Non solo Delmastro, ’ndrangheta e camorra hanno provato ad avvicinare Fratelli d’Italia per «creare qualcosa di politico»
Dopo lo scandalo sulle quote nel ristorante del clan Senese la Commissione parlamentare antimafia acquisirà anche gli atti dell’inchiesta Hydra. La storia del tentativo (fallito) di creare “in laboratorio” un politico per ritagliarsi uno spazio nel centrodestra
Gli incroci sono pericolosi e gli incidenti rischiosissimi: l’urto per l’ex sottosegretario Andrea Delmastro è stato deflagrante. La storia del ristorante condiviso con la famiglia Carroccia – legami accertati con il potente clan Senese a Roma – ha provocato una scossa tellurica nel governo Meloni proprio nei giorni della sconfitta referendaria. Le conseguenze politiche, già pesanti, potrebbe raggiungere un nuovo picco nelle prossime settimane. Non c’è una tempistica definita né un calendario: soltanto l’annuncio che Delmastro verrà sentito dalla Commissione parlamentare antimafia e che la bicamerale acquisirà gli atti della maxi inchiesta Hydra sull’alleanza dei Senese con famiglie di mafia e ’ndrangheta. Nelle carte della Dda di Milano c’è la summa delle infiltrazioni criminali in Lombardia e anche la storia di un tentativo – da parte di uomini ritenuti vicini ai clan – di agganciare esponenti di Fratelli d’Italia. Il partito, dunque, sarebbe finito al centro delle mire espansionistiche di personaggi vicini alla criminalità organizzata.
Il pentito: «Le mafie volevano formare qualcosa di politico da dominare»
Uno dei collaboratori di giustizia emersi nel corso del procedimento sulla mafia lombarda a tre teste è stato molto esplicito nel racconto di questo aspetto: «Stavano cercando loro, specialmente Santo Crea, di formare qualcosa di politico da dominare, per fare i loro interessi». Sono parole di William Alfonso Cerbo, in arte Scarface, pentito legato alla mafia catanese. È l’uomo che ha raccontato di aver visto la nascita del “sistema Lombardia”, l’alleanza tra ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra (allargata, secondo le sue dichiarazioni, a gruppi della mafia albanese) pensata per comandare a Milano. Cerbo, nei suoi verbali non parla molto di politica, almeno nei primi verbali.
L’unica volta che accade, racconta del tentativo di Giancarlo Vestiti (considerato dai pm vicino al clan camorristico Senese) e Santo Crea, che per l’accusa sarebbe legato alla cosca Iamonte, di creare un politico per così dire in laboratorio.
La scelta cade su un medico, Ignazio Ceraulo, non indagato, che Scarface conosce perché ha bisogno di un intervento chirurgico. Vestiti gli procura il contatto «tramite lo zio Santo» e invita Cerbo a parlare con il dottore «anche per altre cose». All’incontro Crea non si presenta: il medico rassicura il neo pentito sulla piccola operazione e Vestiti entra subito nel merito del resto: «Giancarlo davanti a lui mi dice che questo Ceraulo era, in buona sostanza, un personaggio che si stava prodigando per fare il politico». Cerbo chiarisce di non capirne molto «però l’ho associato al gruppo della Meloni, quindi di destra… Alleanza d’Italia, non mi ricordo. Comunque c’era la Meloni a livello che mi menzionava, e la Santanché».
Né Giorgia Meloni né Daniela Santanchè — già contattata da Report su questa vicenda emersa nelle indagini Hydra — conoscono i protagonisti. Ma Scarface ricostruisce un possibile tentativo, da parte di Crea e Vestiti, di aprirsi un varco in Fratelli d'Italia: una piccola scalata, con l’idea di trovare un candidato e radicarsi nell’area di destra.
«Lo zio Santo si prodiga per trovargli voti»
I due si muovono alla ricerca di voti: «C’è lo zio Santo – parole che Cerbo attribuisce a Vestiti – che si sta prodigando a reperirgli diversi voti, mi sto prodigando io (…) se tu hai la residenza a Milano, o qualche famigliare o qualche amico, fagli la gentilezza di avere dei voti». E dove i voti non bastano, entrano in gioco i soldi: «qualche 5mila euro, perché stavano loro aprendo un ufficio».
“Loro” sarebbero Vestiti, Crea e Ceraulo «e c’era anche l’avvocato di Vestiti di mezzo». L’ufficio? Una sorta di segreteria politica, che sarebbe stata «in comunanza con la Santanché», anche se Cerbo ammette di non averci mai creduto «perché quelli sono ciarlatani quando si parla di queste cose».
Il piano fallito di agganciare Fdi
Il piano si arena in clinica. Qui, durante il ricovero di Cerbo per l’intervento, qualcuno cerca il suo nome su Google: emergono i legami con il clan Mazzei di Catania e un maxi sequestro subito in un’operazione antimafia. Il nome del blitz è “Scarface”, proprio come il soprannome di Cerbo. Un soprannome coltivato fino in fondo: nella sua villa si era fatto costruire un trono identico a quello di Tony Montana, interpretato da Al Pacino nel film di Brian De Palma. La scoperta allarma la struttura sanitaria e tronca ogni rapporto tra Ceraulo, Vestiti e Crea.
Nelle carte dell’inchiesta restano però i dettagli del tentativo di agganciare FdI da parte dei due “compari”, ritenuti dalla Dda di Milano vicini a ’ndrangheta e camorra.
L’obiettivo di arrivare all’entourage di Santanchè
L’obiettivo, poi fallito, sarebbe stato avvicinare l’entourage di Daniela Santanchè, che nel 2020 non era ancora ministro del Turismo (ruolo che ha abbandonato qualche giorno fa su richiesta della premier) ma ricopriva già un ruolo centrale nel partito di Giorgia Meloni.
Per arrivare ai vertici, Vestiti — in costante contatto con Crea — porta Ceraulo nello studio dell’avvocato Claudio Marino, non indagato. Il confronto entra subito nel tecnico: il medico chiede di «poter far parte del quadro politico» di FdI e il legale ipotizza «un circolo, un’associazione» da affiliare al partito. Con mille iscritti si potrebbero generare 5-6mila preferenze. Ceraulo ricorda la sua candidatura «con Fli come sindaco a Desio». E Marino, in una telefonata intercettata nel maggio 2020, rivendica i suoi contatti: «La Santanchè, Mario Mantovani sono quelli che frequento…».
Il primo aggancio sembra funzionare. Vestiti aggiorna Crea dopo pochi giorni e prepara il passo successivo. Il calabrese chiude con una frase sibillina: «Giancarlo, ricordatevi che non siamo soli». Seguono accordi concreti per rivedersi. Vestiti ribadisce il legame tra il medico e Crea: «lui è molto legato a quella persona che ti portai che hai incontrato, anziana. Proprio legatissimo, lo appoggiano in tutto e per tutto».
Contatti reali o cose «da ciarlatani»?
Il 12 maggio 2020 Vestiti e Ceraulo vengono fotografati vicino allo studio di Marino. È lo stesso Vestiti, intercettato, a raccontare la sua versione: alla sorella parla della creazione di «una fazione esterna per non legarci a Daniela Santanchè (…) la sede, tieni presente che ci ha offerto metà dell'appartamento della sede centrale di Fratelli d'Italia, a corso Buenos Aires a Milano, per tenere "Italia Doc", che è il club, "Italia Doc", dove io sono quello che lo ha inventato». A Crea, invece, riferisce: «Martedì siamo andati in ufficio da Marino… abbiamo chiamato Santanchè ehhh… ci ha dato disponibilità di aprire il club perché facciamo, facciamo un club collegato».
Versioni che però non trovano riscontro. Daniela Santanchè, contattata mesi fa da Report, prende le distanze: il nome di Marino «non le dice niente» e nega qualsiasi conoscenza di Vestiti: «Credo che state sbagliando persona». Racconti gonfiati, dunque. Millanterie. O, come dice lo stesso Scarface, «cose da ciarlatani».