’Ndrangheta, sei arresti per l’omicidio di un «confidente dei carabinieri» nel 2000: il patto tra Gallace e cirotani – NOMI
Ricostruito il delitto di Nicola Vivaldo, ucciso con quattro colpi di pistola in faccia nel Milanese. Il pentito De Castro: «Deciso dalla cosca di Guardavalle perché le sue soffiate avevano provocato arresti»
All'epoca, il 23 febbraio 2000, già non c'erano dubbi: quella di Nicola Vivaldo - ucciso a colpi di pistola mentre stava parcheggiando l'auto vicino a casa a Mazzo di Rho, nel Milanese - appariva come una vera e propria esecuzione di stampo mafioso. Ora, a venticinque anni di distanza, i carabinieri di Milano guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, coordinati dal pm della Dda Alessandra Cerreti, hanno notificato sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere firmati dal gip Tommaso Perna.
L’esecuzione di Nicola Vivaldo: gli arresti
Secondo l'accusa ad uccidere Nicola Vivaldo, che aveva precedenti per associazione mafiosa, lesioni, detenzione di armi e rapina, sarebbe stato il 57enne Massimo Rosi, accompagnati sul posto in macchina da Stefano Scatolini, con armi procurate dal 53enne Bruno Gallace. Mandanti invece il 78enne Vincenzo Gallace, capo dell'omonima 'ndrina, e Vincenzo Rispoli, sessantaduenne considerato il boss della Locale della 'ndragheta di Legnano-Lonate Pozzolo che lo consideravano un informatore dei carabinieri. Tutti e cinque al momento della notifica erano già in carcere, mentre non lo era Stefano Sanfilippo, ottantenne nato a Gela e residente a Legnano, che avrebbe fornito loro informazioni sulla casa e le abitudini di Vivaldo. Importante per risolvere il caso sono state le rivelazioni di Emanuele De Castro, ora collaboratore di giustizia, che ha partecipato all'esecuzione.
Il racconto del pentito: «Rosi voleva occuparsi della cosa da solo»
La sera del 23 febbraio intorno alle 23:30 Vivaldo aveva riportato in auto la figlia a casa in via Balzeretti. Poco dopo che la ragazza era entrata, Rosi e De Castro - che con Scatolini come autista avevano già cercato l'uomo nel circolino che frequentava con Sanfilippo senza trovarlo - sono intervenuti. De Castro ha aperto lo sportello e Rosi ha sparato. «Io e Massimo Rosi - ha spiegato in dichiarazioni del 2019 De Castro - siamo scesi per uccidere la vittima, solo che c'era una premessa che mi aveva fatto Massimo Rosi» ovvero che «si voleva occupare lui direttamente della cosa, solo lui, perché voleva dimostrare che era capace di fare questa cosa».
Quattro colpi in faccia per uccidere Vivaldo
Cinque colpi sparati mentre Vivaldo era ancora sulla Hyundai che stava parcheggiando, di cui ha perso il controllo finendo in retromarcia contro una Thema parcheggiata: quattro lo hanno raggiunto al lato sinistro del volto, uccidendolo. Sul momento le indagini si erano concentrate sul traffico di droga, che Vivaldo gestiva anche con Svizzera e Germania acquistando la droga dai fratelli Vincenzo e Giuseppe Corapi. Già il giorno successivo all'omicidio, la moglie Teresa aveva però spiegato che Nicola Vivaldo le aveva confessato di aver avuto il battesimo di 'ndrangheta sei anni prima a Guardavalle con, aveva riferito, Geraldo Mannelli, poi diventato sindaco di Badolato. Proprio nel 2019 Rosi è stato intercettato nei colloqui in carcere con moglie e figlia, in cui ha mostrato di essere preoccupato dal fatto che De Castro avesse deciso di collaborare.
«Omicidio ordinato dai Gallace»
"Sanfilippo era il capo della locale di Rho, vicino a Nunzio Novella. Un giorno mi chiamò Rispoli dicendomi che ci fosse da fare questo omicidio" ha ripercorso De Castro spiegando che erano i Gallace a ordinarlo, chiedendo il supporto della cosca cirotana di Legnano-Lonate. «Rispoli mi disse se volevo partecipare perché lui non si fidava tanto di Massimo Rosi». Il movente del delitto, ha spiegato De Castro, è che «dicevano che era un confidente», «i Gallace avevano saputo che Vivaldo era un confidente delle forze dell'ordine». Ed in effetti risulta che Vivaldo tempo prima avesse dato informazioni fra l'altro sul traffico di armi dei Gallace-Novella. «Secondo quanto ricostruito da De Castro - si legge nell'ordinanza - l'omicidio è stato ordinato da Gallace Vincenzo, vertice dell'omonima cosca di 'ndrangheta egemone sul territorio di Guardavalle per punirlo in quanto ritenuto un informatore dei Carabinieri e responsabile di alcune operazioni di Polizia condotte proprio nei confronti di esponenti della cosca». E per questo ha chiesto l'appoggio di Rispoli e Sanfilippo, che era il padrino del figlio di Vivaldo.