Neonata rapita a Cosenza, la madre della bimba denuncia la clinica: «Nessuno si è accorto di nulla, ho dato io l’allarme»
Valeria Chiappetta ha descritto nel dettaglio gli eventi di quel giorno. La donna che ha sequestrato la piccola si è finta puericultrice e ha agito indisturbata
di Redazione Cronaca
Valeria Chiappetta, madre della piccola Sofia, ha raccontato in un’intervista a La Verità i terribili momenti vissuti durante il sequestro della figlia. Due persone, Rosa Vespa e Moses Chiediebere Omogo, sono attualmente indagate per il rapimento, anche se dalle prime indagini sembra che l’uomo non sia coinvolto direttamente. La donna ha descritto nel dettaglio gli eventi di quel giorno e le sue accuse nei confronti della clinica, che, a suo dire, non avrebbe garantito adeguati controlli.
L’ultimo momento con la figlia prima del rapimento
Chiappetta ha raccontato di essere ancora dolorante per il cesareo subito il giorno prima e di aver notato una mancanza di assistenza nella struttura: «Era dalla mattina alle 11 che nessuno era passato per cambiare il pannolino alla bambina, a differenza del giorno precedente». Nel pomeriggio, una donna che si è presentata come puericultrice ha bussato alla porta con tono deciso, chiedendo da quante ore la neonata non fosse stata cambiata. Dopo la sua richiesta di pannolini e salviette, ha prelevato la culletta con Sofia e si è allontanata.
Dopo venti minuti, la madre ha iniziato a preoccuparsi e, con la nonna della bambina, ha chiesto informazioni a un’ostetrica, la quale ha ipotizzato che Sofia fosse con la pediatra al piano superiore. Tuttavia, la bambina non era lì.
L’angoscia di una madre
«È stato un incubo. Ho creduto davvero di non rivederla mai più», ha dichiarato Valeria Chiappetta, spiegando di essere ancora in terapia per elaborare il trauma. I timori più atroci si sono fatti strada nella sua mente: «Ho pensato che le avrebbero potuto fare del male, portarla in un altro Paese, venderla o peggio».
Le immagini della figlia nelle braccia della donna arrestata l’hanno tormentata nei giorni successivi: «Ho evitato di accendere la televisione e guardare il cellulare. Vedere la mia bambina vestita di azzurro tra le braccia di una sconosciuta che affermava di essere sua madre è stato devastante».
Le accuse alla clinica
La madre di Sofia ha anche rivolto pesanti accuse alla clinica, sottolineando l’assenza di controlli che hanno permesso alla donna di agire indisturbata: «Per giorni questa persona si aggirava nella struttura senza che nessuno notasse nulla. Ha potuto girare tra le stanze e uscire con una neonata tra le braccia senza alcun problema».
Tramite i propri legali, Valeria Chiappetta ha diffidato la clinica e si riserva di agire per vie legali al fine di accertare eventuali responsabilità civili e penali: «Ero una degente in un luogo di cura e mi sono vista sottrarre mia figlia neonata. Nessuno si è accorto di nulla, l’allarme l’ho dato io».