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01/04/2026 ore 14.01
Cronaca

’Ndrangheta stragista, chiesta la conferma dell’ergastolo per Graviano e Filippone nel processo bis

Requisitoria di Giuseppe Lombardo nel nuovo appello per gli attentati ai carabinieri: «Per anni la verità è stata ricostruita in maniera distorta. E i clan calabresi sono riusciti a coprire le pagine più infami della loro storia»

di Redazione Cronaca

La Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto la conferma dell'ergastolo per il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e per Rocco Santo Filippone, ritenuto esponente della cosca Piromalli, come mandanti dell'agguato in cui, il 18 gennaio 1994, morirono i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo e di altri due agguati ai danni dei militari dell'Arma.

La requisitoria del magistrato della Dda Giuseppe Lombardo si è conclusa davanti alla Corte d'appello di Reggio dove si sta celebrando il processo "'Ndrangheta stragista bis", in seguito all'annullamento con rinvio disposto nel dicembre 2024 dalla Cassazione secondo cui, nel primo processo, ha retto la causale sulla "strategia stragista", messa in atto insieme da Cosa Nostra e 'Ndrangheta all'inizio degli anni novanta, ma il fatto che Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone sono stati i mandanti degli attentati subiti dai carabinieri in Calabria non è stato «dimostrato adeguatamente».

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Lombardo ha sottolineato il passaggio in cui la Cassazione contesta le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice e Consolato Villani. Per il magistrato «non stiamo parlando di una vicenda banale e non stiamo parlando di una vicenda ricostruita sulle dichiarazioni di Lo Giudice e Villani». Piuttosto, queste ultime, «se parliamo degli omicidi e dei tentati omicidi, e quindi dei profili critici che la Suprema Corte ha segnalato, sono semplicemente riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza e Calabrò, non prove. Lo dice la sentenza».

Dopo aver ricostruito gli elementi emersi nell'inchiesta e che, secondo l'accusa, portano alla responsabilità di Graviano e Filippone, Lombardo ha affermato che «la verità è rimasta per anni celata dietro strati molto spessi di menzogne, di reticenze, di costruzioni artificiose, il suo emergere non può che essere lento e faticoso. Non siamo di fronte a un foglio bianco, siamo di fronte a una verità processuale che fino a qualche anno fa è stata ricostruita in maniera distorta, falsa, alterata rispetto al vero. Ci sono due sentenze definitive, (quelle a carico di Calabrò Giuseppe e Villani Consolato, ndr) che parlano di una ragazzata. Questa è l'abilità della 'ndrangheta di coprire quelle che sono le pagine più pericolose della sua storia».