Raid di Israele in Libano: almeno 11 vittime. I Pasdaran: «Controlliamo lo Stretto di Hormuz»
Bombardamenti oltre confine e tensione crescente nel Golfo: Teheran rivendica il dominio sul corridoio navale più sensibile della regione
Al quinto giorno di conflitto in Iran, la crisi continua ad allargarsi e coinvolge sempre più attori della regione. Nella giornata di oggi, 4 marzo, proseguono infatti le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele, mentre le tensioni si estendono anche ad altri Paesi del Golfo.
La mattinata si è aperta con un nuovo raid israeliano che ha colpito diverse città del Libano. Secondo quanto riferito dai media statali libanesi, il bilancio provvisorio sarebbe di almeno 11 vittime. Nelle stesse ore, i Pasdaran hanno rivendicato il «controllo totale» dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il traffico energetico mondiale.
Intanto dalla Casa Bianca è arrivata la prima presa di posizione pubblica del presidente americano Donald Trump dopo l’attacco congiunto condotto da Washington e Tel Aviv. Durante un punto stampa accanto al cancelliere tedesco, il capo della Casa Bianca ha sostenuto che l’operazione avrebbe neutralizzato completamente le capacità difensive iraniane: «Abbiamo distrutto tutto, dai radar ai sistemi di difesa aerea». Trump ha inoltre affrontato il tema del possibile coinvolgimento dei Paesi finora neutrali, criticando apertamente Spagna e Gran Bretagna.
Parallelamente, da Teheran è giunto un duro avvertimento rivolto all’Europa: un eventuale sostegno alla campagna militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran verrebbe considerato «un atto di guerra».
Sul fronte interno iraniano si registra inoltre un passaggio cruciale per la leadership del Paese. Mojtaba Khamenei, figlio dell’Ayatollah Ali Khamenei, è stato designato come nuovo successore alla guida della Repubblica islamica, assumendo il ruolo di Guida suprema dell’Iran. L’annuncio è arrivato poche ore dopo un attacco con drone che ha preso di mira il consolato statunitense a Dubai.