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10/09/2026 ore 07.45
Cronaca

Omicidio Chindamo, chi sono gli 8 nuovi indagati e perché la Dda ha puntato i fari su di loro (e sulle tracce di sangue)

L’avviso di garanzia, per accertamenti irripetibili, è stato notificato a quattro parenti acquisiti dell’imprenditrice scomparsa nel 2016, due operai e un dipendente della stessa vittima. Si riparte da tre automobili, una cintura spezzata, una fresa, due mozziconi di sigaretta e un paio di scarpe

di Alessia Truzzolillo

La Dda di Catanzaro ha disposto una serie di accertamenti tecnici irripetibili che riguardano l’omicidio di Maria Chindamo, imprenditrice agricola di Laureana di Borrello trascinata via mentre si trovava davanti a una sua proprietà in località Carini di Limbadi e scomparsa nel nulla il 6 maggio 2016.
Sul suo omicidio la Distrettuale ha aperto un fascicolo corposo, una parte del quale è confluito in un processo che vede imputato, per concorso in omicidio, Salvatore Ascone, allevatore di Limbadi con una proprietà che affaccia davanti a quella di Maria Chindamo.
Ascone, sostiene l’accusa, avrebbe agito per conto della cosca Mancuso che su quei terreni avrebbe messo gli occhi. Ascone è accusato di aver scientemente staccato,u la notte prima del delitto, le telecamere che davano sul cancello di Maria Chindamo avrebbero potuto riprendere l’agguato ai danni dell’imprenditrice. E a incoraggiare il crimine contro Maria sarebbe stato, all’epoca, il suocero, deceduto qualche anno dopo la scomparsa di Maria. Vincenzino Punturiero, classe ’29, avrebbe, infatti, ritenuto Maria Chindamo colpevole del suicidio, avvenuto l’8 maggio 2015, del figlio Ferdinando Punturiero, detto Nando, in seguito alla separazione dalla moglie.

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Sulla scomparsa dell’imprenditrice tanti sono ancora i punti oscuri. Chi ha aggredito Maria Chindamo davanti alla sua proprietà? Chi ha fatto da vedetta sul suo arrivo? Chi ha avvisato che la mattina del 6 maggio 2016 la giovane donna (aveva 44 anni) si sarebbe recata al mattino presto nella proprietà di località Carini per fare alcuni trattamenti su una coltura di kiwi? Chi ha dato il corpo di questa madre di tre figli in pasto ai maiali e ne ha poi triturato i poveri resti con la fresa di un trattore perché nulla di lei restasse, nessuna traccia, nessuna sepoltura?

Sui tasselli mancanti, ora che il processo sul caso Chindamo si avvia alle battute finali, la Distrettuale non ha mollato la presa e ha ordinato una serie di accertamenti, anche alla luce di quanto emerso durante le udienze. Il 14 e 21 settembre, i Ris di Messina saranno impegnati nel cercare di repertare le tracce di sangue già rilevate sulla fresa di un trattore; due larve di insetti rinvenute tra le lame della fresa; i campioni di sangue rinvenuti su campioni di terra attaccati alla fresa; tracce di sangue rinvenute sullo schienale del sedile anteriore sinistro e anteriore destro e sulla parte inferiore di una Mitsubishi modello Pajero; un paio di scarpe da ginnastica con evidenti tracce di sangue rinvenute nell’abitazione rurale nella quale viveva, nella proprietà di Maria Chindamo, l’operaio bulgaro Sasho Emilov Dimitrov; la ricerca di tracce di sangue su due mozziconi di sigaretta, riconducibili a Dimitrov, rivenuti sulla scena del crimine il 6 maggio 2016; ulteriori accertamenti sono necessari anche sulla Dacia Duster di Maria Chindamo sulla quale, già il giorno della sua scomparsa vennero rivenute evidenti tracce di sangue e capelli; altre analisi verranno eseguite su una cintura per pantaloni da donna in cuoio di colore nero spezzata in due parti, rinvenuta l’uno giugno 2016 durante le operazioni di ricerca e scavo nell’azienda di proprietà di Vincenzo Arceri cl. 46; altre analisi verranno eseguite su una Fiat 500 nera usata da Giovanni Capone.

Sono queste le tracce disseminate e sparse dopo il delitto che la Dda intende mettere in fila per riallacciare il bandolo di una macabra matassa.
A questo scopo otto persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Perché questi accertamenti riguardano anche loro ed è anche a loro tutela – perché possano nominare un difensore – che gli indagati sono stati messi al corrente delle accuse contestate.

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Ma chi sono questi otto indagati e quale ruolo viene loro attribuito nella scomparsa di Maria Chindamo?
Tra questi vi sono quattro parenti acquisiti di Maria Chindamo, cognati e nipoti di Ferdinando Punturiero:
Vincenzo Arceri, classe ’46, sposato con Isabella Punturiero, sorella di Ferdinando;
Francesco Arceri, classe ’83, figlio di Vincenzo;
Tommaso Biondo, classe ’60, sposato con Nadia Punturiero, sorella di Ferdinando;
Antonino Biondo, classe ’97, figlio di Tommaso;
Sasho Emilov Dimitrov, classe ’80, operaio di origine bulgara nella proprietà di Maria Chindamo;
Giovanni Capone, operaio di Francesco Arceri;
Georghe Lurenthiu Nicolae, classe ’80, operaio di Salvatore Ascone;
Davide Errigo, classe ’94, secondo le informative dei carabinieri, dalle immagini di videosorveglianza la sua auto sarebbe passata più volte davanti casa di Maria il giorno della sua scomparsa.

Le accuse nei confronti di tutti sono di concorso in omicidio e distruzione di cadavere, reati aggravati dal metodo mafioso e (per l’omicidio) dalla premeditazione. Nel provvedimento vergato dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci non si esclude che abbiano agito con l’aiuto di altre persone allo stato ignote.