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02/11/2026 ore 19.34
Cronaca

’Ndrangheta, tra matrimoni di gala e "buste" milionarie la diplomazia mafiosa si fa (anche) nelle sale ricevimenti

Dalla festa per le nozze a Torretta di Crucoli ai battesimi sfarzosi a Mandatoriccio: come le cosche di Cirò, Rossano e Papanice usavano le cerimonie religiose per scambiarsi mazzette e concordare imbasciate segrete. I regali in denaro, le polemiche sugli inviti e le riunioni riservate

di Pablo Petrasso

Nelle dinamiche della 'ndrangheta dell'Alto Jonio cosentino e del Crotonese (ma vale in generale), le cerimonie religiose e i ricevimenti di nozze non rappresentano mai semplici ricorrenze familiari. Al contrario, i grandi banchetti di gala costituiscono formidabili canali di diplomazia mafiosa, occasioni pubbliche per ostentare la forza del clan, rinsaldare le alleanze tra cosche confederate e regolare la contabilità dei doni in denaro attraverso la rigorosa legge della "busta".

Gli atti dell'inchiesta Ginestra e i faldoni investigativi della Dda di Catanzaro documentano come i vertici delle locali di Cirò, Rossano, Corigliano e Papanice abbiano trasformato storiche sale ricevimenti della costa — vengono citati due storici locali di Torretta di Crucoli e Mandatoriccio — in veri e propri centri nevralgici di scambio e confronto tra i quadri dirigenti del crimine organizzato.

Il banchetto dei Maricola pagato dalla bacinella nel Crotonese

Il 22 agosto 2020, nella chiesa di San Giovanni Battista a Cirò, si celebrano le nozze che vedono protagonista la cosca Marincola: segue uno sfarzoso banchetto in un di Torretta di Crucoli.

I preparativi del matrimonio – raccontano gli inquirenti nella richiesta di misure cautelari che riprende dettagli già emersi nell’inchiesta Ultimo atto – vedono mobilitati in prima persona i plenipotenziari del locale di Cirò, incaricati di curare la lista degli invitati "di rispetto" e di gestire la copertura economica dell'evento.

Dalle intercettazioni ambientali captate prima della cerimonia emerge la decisione della cosca di accollarsi integralmente le spese del ricevimento, attingendo direttamente alla cassa comune ("bacinella") e sfruttando crediti estorsivi vantati nei confronti della struttura ricettiva: «A prezzo di costo ci deve venire! Le spese gli paghiamo! Dato che li avanziamo uno!», dice uno degli organizzatori, che per gli inquirenti è membro della cosca.

Scontri sugli inviti e l'ombra del boss Mico Megna

La gestione della lista degli ospiti innesca durissimi scontri interni alla consorteria. Lo sposo intendeva estendere personalmente gli inviti ad esponenti malavitosi di primo piano, provocando l'irritazione dei vertici di Cirò che pretendevano di mantenere il monopolio istituzionale delle "imbasciate".

In particolare, accese discussioni riguardano il coinvolgimento di Domenico Megna ("Mico"), capo dell'omonima cosca di Papanice. Il reggente di Cirò rimprovera lo sposo per le sue iniziative autonome, rivendicando che l'invito al boss papaniciaro andasse consegnato dal vertice di Cirò per ragioni di rispetto tra cosche di pari rango: «Faccio una mala figura!... La verità dove cazzo li conosceva!... Sono quattro giorni che domanda con un cazzo di furore... Oh, che ti ci abbiamo messo noi a camminare...».

Il registro segreto delle "buste" e la paura dei blitz

Durante il ricevimento, a cui prendono parte oltre 500 invitati e 213 autovetture, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone documentano l'afflusso delle delegazioni criminali arrivate da tutta la regione e dalla Germania.

Tre giorni prima delle nozze, il 19 agosto 2020, nei pressi della cassetta Enel di località Arenacchio a Cirò, le cimici degli investigatori registrano una conversazione chiave tra due esponenti del clan sulla rendicontazione dei regali in denaro: «Mi devi scrivere solo i soldi che ti mettono nelle buste i forestieri… che poi noi a questi qua li dobbiamo contraccambiare», chiede il primo. «Nella busta dei Coriglianesi... ottocento euro!...», risponde l’altro. La busta dei rossanesi invece «chiusa era e chiusa l'ho lasciata giù!... Non l'ho voluta manco aprire!... Come era la busticcedda che mi hanno portato... che c'erano altri... gliel'ho consegnata nelle mani!».

Per scongiurare il rischio che perquisizioni improvvise delle forze dell'ordine durante il banchetto possano far rinvenire i messaggi di auguri firmati dai latitanti o dai capiclan, il reggente impone di distruggere i biglietti e trascrivere solo gli importi su un taccuino riservato: «Io gli ho detto: vedi se arriva qualcuno... vedi non c'è qualche bigliettino dentro... che può essere pure che quel giorno ci fanno la perquisizione... E strappali!... Ma di segnare comunque da qualche parte tutti i doni ricevuti al fine di mettere l'organizzazione in condizione di ricambiare il gesto in futuro... Appuntameli tutti questi così che poi noi... glielo rendiamo!».

Il battesimo e il do ut des della 'ndrangheta

Il medesimo rituale d'ostentazione e conteggio del denaro si ripete il 2 agosto 2021 in occasione di un battesimo celebrato in una sala ricevimenti di Mandatoriccio.

All'evento partecipano oltre 200 invitati, tra cui i vertici assoluti della cosca rossanese e cirotana.

Nelle dinamiche associative, la presenza al banchetto e la consegna della "busta" di contanti assumono il valore formale di un obbligo contrattuale. Come ricostruito dagli inquirenti attraverso le intercettazioni tra i referenti di Rossano e Mandatoriccio, il denaro inviato per le cerimonie costituisce un do ut des finanziato dai fondi illeciti della bacinella. Chi riceve la busta si impegna a restituire una somma di pari o superiore valore alla prima occasione utile (matrimoni, battesimi o scarcerazioni) della famiglia alleata, saldando così un'invisibile catena di crediti e debiti mafiosi.

Dalle "buste" al trucco di "Fashion Nails": il codice "Francesca" e le riunioni schermate

Se i banchetti nei grandi ristoranti servivano per le sfilate ufficiali e la consegna dei tributi in denaro, la gestione operativa degli affari più delicati richiedeva luoghi e linguaggi totalmente schermati.

Per sfuggire ai trojan inoculati nei telefoni e alle telecamere piazzate dai Carabinieri all'esterno dei classici bar di ritrovo, gli esponenti del sodalizio adottavano strategie di camuffamento logistico e verbale. Tra queste, l'uso di codici segreti come "Francesca" per preannunciare appuntamenti urgenti e l'organizzazione di vertici all'interno di esercizi commerciali apparentemente insospettabili, tra cui saloni di bellezza e centri estetici o negozi per la cura della persona.

In questi ambienti, approfittando del continuo viavai di clienti e del rumore di fondo delle apparecchiature, i sodali si scambiavano imbasciate riservate, consegnavano buste d'impianto contabile e concordavano le mosse per la gestione delle estorsioni, certi di aver neutralizzato la rete di ascolto degli investigatori della Dda.