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03/03/2026 ore 07.11
Cronaca

Rischio infiltrazioni mafiose, amministrazione giudiziaria per 6 imprese da oltre 10 milioni tra Calabria e Lazio

VIDEO – Un imprenditore, secondo il Tribunale di Reggio, operava in contiguità con una cosca locale. La misura mira alla bonifica e al reinserimento delle società nell’economia legale

di Redazione

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti di sei imprese con sede tra Calabria e Lazio, ritenute a rischio di infiltrazione mafiosa.

Il decreto è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria al termine di una complessa indagine patrimoniale condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica reggina.

Le società, attive nel settore dell’edilizia e del mercato immobiliare, hanno un valore complessivamente stimato in oltre 10 milioni di euro e farebbero capo a un imprenditore ritenuto in stretti rapporti di contiguità con la criminalità organizzata locale.

Il provvedimento trae origine dalle risultanze investigative emerse nell’ambito di attività istruttorie sviluppate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, in particolare nell’operazione “Operazione ATTO IV” del 2023. Tra gli elementi raccolti figurano dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia, oltre a conversazioni intercettate.

Secondo quanto riportato nel decreto, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni, l’imprenditore sarebbe stato “ben conscio delle regole mafiose” e della necessità di mantenere “buoni rapporti” con gli esponenti della cosca egemone cittadina per poter operare senza ostacoli in un territorio segnato dalla presenza della mafia.

Pur risultando vittima di estorsioni, l’uomo avrebbe beneficiato della protezione del sodalizio criminale, offrendo la propria disponibilità in un contesto di reciproci favori. In particolare, il capo della cosca lo avrebbe informato delle attività estorsive in corso e delle difficoltà nel reperire fondi per il sostentamento dell’organizzazione e dei detenuti.

Il Collegio ha ritenuto sussistenti elementi indicativi di una condizione di intimidazione, assoggettamento e agevolazione mafiosa strutturale dell’economia criminale, tale da legittimare l’intervento preventivo.

L’amministrazione giudiziaria, misura che non comporta la confisca dei beni ma l’affiancamento di un amministratore nominato dal Tribunale, punta alla bonifica e al recupero delle aziende esposte al rischio di asservimento alla criminalità organizzata, favorendone il reinserimento nel circuito dell’economia legale.