Omicidi di ’ndrangheta nel Vibonese, così il clan Loielo ha ucciso Antonino Zupo al quarto tentativo
La Dda chiude il cerchio su uno dei fatti di sangue più eclatanti dello scontro nelle Preserre. Come mandante viene indicato Rinaldo Loielo, ma un ruolo di primo piano avrebbero rivestito anche il fratello, il cugino e il cognato. E spunta anche il nome del boss Pantaleone Mancuso
Luce sull’omicidio di Antonino Zupo - ucciso all’età di 31 anni in contrada Comunella di Gerocarne il 22 settembre 2012 e ritenuto in vita elemento di spicco del clan Emanuele - con l’operazione antimafia scattata stamane nelle Preserre vibonesi. Un’indagine coordinata dalla Dda di Catanzaro con indagini condotte sul “campo” dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia. Un fatto di sangue eclatante poiché Antonino Zupo – ritenuto il reggente del clan Emanuele durante i periodi di detenzione dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele – è stato ucciso mentre si trovava agli arresti domiciliari a casa sua poiché coinvolto nell’inchiesta “Ghost” per traffico di stupefacenti. A 14 anni dal delitto, la Dda ritiene di aver individuato mandanti ed esecutori dell’efferato omicidio che ha assestato all’epoca un durissimo colpo al clan degli Emanuele. Ma l’inchiesta fa luce anche su tre precedenti tentativi di uccidere Antonino
Zupo, datati 4 luglio 2012, 27 luglio 2012 e agosto 2012.
I tentati omicidi di Zupo a Luglio 2012
A progettare e volere l’omicidio sarebbe stato il contrapposto clan Loielo di Gerocarne. In particolare, per le azioni criminose contestate con il reato di tentato omicidio (aggravato dalle modalità e finalità mafiose), il mandante viene indicato in Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne (figlio del boss Pino Loielo ucciso nel 2002 dal boss Bruno Emanuele). Rinaldo Loielo è accusato di aver pianificato i dettagli dell’azione omicidiaria nel luglio del 2012 deliberando l’eliminazione di Antonino Zupo poiché “appartenente alla ‘ndrina rivale”. Per pianificare l’omicidio sarebbero state organizzate delle vere e proprie riunioni alle quali sono accusati di aver preso parte: Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro (cognato di Rinaldo Loielo per averne sposato la sorella); Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne (fratello di Rinaldo); Francesco Alessandria, 55 anni, detto “Mustazzo”, di Sorianello; Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello; Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36 anni, di Sorianello; Salvatore Callea, 59 anni, di Oppido Mamertina. Nicola Figliuzzi, 36 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne (dal 2017 collaboratore di giustizia), oltre a partecipare alle riunioni per discutere dell’omicidio, avrebbe fornito supporto logistico procurandosi la Fiat Punto gialla (oggetto di furto) da impiegare nell’azione delittuosa. Avrebbe provveduto poi al trasferimento degli esecutori materiali, dal territorio della provincia di Vibo all’area di Fago Savini, indicati per il tentato omicidio del 4 luglio 2012 in Salvatore Callea e Vasvi Beluli, quest’ultimo killer macedone poi passato tra i collaboratori di giustizia. Per il tentato omicidio del 27 luglio 2012 i sicari vengono invece indicati in Vasvi Beluli e Mauro Uras, 55 anni, nato in Germania ma residente a Canino, in provincia di Viterbo.
Filippo Pagano, Francesco Alessandria, Nicola Ciconte e Alex Nesci – dopo aver partecipato alle riunioni per la pianificazione dell’omicidio – sono accusati di aver fornito supporto logistico agli esecutori materiali, in particolare procurando l’alloggio in cui pernottare e le armi da impiegare nell’agguato ai danni di Antonino Zupo. La vittima designata il 4 luglio 2012 si è salvata solamente poiché si trovava in posizione tale da non poter essere attinta da colpi d’amra da fuoco, mentre in data 27 luglio 2012 l’azione delittuosa è stata interrotta a causa di un’esplosione avvenuta a poca distanza dall’abitazione di Antonino Zupo.
Il tentato omicidio dell’agosto 2012
La contestazione per un terzo tentato omicidio ai danni di Antonino Zupo viene mossa invece ai soli Rinaldo Loielo, al cognato Filippo Pagano ed a Nicola Figliuzzi, in concorso con Enrico Lazzaro per il quale si procede separatamente poiché minorenne all’epoca dei fatti. Mandante dell’azione omicidiaria viene sempre indicato Rinaldo Loielo, mentre Filippo Pagano in questo caso è accusato di aver fornito apporto logistico agli esecutori materiali dell’azione criminosa. Apporto consistito nell’aver accompagnato i designati esecutori materiali – Nicola Figliuzzi ed Enrico Lazzaro – nei pressi dell’abitazione di Antonino Zupo a bordo di un’autovettura percorrendo la provinciale con provenienza il Vivaio di Ariola. Nicola Figliuzzi e Enrico Lazzaro – muniti di un fucile calibro 12 si sarebbero appostati nell’agosto 2012 a pochi metri dall’abitazione di Antonino Zupo (all’epoca agli arresti domiciliari) al fine di cagionarne la morte. Evento non verificatosi sol perché la vittima designata si trovava in casa in una posizione tale da non poter essere attinta da colpi d’arma da fuoco. Contestato a Loielo, Pagano e Figliuzzi anche il concorso nella detenzione illegale e nel trasporto in luogo pubblico del fucile calibro 12 (con l’aggravante mafiosa per aver agito per agevolare l’attività della ‘ndrina Loielo).
L’omicidio di Antonino Zupo
Al quarto tentativo da parte del clan Loielo, Antonino Zupo è invece caduto sotto i colpi d’arma da fuoco. Un fatto di sangue che la Dda di Catanzaro contesta a Rinaldo Loielo, Filippo Pagano (cognato di Rinaldo), Valerio Loielo (fratello di Rinaldo), Cristian Loielo, 38 anni, di Gerocarne, e Francesco Alessandria (alias “Mustazzo”). Mandante dell’omicidio Rinaldo Loielo, intenzionato ad eliminare fisicamente un appartenente di “peso” alla ‘ndrina rivale degli Emanuele. Valerio Loielo, Filippo Pagano e Francesco Alessandria sono accusati di aver preso parte alle riunioni di organizzazione e pianificazione dell’omicidio. L’esecutore materiale del delitto Zupo viene quindi indicato in Cristian Loielo il quale il 22 settembre 2012 si sarebbe recato nei pressi dell’abitazione di Antonino Zupo a bordo di una moto Honda rubata, esplodendo all’indirizzo della vittima diversi colpi d’arma da fuoco con una pistola calibro 357 magnum che hanno attinto il 31enne nella zona del torace provocandone la morte. Il fatto di sangue è aggravato per tutti gli indagati dalle finalità mafiose (agevolazione delle attività della ‘ndrina dei Loielo).
Per quanto attiene la detenzione illecita della pistola usata per l’omicidio Zupo, tale reato viene contestato in concorso a Rinaldo, Valerio e Cristian Loielo, mentre il reato di ricettazione della moto Honda rubata, usata per l’omicidio Zupo, viene contestato a Rinaldo Loielo, Filippo Pagano, Cristian Loielo, Francesco Alessandria, Valerio Loielo e al boss di Nicotera Marina Pantaleone Mancuso, 65 anni, detto Scarpuni. Anche in questo caso viene contestata l’aggravante mafiosa.
I precedenti e l’ombra di Scarpuni
Rinaldo Loielo è il figlio del boss Giuseppe Loielo, quest’ultimo assassinato all’età di 46 anni insieme al fratello Vincenzo, 44 anni, nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne. Il fatto di sangue risale all’aprile del 2002. Secondo la Cassazione, il duplice omicidio è stato voluto dal clan di Bruno Emanuele (condannato all’ergastolo), aiutato nell’agguato dal boss di Cassano allo Ionio Tonino Forastefano, ora collaboratore di giustizia, e da Vincenzo Bartone di Sorianello alias “Pio-Pio” (pure lui ergastolano).
Rinaldo Loielo e il cognato Filippo Pagano hanno finito di scontare una condanna definitiva (8 anni di reclusione a testa) per la detenzione di un potente ordigno esplosivo ritrovato dalla polizia il 23 febbraio 2013 nell’auto con a bordo i due giovani fermati in località “Serricella” del comune di Rosarno. E’ rimasto accertato giudiziariamente che la bomba – pesante oltre due chili e mezzo e capace di far saltare un intero palazzo ed innescabile a distanza con un radiocomando – è stata ceduta a Rinaldo Loielo dal boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, di Nicotera Marina (anche lui condannato), allo scopo di alimentare lo scontro armato tra i Loielo ed il clan Emanuele. Una vicenda, quest’ultima (unitamente alle intercettazioni in un bar di Nicotera Marina intercorse tra Mancuso, Loielo e Pagano) riportata anche nell’inchiesta antimafia denominata “Portosalvo”, scattata nel maggio 2024. I nomi di Rinaldo Loielo e Filippo Pagano sono poi emersi nella relazione che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Soriano (amministrazione Vincenzo Bartone di Forza Italia). In particolare, l’allora Commissione di accesso agli atti – nominata dalla Prefettura di Vibo – ha evidenziato che tra i sottoscrittori per la presentazione alle elezioni comunali della lista facente capo a Vincenzo Bartone figuravano pure strettissimi congiunti di Filippo Pagano (fra cui uno zio, già avvisato orale di pubblica sicurezza, e con precedenti di polizia – Sdi – per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, furto e altro).