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18/03/2026 ore 14.41
Cronaca

Ponte sullo Stretto: il Tar respinge i ricorsi del Comune di Villa, della Città metropolitana e delle associazioni ambientaliste

A comunicarlo la società Stretto di Messina: «Il giudice ha confermato l'interpretazione del quadro normativo generale e speciale». L’amministrazione della cittadina scalo portuale: «Il tribunale ha confermato la bontà della nostra azione»

di Redazione Cronaca

Il Tar del Lazio ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi presentati a fine dicembre 2024 dal Comune di Villa San Giovanni, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria e dalle associazioni ambientaliste, avverso il ponte sullo Stretto di Messina. Lo rende noto la società Stretto di Messina. I ricorsi respinti riguardavano l'annullamento del parere della Commissione Via/Vas del 13 novembre 2024 - favorevole alla Valutazione di impatto ambientale del ponte - e della deliberazione della Presidenza del consiglio dei ministri del 9 aprile 2025 di approvazione della relazione Iropi, nonché di diversi atti presupposti, connessi e conseguenti relativi al progetto.

«Il giudice, richiamando quanto espressamente riconosciuto in un precedente della Corte di giustizia europea, ha confermato - spiega la società - l'interpretazione del quadro normativo generale e speciale di riferimento per l'opera seguita dalle amministrazioni competenti e dalla Stretto di Messina che assegna al Cipess la valutazione sulla compatibilità ambientale del ponte quale infrastruttura di rilevanza strategica».

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Villa San Giovanni rivendica la linea: «Il Tar conferma la bontà del ricorso»

Dopo la pronuncia del Tar Lazio sulla Via del Ponte sullo Stretto, l’amministrazione comunale di Villa San Giovanni interviene con una nota, rivendicando la correttezza della strategia adottata e rilanciando sul ruolo di controllo nei prossimi passaggi.

«Il Tar Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Comune di Villa San Giovanni e dalla Città metropolitana di Reggio Calabria sulla Via al Ponte sullo Stretto, ma di fatto ha “apprezzato” – testualmente ha ritenuto di “non poter biasimare” – la strategia difensiva della città di Villa San Giovanni che ha cautelativamente impugnato i pareri della commissione e tutti gli atti successivi davanti a un dubbio interpretativo posto dal Dl 35/2023», hanno dichiarato.

«A tutti coloro che, nel dicembre 2024, avevano gridato allo scandalo per il ricorso presentato dall’amministrazione comunale, oggi rispondiamo con le stesse parole del Tar Lazio che, peraltro, ritenendo gli atti in prima battuta impugnati atti del procedimento, chiarisce la possibilità di impugnare la delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo con gli stessi motivi evidenziati in questo primo ricorso, qualora lo stesso Cipess non ponga rimedio ai vizi indicati», prosegue la nota.

«In buona sostanza, il Tar Lazio ritiene che gli atti impugnati con il ricorso del dicembre 2024 e successivi motivi aggiunti non abbiano un effetto lesivo diretto sulla nostra comunità e rinvia all’impugnazione della delibera Cipess n. 41 del 6 agosto 2025 con cui è stato approvato il progetto definitivo dell’opera Ponte: quella delibera però, ad oggi, è inefficace perché la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità (per le medesime ragioni che il Comune di Villa San Giovanni aveva dedotto con i motivi di ricorso instaurati al Tar Lazio)», continua la nota.

«Nel merito della sentenza del Tar non possiamo che fare nostra la nota a firma del professore avvocato Daniele Granara, difensore della città di Villa San Giovanni e della Città metropolitana di Reggio Calabria», si legge ancora.

«Politicamente si ribadisce la bontà della scelta fatta a dicembre 2024, confermata indirettamente dal Tar: si ribadisce la ferma volontà di essere organo di controllo rispetto a tutti gli atti che dovranno essere posti in essere dal Governo e dai ministeri competenti per rimettere in moto l’opera Ponte», aggiungono dall’amministrazione.

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«Un progetto che continuiamo a ritenere gravemente pregiudizievole per la nostra città, perché sacrifica gli interessi di Villa San Giovanni, sacrifica l’intera comunità; ma anche una procedura illegittima alla luce dei vizi procedurali già eccepiti, della “Mini Via”, della mancata valutazione di impatto ambientale complessiva (atteso il lunghissimo lasso temporale tra la prima redazione del progetto preliminare e l’approvazione del progetto definitivo) per cui non è stato attualizzato l’impatto al nuovo contesto ambientale complessivo», prosegue la nota.

«Sono tantissimi gli spunti che devono trarsi dalle motivazioni della sentenza del Tar Lazio, che va attentamente valutata da tutte le parti in causa, soprattutto con riferimento a quelle prescrizioni che la commissione Via Vas ha posto con riferimento al progetto esecutivo e che necessitano di una ulteriore valutazione di impatto ambientale qualora il progetto esecutivo si discosti dal definitivo approvato», evidenziano.

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«In buona sostanza, ciò che continuiamo a dire dal 2023 è ciò di cui oggi abbiamo conferma: serviva e serve l’aggiornamento di tutti gli studi, di tutti i dati ambientali, una nuova valutazione del progetto rispetto al contesto del 2026», continua la nota.

«Questa sentenza, nel darci contezza delle norme da applicare alla procedura in corso, rende chiaro il ruolo che questa città dovrà esercitare (in via amministrativa ed eventualmente anche processuale) rispetto a tutte le iniziative che accompagneranno l’evolversi della vicenda Ponte sullo Stretto», concludono.