Omicidio Chindamo, le paure di Maria rivelate al compagno: «Voleva un’arma. Diceva: “I rapporti con mio suocero sono quello che sono”»
Prosegue l’esame di Giovanni Tagliafierro. Il vicino che voleva acquistare i terreni dell’imprenditrice a un prezzo ridotto. La telefonata dell’amica comune, al mattino presto, il giorno della scomparsa. Le contraddizioni: «Ero in stato di choc»
«Maria mi aveva chiesto come poteva fare ad acquisire un’arma. Mi disse “Non si sa mai, i rapporti con mio suocero sono quello che sono”». Prima di essere portata via e fatta sparire nel nulla, il 6 maggio 2016, Maria Chindamo aveva parlato con l’uomo col quale aveva allacciato una relazione sentimentale, il poliziotto Giovanni Tagliafierro.
Prima di essere uccisa Maria Chindamo stava attraversando un periodo particolarmente difficile. Aveva deciso di porre fine alla relazione col proprio marito, Ferdinando Punturiero. Sia erano fidanzati quando lei aveva 15 anni, si erano sposati giovanissimi e avevano avuto tre figli.
La decisione di Maria, è emerso nel corso del processo che si sta tenendo davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, unita ad altri problemi personali, aveva minato l’equilibrio emotivo di Ferdinando il quale, dopo un primo tentativo fermato per tempo dall’intervento di un amico e del fratello di Maria, si era suicidato l’otto maggio 2015.
Un dramma che avrebbe portato la famiglia di Ferdinado ad addossarle l’intera colpa di quel gesto, tanto da manifestare la volontà di non volerla presente al funerale del marito. In particolare si sarebbero esarcerbati i rapporti col suocero (ora defunto) Vincenzino Punturiero. Maria, però, era andata avanti: aveva lasciato lo studio da commercialista a Rosarno, era ritornata a Laureana di Borrello e aveva deciso di portare avanti l’attività agricola di famiglia. Aveva mantenuto viva anche la relazione con Tagliafierro.
Nel corso del processo sull’omicidio dell’imprenditrice – che vede imputato Salvatore Ascone, un allevatore con un terreno a Limbadi, vicino a quello davanti al quale è scomparsa Maria Chindamo – il poliziotto è stato sentito come teste dell’accusa. L’uomo, dopo la scomparsa di Maria, ha reso interrogatori davanti ai carabinieri e, in più, a ottobre 2017 ha telefonato a Vincenzo Chindamo, fratello della vittima, per parlargli di alcuni particolari, ritenuti utili alle indagini, sulle paure e vicissitudini della donna.
Omicidio Chindamo, la testimone: «Vidi un’auto scura sospetta e un fuoristrada prima della scomparsa di Maria»Nel corso del processo Tagliafierro ha affermato di non ricordare quasi più nulla di tutto quello che aveva dichiarato dopo la scomparsa della compagna dicendo di essersi «buttato nel lavoro per sopravvivere al ricordo».
Nel corso dell’udienza di ieri gli è stato chiesto se ricordasse la telefonata fatta a Vincenzo Chindamo. Telefonata che è stata registrata dal fratello di Maria e che si trova oggi agli atti del processo.
Gli è stato chiesto, dal pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, se Maria Chindamo avesse subito pressioni da un uomo che voleva acquisire i suoi terreni. «Credo di sì ma non ricordo», ha risposto Tagliafierro.
Eppure quell’argomento fu uno degli oggetti della telefonata che lui fece con Vincenzo Chindamo.
Il poliziotto ricorda che «Maria era indispettita» perché un vicino voleva acquistare i terreni a «un prezzo ridotto» e lei gli rispose che semmai avrebbe acquistato lei quelli del vicino al doppio del prezzo. Chi fosse, però, quell’uomo Tagliafierro dice di non saperlo perché «Maria fu brava a tenermi all’oscuro per non farmi preoccupare».
Eppure il teste conferma, rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile, Antonio Cozza, che l’imprenditrice, un paio di mesi prima della scomparsa, gli aveva chiesto «come acquisire un’arma perché – avrebbe detto – “Non si sa mai, i rapporti con mio suocero sono quello che sono”».
Il difensore, riallacciandosi alla telefonata dell’ottobre 2017 ha anche chiesto se ricordasse che Maria Chindamo gli aveva riferito che Francesco Arcieri, il figlio di un cognato (Vincenzo Arcieri, sposato con Isabella Punturiero, sorella del marito) «ogni volta che mi vede mi fa dei gesti». Ma su questo punto Tagliafierro ha risposto che non ricorda.
Giovanni Tagliafierro il 6 maggio 2016 alle 7:48 del mattino riceve la telefonata di un’amica che aveva in comune con Maria Chindamo, Mariolina Bencivenga, che lo avvisa del ritrovamento dell’auto dell’imprenditrice davanti alla tenuta di Limbadi e della scomparsa della donna. Nel corso del controesame l’avvocato Salvatore Staiano, ha chiesto come facesse Bencivenga ad essere informata, già al mattino presto, che era accaduto qualcosa. «Non me lo sono mai chiesto», ha risposto Tagliafierro il quale, alla domanda del codifensore Francesco Sabatino se dopo il sei maggio avesse più sentito Mariolina Bencivenga, ha dichiarato di non avere più avuto rapporti con l’amica comune perché nulla più li accomunava «se non il dolore».
Per quanto riguarda il suicidio di Ferdinando Punturiero, Sabatino ha sottolineato che Tagliafierro, sentito dai carabinieri il sei maggio, ha raccontato che «era stato un fulmine a ciel sereno» perché i due si erano sentiti poco tempo prima telefonicamente e Punturiero appariva sereno, parlava della nuova relazione con una donna.
Il 10 maggio, invece, Tagliafierro ha parlato della manifestazione di Punturiero di suicidarsi tramite sms. Perché non lo ha riferito anche il sei maggio? «Perché non mi è stato chiesto», ha risposto Tagliafierro aggiungendo «ero stato in choc perché il colpo per la scomparsa di Maria l’ho subito pure io».