’Ndrangheta, Salvatore Pesce torna libero: dal “boss dj” di Radio Olimpia al nuovo equilibrio della cosca di Rosarno
Dopo oltre 16 anni di carcere torna libero ’u Babbu, storico esponente del clan e padre della collaboratrice di giustizia Giuseppina: dalla radio usata per messaggi in codice al futuro della ‘ndrina, con altri due vertici già fuori
Per anni, a Rosarno, la musica non era soltanto musica. Dalle frequenze di Radio Olimpia, emittente nata negli anni Settanta, passavano le hit del momento, le canzoni da ballare e i lenti. Ma secondo quanto ricostruito nelle indagini, quelle frequenze potevano servire anche a comunicare con chi si trovava dall'altra parte delle sbarre.
A ideare e dirigere la radio era Salvatore Pesce, conosciuto come ’u Babbu, esponente di vertice della cosca Pesce di Rosarno. È anche per questa particolare storia che, nel tempo, è stato ribattezzato – lo ricorda Klaus Davi su Dagospia – il «boss dj»: un uomo capace di unire la passione per la musica a un ruolo di primo piano negli equilibri della criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro.
Ora Salvatore Pesce è tornato libero.
La scarcerazione arriva dopo oltre sedici anni trascorsi in carcere. La Corte d’Appello di Milano, su richiesta dei suoi difensori Giacomo Iaria, Anna Maria Domanico e Francesco Arena, ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra la condanna per associazione mafiosa e quella per traffico di droga. Una decisione che ha rideterminato la pena complessiva, facendola scendere dai quasi 36 anni precedentemente calcolati a 26 anni e 11 mesi.
Pesce era stato arrestato nel 2010 nell’ambito della maxioperazione della Dda di Reggio Calabria All Inside e nel 2017 era stato condannato definitivamente a 20 anni e 11 mesi. A quella pena si aggiungeva una precedente condanna, arrivata nel 2009 dalla Corte d’Appello di Milano, a 15 anni per traffico di droga.
Il riconoscimento della continuazione ha cambiato il conto finale. E soprattutto lo ha riportato fuori dal carcere.
Il «boss dj» e quei messaggi nascosti nella musica
La storia di Salvatore Pesce passa anche dalle frequenze di Radio Olimpia.
Era una radio locale come tante nella Calabria degli anni Settanta. Ma secondo gli inquirenti, come ricostruisce Klaus Davi, sotto la direzione di Pesce sarebbe diventata anche uno strumento per far arrivare messaggi in codice e comunicazioni ai detenuti.
I destinatari si trovavano nelle carceri di Palmi, Reggio Calabria e Vibo Valentia, dove erano detenuti familiari e affiliati delle famiglie Pesce e Bellocco.
La scenografia era quella apparentemente innocua di una radio musicale: Rettore, Loredana Bertè, i Santo California. Dietro le canzoni, secondo quanto emerso dalle indagini, potevano però nascondersi messaggi destinati all’esterno o all’interno delle carceri.
Dal 41-bis alla libertà
Fino a qualche giorno fa Pesce, padre della collaboratrice di giustizia Giusepppina, era detenuto nel carcere di Vigevano, sottoposto al regime del 41-bis.
La sua uscita modifica inevitabilmente il quadro della faimglia di Rosarno, almeno sul piano degli uomini oggi disponibili sul campo. Il vertice operativo dei Pesce sarebbe composto, oltre che da Salvatore, anche da Francesco Pesce, tornato libero due anni fa e indicato nelle indagini come reggente del clan, e da Vincenzo Pesce, anch’egli recentemente tornato a piede libero.
La presenza contemporanea di più esponenti di peso della famiglia potrebbe incidere sulla capacità della cosca di riaffermare la propria influenza.
La musica come filo rosso della famiglia
Quella della musica, del resto, non sarebbe una semplice parentesi nella storia dei Pesce.
Anche Marcello Pesce, ’u Ballerino, primo cugino di Salvatore, era noto per la sua passione per la cultura e per la vita notturna. Nel suo bunker i carabinieri trovarono più di cinquanta libri, tra cui opere di Sartre e Proust.
Ma a Rosarno Marcello Pesce aveva trasformato questa passione in attività imprenditoriale, dando vita al night club Cristal, per anni uno dei locali più frequentati della Calabria.
Il Cristal venne poi chiuso e sequestrato dalla Procura di Reggio Calabria.
La musica, in questo universo, diventa così un elemento capace di raccontare identità, appartenenza e vita criminale.