avrebbero continuato a impartire direttive dal carcere, a dimostrazione del fatto che, come ribadito in conferenza, «il carcere rappresenta una punizione ma non sempre un ostacolo alle attività criminali».

Sequestri e profili legali

Oltre agli arresti, le autorità hanno proceduto al sequestro di sei società riconducibili agli indagati e di circa 30.000 euro in contanti, oltre al rinvenimento di un significativo quantitativo di armi comuni e da guerra.

Nelle sue dichiarazioni, il magistrato Ignazitto ha spiegato come la 'ndrangheta fosse passata dal semplice racket a una gestione diretta: «In realtà si sarebbe sviluppato, secondo quella che è la nostra ricostruzione, attraverso una vera e propria gestione del servizio di manutenzione e di pulizia affidato ad un esponente dell'organizzazione che avrebbe gestito sia le assunzioni del personale sia la stessa concreta materiale esecuzione dello svolgimento del rapporto lavorativo».

Un controllo totale che non ha risparmiato le rappresentanze dei lavoratori: «Questo anche attraverso l'infiltrazione dell'organizzazione criminali nelle dinamiche sindacali ritenute e considerate funzionali a garantire l'influenza criminale sul comparto e a garantire utilità economiche alle 'ndrine».

In apertura di conferenza, il Procuratore ha precisato ha ribadito il principio di non colpevolezza per tutti gli indagati fino a sentenza definitiva, ricordando che i provvedimenti sono stati emessi in fase di indagine.