Ombre di ’ndrangheta da Cutro a Catanzaro: il monopolio del clan Grande Aracri su onoranze funebri e bare
I verbali del pentito Santo Mirarchi raccontano l’infiltrazione mafiosa nel business del caro estinto. I patti con i capoclan, l'imposizione dei marmi e il summit di mafia dopo le bottiglie incendiarie. La rivelazione per non pagare il pizzo: «Siamo soci del boss»
Nel business del caro estinto tra il litorale catanzarese e la provincia di Crotone, la morte non è mai stata un semplice fatto naturale o una pura attività d'impresa. Le carte dell'inchiesta giudiziarie tracciano un quadro in cui l'agire imprenditoriale dell'agenzia funebre guidata dal catanzarese Roberto Mercurio si è fuso e subordinato agli interessi della cosca Grande Aracri di Cutro. Il trait d’union, secondo la Dda di Catanzaro, sarebbe un uomo vicino al clan per il quale i pm avevano chiesto l’arresto, negato dal giudice per l’indagine preliminare.
L’intreccio economico-criminale ipotizzato fondato su quote societarie occulte, suddivisione al 50% degli utili, forniture imposte e, soprattutto, sull'invalicabile scudo protettivo offerto dal boss Nicolino Grande Aracri.
L'aggancio nel 2010 e il patto del 50%: «Vede il guadagno ma non se lo prende»
Per comprendere le origini del legame occorre risalire agli anni 2010–2011. Roberto Mercurio, uno dei principali indagati nell’inchiesta sulla presunta infiltrazione della ‘ndrangheta nelle aste immobiliari e titolare storico di un'agenzia di onoranze funebri e di un negozio di fiori a Catanzaro Lido, versa in una grave crisi economico-finanziaria. In quel contesto si fa avanti l’imprenditore già attivo nel settore funebre a Cutro tramite le agenzie di famiglia.
Quest’uomo propone un accordo finanziario a prima vista provvidenziale: immettere liquidità per azzerare i debiti in cambio del subentro al 50% negli utili dell'impresa. Dalle dichiarazioni rese nel febbraio 2023 dal collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, emergerebbe un’ipotesi inquietante sulla reale natura dell'accordo (o quantomeno la chiave di lettura – ovviamente da riscontrare – che ne dà il pentito): «Ad un certo punto si è trovato in un momento di difficoltà nel 2010, 2011 e si è fatto aiutare da uno della famiglia Grande Aracri... si è offerto di dargli una mano. Roberto Mercurio quindi riinizia a riguadagnare ma deve dividere tutto con quelli di Cutro, dovendo riconoscere qualcosa alla famiglia. Vedeva il guadagno ma non se lo prendeva... Quando la famiglia Grande Aracri gli dà i soldi entra in società con lui, il 50% se l'è preso Cutro...».
I vantaggi assicurati dal clan a Mercurio sarebbero stati immediati: grazie alla forza intimidatrice della cosca su Catanzaro, i decessi che si verificavano presso l'Ospedale Civile di Catanzaro e nelle cliniche private sarebbero stati indirizzati secondo Mirarchi in via quasi monopolistica all'agenzia di Mercurio.
L’ombra della ’ndrangheta sul business dei pontili al porto di Catanzaro: «Ha chiesto il permesso al boss Grande Aracri»Le bottiglie incendiarie del 2015 e il summit a Isola Capo Rizzuto
La dimostrazione plastica della protezione garantita dal clan di Cutro a Mercurio si registra nell'autunno del 2015. In quel periodo, la consorteria capeggiata da Santo Mirarchi avvia una violenta campagna di racket contro le agenzie di pompe funebri operanti a Catanzaro Lido, collocando bottiglie incendiarie davanti alle sedi commerciali.
Anche la sede di Mercurio viene attinta da una minaccia con bottiglia incendiaria. Ma anziché sporgere denuncia alle forze dell'ordine, per risolvere il problema sarebbero stati subito attivati i canali di protezione a Cutro.
Pochi giorni dopo sarebbe stato convocato un summit di mafia ad Isola di Capo Rizzuto, presso un bar nei pressi del Campo Profughi. Attorno allo stesso tavolo si siedono Santo Mirarchi, uno dei capi della cosca Arena, un boss dei Nicoscia e, racconta il pentito, il padre del socio cutrese dell’agenzia funebre.
Nel corso del vertice, quest’ultimo avrebbe svelato carte pesantissime per bloccare ogni pretesa estorsiva dei catanzaresi: «Ci diceva che non avrebbe pagato l'estorsione in quanto era socio di Nicolino Grande Aracri e diceva pure che di questa situazione era al corrente» il presunto boss della cosca Arena.
Chiarito l'equivoco – e accertato che toccare Mercurio significava colpire gli interessi diretti del capobastone di Cutro –, il pizzo viene immediatamente annullato.
La "bacinella" del clan: l'imposizione dei marmi e delle bare
L'immunità concessa a Mercurio non era però gratuita per l'intero settore funebre. Nel corso della medesima riunione di Isola Capo Rizzuto, i vertici mafiosi stabiliscono una rigida riorganizzazione delle forniture per tutte le agenzie della zona.
Tutte le imprese di pompe funebri di Catanzaro dovevano essere costrette ad acquistare le lapidi e i lavorati in marmo esclusivamente da una marmeria di Girifalco, il cui proprietario secondo gli inquirenti sarebbe legato alla cosca Bruno di Vallefiorita.
La fornitura delle bare in legno sarebbe stata invece imposta a un determinato produttore di Sersale.
Sia la marmeria sia il fornitore di bare dovevano versare regolarmente tangenti a Pasqua, Natale e Ferragosto per alimentare la "bacinella" della consorteria.
L'intervento di Danilo Abramo autorizzato da Grande Aracri
Nel 2014, Roberto Mercurio avrebbe attraversato una nuova fase di sofferenza finanziaria, necessitando di capitali per partecipare alle gare per la gestione dei servizi e degli appalti all'interno del cimitero principale di Catanzaro.
A soccorrerlo sarebbe intervenuto l'altro presunto promotore del sodalizio catanzarese, Danilo Abramo. Ma consapevoli che Mercurio fosse un bene blindato dalla criminalità cutrese, Abramo non agisce di propria iniziativa.
Il collaboratore Santo Mirarchi ricostruisce il passaggio formale dell'autorizzazione: «Nel 2014 con Mercurio subentra Abramo Danilo perché per non mettersi in ulteriore difficoltà con quelli di Cutro, Mercurio chiede ad Abramo aiuto... Danilo sapendo tutta la situazione, non può decidere di testa sua, va così dalla famiglia Grande Aracri, chiedendo il permesso di dare una mano a Roberto Mercurio... Abramo gli dà una mano economicamente perché viene autorizzato dalla famiglia Grande Aracri, lo autorizza ma gli dice che comunque il suo cinquanta per cento non si tocca...».