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06/09/2026 ore 19.31
Cronaca

«Quali tutele per me e i miei figli?»: la sindaca Scarcella scrive alla presidente della Commissione Antimafia Colosimo

Due missive anonime, sette proiettili e una minaccia di morte: la prima cittadina di Gioia Tauro chiede l’intervento delle istituzioni. «Da chi ci dobbiamo difendere? Dalla criminalità organizzata o dallo Stato?»

di Redazione Cronaca

«Da chi mi devo difendere? Da chi li devo difendere? Dalla criminalità organizzata o dallo Stato?». È l’interrogativo con cui il sindaco di Gioia Tauro Simona Scarcella chiude una lunga lettera aperta indirizzata alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo. Una lettera nella quale denuncia una serie di intimidazioni ricevute dopo il suo insediamento e chiede alle istituzioni di conoscere quali misure di tutela si intendano adottare nei confronti suoi e della sua famiglia.

Scarcella ricorda innanzitutto che lo scorso 10 aprile il prefetto di Reggio Calabria ha disposto l’accesso antimafia al Comune di Gioia Tauro per verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma, precisa il sindaco, la sua lettera non riguarda direttamente la presenza della commissione di accesso, quanto piuttosto «interessi supremi, meritevoli di tutela».

Dopo il suo insediamento, racconta, avrebbe riscontrato all’interno dell’ente «gravi criticità, anche connesse a possibili infiltrazioni di carattere criminale». Da qui una serie di provvedimenti che, sottolinea, sono stati immediatamente comunicati alla Prefettura e alle forze dell’ordine e successivamente consegnati anche alla commissione di accesso.

Poi le intimidazioni.

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Il primo episodio risale al dicembre 2025, quando, secondo quanto scrive Scarcella, presso la sua abitazione sarebbe arrivata una busta anonima contenente un messaggio di auguri per le festività e sette proiettili: quattro di calibro Kalashnikov e tre di calibro 9x21 Parabellum.

Un fatto che il sindaco afferma di avere immediatamente denunciato ai carabinieri e alla Prefettura, senza che, a suo dire, siano seguiti interventi in suo favore nell’ambito delle misure di tutela previste dalla legge.

La seconda intimidazione sarebbe arrivata lo scorso 25 agosto, sempre presso la sua abitazione. Una nuova missiva anonima contenente una minaccia esplicita: «Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane».

Parole che il sindaco definisce «terribili», anche perché, spiega nella lettera, i suoi due figli sono soliti uscire ogni sera insieme al cane. Per Scarcella, dunque, chi ha inviato il messaggio non solo sarebbe stato a conoscenza delle denunce da lei presentate alle forze dell’ordine e alla commissione di accesso, ma conoscerebbe anche le abitudini della sua famiglia.

Il 26 agosto, il giorno successivo alla ricezione della lettera, il sindaco afferma di avere scritto immediatamente alla Prefettura di Reggio Calabria per denunciare l’accaduto e chiedere l’attivazione delle forme di tutela previste dalla legge 105 del 2017.

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«Non ricevevo nessuna risposta da parte del signor prefetto, nemmeno una telefonata di cortesia, neppure una comunicazione di tipo formale», scrive Scarcella.

Solo dopo avere segnalato la vicenda agli organi di informazione, sostiene il sindaco, la Prefettura avrebbe diffuso, undici giorni dopo, una nota nella quale comunicava che, «a seguito di notizie apprese sui social», era stata convocata una riunione tecnica di coordinamento.

Scarcella contesta proprio questo passaggio, sottolineando di avere inoltrato una segnalazione formale il giorno dopo l’intimidazione. Aggiunge inoltre di non avere ricevuto comunicazioni sulle determinazioni assunte al termine della riunione.

Nella lettera il sindaco descrive la situazione dei suoi figli, di 24 e 19 anni, come quella di «due ragazzi innocenti» costretti, per paura, a rimanere chiusi in casa, mentre gli autori della minaccia, afferma, sarebbero stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza.

«Mi chiedo se sia possibile in uno Stato di diritto che un sindaco possa subire intimidazioni di questo tipo senza sapere quale sia la forma di tutela che lo Stato intende intraprendere nei suoi confronti», scrive.

E ancora: «Mi chiedo se io da madre debba aspettare che i miei figli vengano ammazzati per uno Stato che fa finta di non vedere e di non sentire».

La lettera assume così i toni di un appello rivolto direttamente alle istituzioni nazionali. Scarcella chiede che la questione venga portata all’attenzione del Parlamento e domanda di conoscere quali misure di tutela si intendano adottare nei confronti della sua famiglia.

Il sindaco sollecita inoltre di essere ascoltata dalla Commissione nazionale Antimafia e chiede un intervento dal Ministero dell’Interno «perché a Gioia Tauro venga garantita quella giustizia che la popolazione si aspetta».

Secondo quanto scrive, in città starebbero maturando anche iniziative pubbliche di protesta. Scarcella richiama poi la vicenda di Ilaria Cucchi, riconoscendole, pur appartenendo a uno schieramento politico diverso dal suo, la «tenacia» e il coraggio di avere portato avanti la propria battaglia per la giustizia.

«Non posso accettare che lo Stato al quale ho dedicato la mia vita metta la firma su una lettera anonima che minaccia la vita di due figli innocenti», afferma.

Nella parte finale della lettera torna il grido di una madre prima ancora che di un sindaco: «Io non so se lei sia madre, ma le posso assicurare che di fronte alla vita dei miei figli non ci sarà funzione o ruolo istituzionale che potrà fermare la mia richiesta di giustizia e il mio desiderio di difenderli».

E conclude con la domanda che sintetizza il senso della sua denuncia: «Da chi mi devo difendere? Da chi li devo difendere? Dalla criminalità organizzata o dallo Stato?».