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24/05/2026 ore 18.55
Cronaca

Netturbini uccisi dalla ’ndrangheta a Lamezia, la figlia di Francesco Tramonte: «Non vogliamo i pentiti ma la giustizia»

Il ricordo dell’eccidio del 24 maggio 1991 nelle parole di Stefania Tramonte: «Ripenso a mia madre che non c’è più e a quanto è stata forte». Il sindaco Murone: «Da noi segnali di vicinanza allo Stato, perché ciò che è accaduto non si ripeta più»

di Redazione Cronaca

«A noi la giustizia non è arrivata. Ci dicono che dobbiamo aspettare i pentiti, ma noi vogliamo di più, non vogliamo i pentiti, vogliamo credere ancora nella giustizia». È stato un grido di richiesta di giustizia, quello lanciato stamani, nel corso della commemorazione per il 35mo anniversario dell'uccisione di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini assassinati dalla 'ndrangheta a Lamezia Terme, dalla figlia di Tramonte, Stefania.

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Nel prendere la parola, Stefania, ha voluto dedicare l'iniziativa alla madre, Angela Vallone, da poco scomparsa, donna che, rimasta vedova giovanissima, ha dovuto accudire le tre figlie rimaste orfane troppo piccole per capire la dinamica nella quale la loro famiglia, suo malgrado, era entrata: una donna, ha detto Stefania parlando della madre, «che è stata capace nella sua semplicità di portare avanti noi tre figlie con una educazione e nel rispetto di tutte le regole e non è stato facile trovarsi in una situazione come la nostra».

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A portare i saluti della città che, ancora oggi, ha vivo il ricordo di quella tragica mattina del 24 maggio 1991 quando i due vennero trucidati dalla 'ndrangheta, anche il sindaco, Mario Murone, che ha parlato di «momenti che ci devono fare riflettere e che ci devono riportare a ricordare quello che è accaduto affinché ciò non avvenga più» e contestualmente, ha aggiunto, «deve essere anche un momento propositivo che ci dia l'idea di ciò che bisogna fare per evitare ciò che è accaduto si ripeta. Noi - ha concluso Murone - dobbiamo comportarci in maniera tale da dare quotidianamente segno di appartenenza allo Stato e segno di lontananza rispetto a fenomeni deprecabili come quelli che sono verificati».

Parole alle quali ha fatto eco l'assessora Annalisa Spinelli che, tra le altre cose, ha sollecitato tutti, a che, «dietro a queste scomparse tristi, tragiche ci sia, però, una rinascita».