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15/04/2026 ore 16.48
Cronaca

Omicidio Ceravolo, tre colpi di clacson prima dell’agguato. I pentiti: «Volevamo uccidere Tassone, ha pagato un innocente»

Figliuzzi: «Era un agguato per riprendersi il territorio». Arena e le confidenze di Zannino: «Sono stati Alex Nesci e Pasquale De Masi». Le frasi carpite da Loielo: «Un altro innocente no, già ne basta uno». Ecco il racconto dei collaboratori di giustizia

di Alessia Truzzolillo

Per l’omicidio di Filippo Ceravolo, vittima innocente di mafia a soli 19 anni, l’accusa ora, dopo inchieste aperte e archiviate, è ufficiale. L’agguato ordito dalla cosca Loielo che doveva colpire Domenico Tassone, braccio armato del clan rivale degli Emanuele ha invece raggiunto il 19enne Filippo “reo” di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato nella sera del 25 ottobre 2012. Si trovava in macchina col bersaglio del commando avendo avuto la ventura di viaggiare con lui dopo aver trascorso una serata fuori con la propria fidanzata.

Intorno alle 22:58, mentre l’auto di Tassone raggiungeva l’edicola votiva di Vazzano, lungo una curva a gomito poco illuminata, i killer sono sbucati dal buio e hanno cominciato a crivellare di colpi la vettura. Tassone si è lanciato fuori dall’abitacolo mentre Filippo è stato colpito mortalmente al collo e al volto.
La Dda di Catanzaro ritiene colpevoli di questo terribile agguato Rinaldo Loielo, classe ’91, considerato elemento di vertice dei Loielo, accusato di essere il mandante e pianificatore del delitto; Bruno Lazzaro e Nicola Ciconte sono accusati di essere i fiancheggiatori dei killer: avrebbero effettuato il sopralluogo per accertarsi che Tassone si trovasse a Vazzano, lasciato i killer sul luogo del delitto, dopo essersi posizionati in un luogo strategico di osservazione avrebbero suonato tre volte il clacson per avvisare i killer dell’arrivo dell’auto di Tassone e, infine, avrebbero recuperato il commando per dileguarsi lungo una strada secondaria.

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A sparare con fucili calibro 12, sbagliando bersaglio e uccidendo Filippo Ceravolo, sarebbero stati Alessandro Giovanni Nesci e Pasquale De Masi ritenuti affiliati alla cosca Loielo.

Il gip Arianna Roccia ha accolto la richiesta di carcerazione nei confronti di Giovanni Alessandro Nesci, Bruno Lazzaro e Nicola Ciconte, non ritenendo sufficienti gli indizi a carico di Rinaldo Loielo (tratto in arresto per associazione mafiosa e altri reati) e Pasquale De Masi, rimasto a piede libero.

Le dichiarazioni di Figliuzzi

Convergenti e importanti per l’accusa sono state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Nicola Figliuzzi, pentito originario di Gerocarne, legato ai Patania prima e ai Loielo poi racconta che «nel corso degli incontri fatti con Rinaldo Loielo, mi erano stati indicati una serie di soggetti che bisognava uccidere, per riprendere il controllo delle estorsioni, della droga e, in generale, il potere sul territorio» e aggiunge che «la situazione sarebbe stata più tranquilla per loro e sarebbero rimasti da eliminare solo i soggetti che sparavano per conto di questi ultimi: Domenico Tassone e Giovanni Emmanuele».

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Moscato: «Dopo l’agguato mi mandarono a Gerocarne»

Che ad attentare alla vita di Tassone e uccidere Filippo Ceravolo siano stati i Loielo ne è sicuro anche il collaboratore Raffaele Moscato che già nel 2015 racconta che a uccidere il 19enne «sono stati il gruppo dei Loielo, non possono essere stati gli Emanuele perché volevano a Tassone ed era stato per forza il gruppo dei Loielo». Subito dopo il delitto Ceravolo Moscato è stato mandato da Rosario Battaglia (considerato vertice dei Piscopisani), racconta, dagli Emanuele per informarsi se avessero bisogno di qualcosa. In quel periodo Moscato aveva il divieto di dimora a Vibo ma si reca a Gerocarne a casa di Franco Idà, ritenuto vertice degli Emanuele. In quell’occasione ricorda il pianto della moglie di Idà che «è scoppiata a piangere perché diceva che avevano ucciso un innocente, che era un peccato di Dio e che qua e di là, come nel senso che li malediceva - capito? — però non mi ha detto: “Li maledico”, nel senso che avevano fatto un grande peccato ad uccidere un innocente quindi non facevano assolutamente parte del gruppo loro».

Quel giorno Moscato ha incontrato un soggetto definito “Domenico con l’Audi A3” «che mi ha detto che era morto un innocente per aver chiesto un passaggio, che i killer volevano colpire il Tassone che invece è rimasto in vita».

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Arena e le confidenze di Zannino

A fare i nomi dei soggetti coinvolti sono i collaboratori Bartolomeo Arena (ex esponete della cosca Pardea) e Walter Loielo che era intraneo ai Loielo prima di saltare il fosso nel 2020.
Arena racconta di aver appreso da Domenico Zannino, elemento apicale degli Emanuele, «che Alex Nesci e Pasquale De Masi, sarebbero coloro che hanno attentato alla vita di Domenico Tassone, dove rimase ucciso un innocente che si chiamava Filippo Ceravolo. Lui e Pasquale De Masi hanno cercato di uccidere Domenico Tassone, esplodendo dei colpi d'arma da fuoco, senza riuscirci».

«Un altro innocente no, già ne basta uno»

Ma le dichiarazioni più pregnanti arrivano da Walter Loielo, anche lui ex braccio armato dei Loielo. Il collaboratore racconta di aver carpito alcune parole mentre, nel 2012, si trovava in un capannone con altri sodali. Mentre era intento a fare altro racconta di aver sentito «Filippo Pagano che era insieme a mio fratello Cristian, Rinaldo Loielo e non ricordo chi altro ma c’era qualcun altro e Filippo ha detto (“no un altro innocente no, già ne basta uno”) cioè vi voglio dire che qualcuno della banda nostra è stato e non da altra gente, ma di quei cinque non so chi è stato, anche ripeto che come un flash mi sembra di aver sentito che sono stati Alex Nesci e Nicola Ciconte e non so se con altri ancora, o uno di loro due».

Gli attentati falliti a Tassone

Il gruppo, dice Loielo, aveva già cercato di uccidere Tassone: «E sempre parlando di queste cose, una sera del 2012 mio fratello Cristian, Alex Nesci e Bruno lazzaro e non ricordo se c 'era qualcun altro con loro, sono venuti a casa mia ad Ariola con la macchina di Bruno Lazzaro cioè una Fiat Punto grigia, hanno lasciato i cellulari a casa mia e se ne sono andati con Cristian, ma io non sapevo dove dovevano andare o come dovevano fare, ma solo che dovevano uccidere a Domenico Tassone a Vazzano, e dopo 2 o 3 ore sono tornati e io gli ho domandato a mio fratello Cristian se era apposto, ma lui mi ha risposto che non era passato Tassone, o Alex Nesci aveva avuto fretta ad andarsene, non ricordo preciso quale delle due risposte, e non ricordo se era prima o dopo il tentato omicidio di Domenico Tassone».

La rabbia di Rinaldo Loielo

Per il fallito attentato a Tassone, ricorda Loielo, «si arrabbiò molto con Alex Nesci perché non aveva voluto aspettare il passaggio del Tassone e per colpa sua l’omicidio non era stato commesso».
E comunque, aggiunge il collaboratore: «Tutto il nostro gruppo, me compreso, voleva uccidere Domenico Tassone, perché appartenente al gruppo degli Emanuele. Di sicuro ne avevo sentito parlare più o meno da tutti».