Reggio Calabria, indagato per ’ndrangheta un candidato di Alternativa popolare: chiese una “dote” mafiosa per il figlio
Francesco Stillittano ha raccolto 261 preferenze alle scorse Comunali senza essere eletto. Il commercialista aveva chiesto un favore al boss per elevare lo status del figlio a “Vangelo”. Inchiesta anche su un giro di banconote false
A poche settimane dall'insediamento della nuova amministrazione comunale di Reggio Calabria, il nome di un candidato nelle file del centrodestra emerge dalle carte dell'operazione Epicentro 2 della Direzione distrettuale antimafia.
Tra i nomi contenuti nell'ordinanza – secondo quanto riporta oggi il Fatto Quotidiano – figura infatti quello del commercialista Francesco Stillittano, che ha corso alle ultime elezioni comunali nella lista di Alternativa Popolare, formazione guidata in Calabria da Massimo Ripepi, oggi assessore della giunta guidata da Francesco Cannizzaro.
Stillittano non è stato eletto, ma ha raccolto 261 preferenze contribuendo al risultato della lista. Secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta, al momento della candidatura risultava già iscritto nel registro degli indagati per associazione mafiosa e per concorso nella falsificazione e spendita di monete contraffatte.
«Si laurea, gli voglio fare un regalo»: la dote del “Vangelo” chiesta per il figlio e il no dei presunti capi localiL'indagine Epicentro 2: la posizione di Stillittano
La posizione del professionista emerge nell'inchiesta che la scorsa settimana ha portato all'arresto di 79 persone.
Durante la conferenza stampa il procuratore Giuseppe Borrelli e l'aggiunto Walter Ignazitto avevano raccontato un episodio riguardante un padre che avrebbe chiesto una "dote" di 'ndrangheta come regalo di laurea per il figlio, senza indicarne pubblicamente il nome. L'identità è però riportata nell'ordinanza cautelare.
Secondo gli investigatori, Francesco Stillittano avrebbe chiesto a Nicola Gattuso, indicato come capo locale di Oliveto, il conferimento della dote del "Vangelo" al figlio Domenico, laureatosi nel 2024. La richiesta avrebbe ricevuto una risposta negativa da parte degli interlocutori.
Le intercettazioni riportate nell'ordinanza
Gli investigatori attribuiscono particolare rilievo alle conversazioni intercettate. In una di queste Stillittano dice: «Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio».
La risposta, secondo gli atti, sarebbe stata immediata: «Non dire che gli possiamo dare il Vangelo a tuo figlio».
In un'altra conversazione, sempre riferendosi alla richiesta della “dote”, uno degli indagati osserva: «Ci deve far passare per ridicoli». Per la Dda, il dialogo costituirebbe un elemento utile a delineare i rapporti del commercialista con gli ambienti mafiosi.
Le accuse contestate
Nelle carte, i carabinieri scrivono di avere raccolto elementi ritenuti idonei a delineare un quadro indiziario di «piena organicità» all'associazione mafiosa. Gli investigatori parlano di una partecipazione «consapevole, stabile e perdurante» alle dinamiche della cosca.
Tra gli elementi valorizzati vengono riportate altre conversazioni nelle quali Stillittano discuterebbe dell'attribuzione di doti mafiose e fornirebbe indicazioni sugli accorgimenti da adottare per evitare ambienti controllati da telecamere o microspie. Si tratta di contestazioni che saranno oggetto del futuro confronto nell’iter processuale.
L'altro filone: le banconote false
Padre e figlio risultano inoltre indagati per un presunto traffico di banconote contraffatte.
Secondo la ricostruzione investigativa avrebbero proposto l'acquisto di denaro falso, descritto nelle intercettazioni come realizzato con "carta vaticana" e dotato di filigrana.
Gli atti riportano anche conversazioni nelle quali i due avrebbero sostenuto di avere già utilizzato alcune banconote in esercizi commerciali. Anche queste accuse dovranno essere vagliate nel prosieguo dell’iter.