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10/10/2026 ore 11.50
Cronaca

«Occhiuto e Gallo smettano di pensare ai reel»: a Cosenza la rabbia di agricoltori e cittadini contro il caro vita

Il maltempo frena la mobilitazione nazionale, in piazza circa 300 persone. Il promotore Giancarlo Greco alla Regione: «15 milioni sono elemosina». Nel mirino il caro carburanti, i fondi regionali giudicati insufficienti e l’accordo Mercosur. «Se non arrivano risposte, porteremo la protesta a Roma»

di Salvatore Bruno

Complice il maltempo l'attesa invasione di manifestanti e mezzi agricoli per l’evento nazionale contro il caro vita organizzato a Cosenza dai movimenti autonomi popolari già attivi con alcuni presidi in diverse zone della Calabria, non c'è stata. Circa trecento i partecipanti all'iniziativa per ribadire le drammatiche condizioni attraversate dal comparto e per chiedere alle istituzioni politiche adeguate a fronteggiare la crisi innescata soprattutto dall'aumento spropositato dei costi del carburante. Ma al di là delle consistenze numeriche, la protesta, che ancora cova sotto la cenere, è destinata ad esplodere, soprattutto quando tutte le sigle che attualmente agiscono in ordine sparso, troveranno una sintesi per riunire le varie voci del dissenso. Due anni fa l’analoga esperienza dei forconi finì con l’attraversare tutta la penisola. Ed anche oggi l’ondata della contestazione muove con maggiore vigore proprio dalla Calabria.

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Greco: «Dalla Regione un’elemosina, Occhiuto e Gallo smettano di pensare ai reel»

Il principale promotore dell'iniziativa, Giancarlo Greco, ha ampliato l'orizzonte, sottolineando come le problematiche non siano ristrette a una singola compagine di imprenditori ma, ha affermato, riguarda tutta la società civile: «Chiunque vada a fare la spesa si rende conto di non avere più i soldi per arrivare a fine mese. Siamo al disastro e non possiamo più mantenere questa situazione.
Al presidente Roberto Occhiuto e all'assessore Gianluca Gallo - ha aggiunto - chiedo di sedersi a un tavolo vero: le cose non si fanno per girare i reel, ma per risolvere i problemi della gente. I 15 milioni di euro stanziati sono solo elemosina, una manciata di centesimi al litro di fronte a rincari enormi, fumo negli occhi che non basta neanche per un mese a coprire i costi di agricoltori, pescatori e autotrasportatori. Gli agricoltori hanno fatto grande l'Italia — ha tuonato Greco - e oggi sono costretti a tenere i trattori spenti perché accenderli significa perdere soldi. A Roma pensano che stiamo scherzando, ma la gente sta morendo di fame. Nel 2024 siamo stati presi in giro dal ministero e dalle associazioni con promesse di tavoli tecnici che sono rimasti arrugginiti».
Tra le rivendicazioni principali, Greco ha rilanciato la battaglia contro l'accordo Mercosur e la concorrenza sleale, chiedendo interventi fiscali immediati: «Chiediamo l'eliminazione dell'Iva e di tutte le accise sul gasolio agricolo, della pesca e dell'autotrazione. Non siamo in una situazione normale, siamo in guerra. Da Cosenza lanceremo una nuova, grande manifestazione a Roma: se i problemi non verranno risolti, la mobilitazione, che coinvolge già Puglia, Sicilia, Basilicata, Campania e Lazio, arriverà nella Capitale».

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Calvani (Forconi): «Le associazioni di categoria hanno abbandonato gli agricoltori»

Presente alla manifestazione anche Danilo Calvani, tra i protagonisti della battaglia dei forconi del 2024. «La Calabria ha realizzato un capolavoro organizzativo, proseguendo quella mobilitazione - ha detto - Accordi come il Mercosur o i “corridoi verdi” permettono l'ingresso di merce senza il rispetto delle nostre norme sanitarie, lavorative e sulla sicurezza alimentare, distruggendo le nostre aziende e mettendo a rischio la salute delle famiglie. Inoltre, la gestione dei fondi Pac europei attraverso i centri di assistenza agricola dei sindacati tradizionali avviene senza reali obblighi di rendiconto».
Durissimo anche il commento di Calvani sulla scarsa attenzione mediatica nazionale e sul ruolo dei sindacati agricoli. «Mentre la stampa locale segue da vicino la disperazione dei cittadini, l'informazione nazionale e il servizio pubblico continuano ad occuparsi di tutt'altro mentre la gente sta morendo di fame. Le associazioni di categoria, dal canto loro, hanno abbandonato gli agricoltori per schierarsi sempre col governo di turno, di destra o di sinistra che sia. Ma faremo arrivare la nostra voce sui tavoli di Roma, è una battaglia che riguarda tutti», ha concluso.

Cosenza punto di riferimento della battaglia

Hanno portato un saluto don Michele Fortino, vicario generale dell’arcivescovo Giovanni Checchinato, e il segretario generale della Cgil di Cosenza Massimiliano Ianni. Presente inoltre una delegazione di sindaci, tra cui quello del capoluogo Franz Caruso: «Cosenza diventa oggi il punto di riferimento di una battaglia che dovrebbe interessare tutto il territorio nazionale. La crisi economico-finanziaria è grave e difficile e investe tantissime famiglie e categorie, a partire dagli agricoltori che pagano il prezzo più alto - ha dichiarato il primo cittadino - Non è una crisi passeggera, ma oramai strutturale con costi energetici e del carburante non più sostenibili per le aziende e i lavoratori. Servono risposte immediate e importanti sia dal Governo che dall'Europa». Sul valore politico della protesta e sulla forte sfiducia che i manifestanti esprimono anche verso le associazioni di categoria tradizionali, Franz Caruso ha evidenziato come le difficoltà economiche stiano alimentando un clima di generale tensione: «Quando le crisi - ha aggiunto il sindaco - sono così profonde, la sfiducia investe purtroppo tutte le istituzioni e i sindacati. Questa è una mobilitazione che parte dal basso perché a fare le spese di fattori esterni sono sempre i lavoratori. Oggi sono qui con la fascia tricolore per rappresentare tutta la comunità, senza colori politici: ci si aspetta da chi governa un intervento deciso per evitare che le imprese vadano sul lastrico e che le persone perdano il lavoro».

Dopo una vita di lavoro, restano solo debiti

Significativa infine, la testimonianza di Salvatore Frontera, farmacista di Crotone figlio di contadini: «Mio padre ha 82 anni ed è qui a protestare su un trattore insieme agli altri. Dopo una vita di lavoro, gli agricoltori rischiano di non lasciare nulla ai figli se non i debiti. Io potrei rimanere nella mia farmacia, ma sono sceso in piazza per dare un segnale forte — ha spiegato — Se la filiera aumenta i prezzi, le attività commerciali adeguano il listino e il mio guadagno non cambia, ma a rimetterci è sempre il consumatore finale, il pensionato che ha l'assegno fermo a cinquant'anni fa, mentre il pane costa cinque euro al chilo. Dal 16 del mese in farmacia la gente inizia a chiederci credito: la situazione è grave per tutti i cittadini, comprese le forze dell'ordine che spesso non arrivano a fine mese». Duro anche l'attacco indirizzato alle politiche governative sul settore agricolo: «I soldi di cui parla il ministro Lollobrigida non arrivano sul territorio. Serve un agricoltore al Ministero, qualcuno che viva sulla propria pelle i problemi di questa categoria, per troppi anni rimasta senza una reale rappresentanza nelle sedi istituzionali», ha concluso.