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25/05/2026 ore 17.57
Cronaca

Resta in carcere Giuseppe Antonio Trimboli: era stato arrestato a Genova con documento falso dopo mesi di fuga

La gip Elisa Scorza ha disposto la custodia cautelare per il 65enne di Gioia Tauro, esponente della cosca Piromalli, che deve scontare otto anni e due mesi per associazione mafiosa. Ora è caccia ai suoi guardaspalle

di Redazione Cronaca

Resta in carcere Giuseppe Antonio Trimboli, il 65enne originario di Gioia Tauro arrestato venerdì scorso a Genova dopo mesi di latitanza. La gip Elisa Scorza ha disposto la custodia cautelare per il possesso di un documento falso esibito durante il controllo effettuato dagli agenti della squadra mobile all’interno di un bed and breakfast nel quartiere di San Martino.

Davanti alla giudice, Trimboli ha ammesso l’addebito relativo alla falsa carta d’identità, scegliendo però di non rispondere su chi gli abbia procurato il documento. Per l’uomo, ritenuto esponente della cosca Piromalli, è scattato anche l’arresto in esecuzione della condanna definitiva a otto anni e due mesi per associazione mafiosa, pena rideterminata dopo una precedente condanna a dodici anni.

Arrestato in un b&b di Genova il latitante Giuseppe Antonio Trimboli, il 65enne di Gioia Tauro ricercato da oltre un anno

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il latitante avrebbe inizialmente trovato rifugio in Calabria dopo la fuga iniziata il 30 novembre 2024. Successivamente si sarebbe spostato nel Nord Italia, muovendosi soprattutto tra Lombardia, Piemonte e Liguria, fino al blitz che ha portato alla sua cattura nel capoluogo ligure.

L’operazione è stata condotta dagli investigatori della squadra mobile genovese coordinati dal dirigente Carlo Bartelli e dal vice dirigente Antonino Porcino, in collaborazione con la squadra mobile di Reggio Calabria.

Gli inquirenti stanno ora cercando di ricostruire la rete di protezione che avrebbe consentito a Trimboli di sottrarsi alla cattura per mesi. Le indagini puntano in particolare a chiarire «da quanto tempo fosse presente a Genova» e chi abbia eventualmente favorito la sua permanenza durante il periodo di latitanza.

Nel corso dell’udienza, la posizione dell’uomo si è ulteriormente aggravata proprio per l’utilizzo del documento contraffatto mostrato agli agenti durante il controllo nel b&b. Un elemento che ha portato la gip a confermare la misura della custodia cautelare in carcere.

La cattura del sessantacinquenne chiude infatti mesi di ricerche coordinate tra Calabria e Nord Italia, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi sui possibili fiancheggiatori.