Omicidio Caccia, D’Onofrio nega di aver usato la pistola trovata a casa sua: «Mai stato affiliato alla ‘ndrangheta»
Considerato un personaggio di primo piano della mafia calabrese in Piemonte, era già stato indagato per l’assassinio del magistrato torinese nel 1983. Per i pentiti ha la dote di “crimine”
di Redazione Cronaca
«Non sono mai stato affiliato alla 'ndrangheta. La 'ndrangheta fa schifo». Francesco D'Onofrio, 70 anni, considerato dagli inquirenti un personaggio di primo piano della criminalità organizzata calabrese in Piemonte e già indagato a Milano per il caso di Bruno Caccia, magistrato torinese ucciso nel 1983, ha cominciato così, negando ogni accusa, l'interrogatorio che sostenne davanti alla Dda di Torino lo scorso 11 dicembre nell'ambito di un'inchiesta chiamata Factotum.
D'Onofrio è originario di Mileto (Vibo Valentia) e risiede a Moncalieri, popoloso comune alle porte di Torino. Negli anni Ottanta militò nei Colp - Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato, gruppo affiliato a Prima Linea. Secondo uno dei numerosi pentiti ascoltati dalla Procura di Torino, all'interno della 'ndrangheta ha «la dote di “crimine”, che è la più alta o una delle più alte».
«Non sono mai stato affiliato - è stata la sua dichiarazione spontanea - ma non nego di essere stato vicino a qualcuno di loro. Ho sempre condannato però i loro atteggiamenti. Non sono mai stato un capo e non sono mai stato condannato per essere un capo. La 'ndrangheta fa schifo».
’Ndrangheta, dopo 40 anni svolta nelle indagini sull’omicidio del procuratore Caccia: ritrovata una pistola compatibileNel 2023 un gip del tribunale di Milano, su richiesta della Procura generale, ha archiviato un procedimento nel quale D'Onofrio era indagato per il delitto Caccia. Nelle scorse settimane i pm torinesi hanno inviato ai colleghi milanesi nuovo materiale che potrebbe portare alla riapertura del caso. Al centro c'è la pistola che fu trovata in casa di D'Onofrio nel settembre del 2024, nascosta all'interno di un muro, in occasione del suo arresto nell'inchiesta Factotum. La banca dati delle forze dell'ordine ha rilevato la compatibilità del modello e dell'anno di fabbricazione (precedente al 1983) con l'arma, mai recuperata, che si presume possa essere stata utilizzata per uccidere Caccia. Risulta essere stata venduta nel 1979 da un'armeria di Moncalieri. D'Onofrio ha dichiarato che l'arma è sua («l'ho comprata da un ragazzo di Moncalieri intorno al 2000, ma su di lui non vi dirò altro») aggiungendo però di non averla mai usata. Quando gli è stato chiesto perché la custodisse, ha detto che era per «la cattiva pubblicità» che gli era stata fatta nel corso dei diversi processi che ha dovuto sostenere negli ultimi anni: «Mi è venuta paura perché, con quello che si diceva di me, da certi paesi della Calabria possono arrivare dei colpi. Ancora oggi ho paura». Quanto alle accuse mosse dai pentiti, ha detto che «le inventano, e se volete vi spiego perché».