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04/02/2026 ore 12.46
Cronaca

Rapita e uccisa dalla ‘ndrangheta 50 anni fa, oggi la sentenza per la morte di Cristina Mazzotti: chiesti tre ergastoli

Un commando rapì la 18enne la sera del 30 giugno 1975, il corpo ritrovato in una discarica di nel Novarese due mesi dopo. Il verdetto atteso per questo pomeriggio in tribunale a Como

di Redazione Cronaca

È attesa per questo pomeriggio in tribunale a Como la lettura della sentenza del processo nei confronti dei tre presunti membri del commando che la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio (Como) rapirono Cristina Mazzotti, 18 anni, il cui cadavere fu ritrovato il primo settembre successivo in una discarica di Galliate, nel Novarese.

Cristina Mazzotti rapita «in condizioni disumane» e uccisa dalla ’ndrangheta 50 anni fa: chiesti tre ergastoli

Gli imputati sono il 74enne Giuseppe Calabrò, reggino di San Luca residente a Bovalino, Antonio Talia, 73 anni di Africo e Demetrio Latella, anche lui reggino, 71 anni, detto "Luciano", residente nel Novarese, l'uomo la cui impronta digitale fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento. Per tutti loro, lo scorso luglio, la Procura ha chiesto la pena dell'ergastolo.

Latella è reo confesso. Ammise di avere preso parte al rapimento dopo l'attribuzione dell'impronta, resa possibile dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto nel 2006.

Oggi in aula a Como ci sono anche rappresentanti degli studenti del liceo classico Carducci di Milano in cui studiava Cristina.

Crisinta Mazzotti fu la prima donna vittima dei sequestri di 'ndrangheta che insanguinarono la Lombardia a partire dagli anni Settanta.

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