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09/07/2026 ore 16.36
Cronaca

Neonato morto durante il parto a Polistena, per il caso del piccolo Matteo Russo chiesto processo per due ostetriche

La Procura contesta la cooperazione in omicidio colposo per il decesso del neonato avvenuto durante il parto. Secondo i consulenti, un cesareo d'urgenza avrebbe potuto salvare il bambino. Proseguono intanto le indagini

di Redazione Cronaca

Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l’indagine per la morte del piccolo Matteo Russo, avvenuta due anni fa durante la nascita all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L’accusa, per due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. È quanto rende noto Giesse Risarcimento danni, società specializzata in assistenza e tutela legale.

La morte del piccolo Matteo

In particolare, la società riporta – in una nota stampa – la richiesta del procuratore aggiunto Santo Melidona: «Avendo la responsabilità di monitorare mediante cardiotocografo l'evoluzione del travaglio - si legge nell’atto- non riconoscevano chiari segni di sofferenza fetale e non richiedevano l'intervento del ginecologo in presenza di evidenti anomalie cardiotocografiche, per poi interrompere il tracciato cardiotocografico malgrado differente indicazione medica».

Per ottenere giustizia e conoscere tutta la verità su quanto accaduto in quei tragici momenti, i genitori del piccolo Matteo, residenti a Taurianova, si sono affidati al gruppo di Lamezia Terme, specializzato nel risarcimento di casi di malasanità.

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La perizia

Decisiva, per la doppia richiesta di rinvio a giudizio è stata la perizia tecnica affidata dalla Procura a due consulenti molto esperti in materia, la professoressa Alfonsa Pizzo e il dottor Giovanni Andò. «Qualora le ostetriche avessero osservato le prescrizioni delle Linee Guida, nonché le indicazioni del ginecologo, con elevato grado di probabilità prossimo alla certezza – si legge tra le loro conclusioni - sarebbe stato possibile procedere con un parto cesareo d’urgenza e ciò avrebbe permesso al feto di nascere vivo».

La richiesta del cesareo e la tragica morte del piccolo Matteo

«Quella sera la mamma del piccolo Matteo lo aveva provato a chiedere più volte, tra crescente disperazione, il cesareo, ma purtroppo le era stato più volte negato – sottolinea Mary Paolella, consulente di Giesse Lamezia Terme – L’intero periodo della gravidanza era andato per il meglio, mamma e bimbo erano in ottime condizioni, si tratta di una tragedia inaccettabile, da cui entrambi i poveri genitori non si sono più ripresi». Per la stessa vicenda è in corso un supplemento di indagine anche nei confronti di un altro dei sanitari coinvolti, per il quale era stata inizialmente chiesta l’archiviazione.

«Ritenendo che ci fossero elementi evidenti di colpa anche nei confronti di questa persona – conclude Mary Paolella di Giesse – tramite il nostro legale fiduciario è stata avanzata una richiesta di opposizione all’archiviazione che il Gip Francesca Mirabelli ha prontamente accolto, disponendo un supplemento di indagine. Attendiamo ora l’esito anche di questa ulteriore posizione».

Il processo potrebbe prendere il via ad ottobre, solo per le ostetriche o anche, dunque, per un terzo sanitario presente quella sera in reparto.