Rimborsopoli, la sentenza d'Appello: prescrizioni, beni dissequestrati e pena di 3 anni per Fedele, Bilardi e Dattolo
La II Sezione Penale della Corte d'Appello di Reggio Calabria ha rideterminato le condanne per i tre ex capigruppo regionali, disposto la restituzione dei beni sequestrati e dichiarato prescritto il reato di peculato per diversi capi d'imputazione
A oltre dieci anni dall'avvio delle indagini che travolsero il Consiglio regionale della Calabria, si chiude il processo di secondo grado sulla cosiddetta "Rimborsopoli" con una netta ridefinizione delle pene. La Seconda Sezione Penale della Corte d'Appello di Reggio Calabria — presieduta dal giudice Elisabetta Palumbo, con a latere i consiglieri Simone de Roxas e Francesca Familiari — ha dato lettura del dispositivo della sentenza riformando la decisione emessa dal Tribunale reggino il 18 luglio 2025.
Per i tre ex capigruppo regionali rimasti a giudizio Luigi Fedele, Giovanni Bilardi e Alfonso Dattoloi giudici di d'Appello hanno rideterminato la pena a 3 anni di reclusione ciascuno. La pronuncia della Corte si è rivelata più severa rispetto alle richieste della Procura generale, la quale in sede di requisitoria aveva sollecitato una riduzione della pena a 2 anni per i soli falsi ideologici non prescritti.
I giudici di secondo grado hanno dichiarato il "non doversi procedere" per intervenuta prescrizione relativamente a diverse contestazioni inerenti ai rimborsi conseguiti per l'anno 2012 e a specifiche erogazioni.
Contestualmente, la Corte d'Appello ha disposto la totale revoca della confisca dei beni nei confronti di tutti gli imputati, ordinando la restituzione di quanto era stato sottoposto a sequestro. Inoltre, è stata eliminata la sanzione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell'incapacità perpetua di contrattare con la Pubblica Amministrazione, sostituita per Bilardi, Dattolo e Fedele con un'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. La Corte ha fissato il termine in 40 giorni per il deposito delle motivazioni.
L'inchiesta giudiziaria sulla "Rimborsopoli calabrese" scoppiò nel 2014, ponendo sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti la gestione dei fondi destinati ai gruppi consiliari della Regione Calabria per gli anni tra il 2010 e il 2012. L'indagine iniziale vide coinvolte circa 37 persone tra consiglieri regionali, assessori e collaboratori, a cui venivano contestati a vario titolo i reati di peculato e falso ideologico per le spese rendicontate.
Nel luglio 2025, il Tribunale di Reggio Calabria aveva pronunciato in primo grado condanne severe: 5 anni di reclusione per Luigi Fedele, 4 anni e 8 mesi per Giovanni Bilardi e Alfonso Dattolo, 4 anni per Giovanni Nucera, 3 anni e 6 mesi per Pasquale Tripodi e 3 anni e 6 mesi per l'assistente Carmelo Trapani. Nello stesso verdetto erano stati assolti altri 20 tra consiglieri e assessori. Poiché la Procura non ha proposto impugnazione contro tali proscioglimenti, le venti assoluzioni erano già divenute irrevocabili prima del secondo grado.
A dodici anni dall'avvio dell'azione penale, la sentenza emessa dalla Corte d'Appello reggina ridimensiona significativamente l'impianto sanzionatorio originario, chiudendo il capitolo di secondo grado con la sola conferma di tre anni di reclusione per i tre ex capigruppo.