«Per la coca rubata alla ’ndrangheta ci saranno conseguenze»: il pentito racconta la rapina che poteva scatenare una guerra
Errico D’Ambrosio, ex uomo del clan Molè, ripercorre la storia del blitz subito dal clan Nirta-Strangio in Campania e fa i nomi dei protagonisti: «Sono scappati in Spagna. A me proposero di rapire la moglie del responsabile: mi rifiutai. Ma credo che non finirà qui»
La novità è il «rapporto diretto» tra il clan Vanella Grassi e la ’ndrangheta, in particolare la cosca Nirta-Strangio. Lo spiega in conferenza stampa il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. La ’ndrina «riforniva di cocaina un gruppo camorristico. In una delle volte in cui è stata portata cocaina qui a Napoli, è stata fatta una rapina da parte della Camorra nei confronti di questi due ’ndranghetisti. Ora, il problema è che siamo un po' preoccupati dalla reazione della 'ndrangheta».
Il racconto di questo (pericoloso) incidente di percorso arriva anche dalle parole di un collaboratore di giustizia. È Errico D’Ambrosio a raccontarlo ai magistrati: il pentito è considerato – si legge nell’ordinanza - «già affiliato alla cosca calabrese dei Molè» e sarebbe stato in contatto con il clan Amato Pagano «e ha quindi partecipato fattivamente alla conclusione di numerosi affari tra i due sodalizi».
D’Ambrosio è considerato «credibile» dagli inquirenti: è lui a riferire della rapina a cui fa riferimento anche il procuratore Gratteri. Per il pentito il colpo ai danni della ’ndrangheta avrebbe aumentato la potenza economica del clan camorristico: «Tutta questa potenza economica in capo alla Vanella Grassi veniva da una rapina effettuata a Casavatore ai danni di Giovanni Nirta e Sebastiano Romeo nell’aprile 2023 durante la quale sono stati rapinati 20 chilogrammi di cocaina. La rapina è stata effettuata da “soldati” della Vanella Grassi».
Il collaboratore di giustizia torna sulla questione in un verbale del 2 dicembre 2024. Un racconto che si sofferma sui rapporti tra campani e calabresi, segnati da truffe e incomprensioni. Una per tutte: un uomo legato ai Nirta avrebbe preso 200 chilogrammi di hashish senza pagarli a D’Ambrosio per pareggiare una truffa su 26 chili di cocaina. Cose che capitano nel mondo irregolare dei narcotrafficanti in cui i debiti si contano in centinaia di migliaia di euro e gli errori si pagano, a volte, con la vita.
A proposito di “errori” e affronti, il collaboratore di giustizia – la cui base per i traffici era in Spagna – racconta l’episodio della rapina di 20 chilogrammi di cocaina: sarebbe avvenuta un martedì mattina verso l’ora di pranzo, il giorno dopo della sua partenza per Malaga. Nirta e Romeo «avevano fatto caricare da un albanese a Roma» il carico. A fare da corriere sarebbe stato «un certo Andrea, detto Andreino, che conosco e ho riconosciuto in un interrogatorio con la Dda di Roma».
D’Ambrosio fa il nome di uno dei mandanti della rapina: si tratterebbe di un uomo che doveva 500mila euro o poco più alla Vanella per una partita di droga non pagata e «organizzò la rapina per togliersi il debito».
Di nomi ne fa anche altri: quello di un uomo arrestato nel 2023 e di alcuni “soldati” che avrebbero portato a termine il blitz contro gli ’ndranghetisti, compiuto nei pressi di un ristorante. Dice anche chi fu a soccorrere Nirta ed Romeo per portarli in ospedale, «non so quale e forse il citato corriere Andrea fu anche refertato, in quanto fu colto da un attacco di tachicardia. «Questo Andrea – sono sempre parole di D’Ambrosio - mi ha anche personalmente raccontato, di persona, fa dinamica della rapina». Arrivarono più persone che prima si presero 10 kg ed andarono via. Poi tornarono, chiedendogli “e gli altri 10 kg dove sono?” - dimostrando di sapere esattamente il quantitativo trasportato - e si presero gli altri 10 kg. «Andrea mi disse che la droga non era nascosta in un "sistema", ma custodita in semplici borse nel cofano», spiega.
Oltre all’onta, la famiglia di ’ndrangheta doveva recuperare anche il carico. E si mosse per farlo: «Si rivolse ai Contini. In quel periodo chi curava gli stupefacenti per i Contini era Gennaro ‘o Sorecino, il quale delegò Rosario Pipistrello, che prese contatto con Ciccio il macellaio in carcere». Un giro di contatti che sembra raggiungere lo scopo, fino a quando uno dei capi non si oppone, «quindi la cocaina non è stata recuperata. La famiglia Amato Pagano si è tirata fuori da questa vicenda ed è rimasto lo smacco. Da allora le famiglie calabresi sono state restie ad avere rapporti con quelle napoletane».
Sul responsabile «fu anche messa una taglia di 120mila euro dai Nirta e Romeo. A me fu anche chiesto di sequestrarne la moglie ma io mi rifiutai». La reazione dei clan calabresi preoccupa (anche) Gratteri: «Nel momento in cui noi abbiamo accertato che questi 20 kg di cocaina sono stati rapinati alla 'ndrangheta, non so quale può essere la reazione, allora noi abbiamo chiesto alle persone che riteniamo essere i protagonisti di questa rapina, se si sentono in pericolo o meno, se intendono essere protetti». «È una scelta, non si può imporre - spiega - queste cose mi sono capitate tante volte in Calabria. Ovviamente da parte delle forze dell'ordine l'allerta è massima, a prescindere dalla volontà o meno del soggetto».
Il pentito spiega che uno dei cognati del presunto responsabile «si mise su un aereo e se ne andò a Barcellona per proteggersi», mentre il principale indiziato «si è spostato ad Alicante e poi nella zona di Granada».
E il clan camorristico della Vanella: «Non ne esce bene – spiega D’Ambrosio – perché nel mondo criminale una rapina non è tollerabile. È vero che il responsabile è stato individuato ma la stessa Vanella subirà, credo, delle ripercussioni, anche a distanza di tempo, in quanto la vicenda ha fatto molto rumore». Le preoccupazioni degli inquirenti sono più che fondate. La ’ndrangheta non dimentica.