San Giovanni in Fiore, gli Invisibili sfidano il freddo e la pioggia: quattro lavoratori in sciopero della fame
Sono 173 i lavoratori che chiedono certezze sul futuro occupazionale. Dopo la prima notte trascorsa nelle tende davanti al Comune la protesta va avanti. La vertenza va avanti tra richieste di stabilizzazione e scaricabarile politico
La tramontana taglia la piazza, la pioggia batte sulle tende e il freddo della notte silana rende ancora più difficile resistere. Ma davanti al Palazzo di Città di San Giovanni in Fiore la protesta degli “Invisibili” non si ferma. Per 173 lavoratori e le loro famiglie, la questione è ormai diventata una battaglia per il futuro: ottenere una prospettiva occupazionale stabile dopo anni di precarietà e attese.
Il secondo giorno di mobilitazione si apre con un momento di apprensione. Uno dei quattro manifestanti che hanno iniziato lo sciopero della fame, accusa un malore. Sul posto arriva un'ambulanza del 118 e i sanitari lo sottopongono a una visita. Dopo alcuni minuti, stanco ma determinato a proseguire la protesta, l'uomo torna al proprio posto.
È il segnale di quanto la situazione stia diventando pesante, sul piano fisico e su quello emotivo. La preoccupazione cresce, ma la decisione di restare davanti al municipio rimane ferma. I manifestanti chiedono risposte concrete sulla vertenza e non intendono abbandonare il presidio finché non arriveranno garanzie sul loro destino lavorativo.
Le tende davanti al Comune e una notte di freddo e pioggia
La prima notte di protesta è stata segnata dal maltempo. Pioggia intensa, tuoni e fulmini hanno costretto i lavoratori a spostare tende e materassi sotto l'androne dell'ingresso del Palazzo di Città, cercando riparo dalle intemperie. Le temperature sono scese fino a circa 10 gradi e la permanenza all'aperto ha reso ancora più dura la mobilitazione. Per la prossima notte il freddo potrebbe essere ancora più pungente.
Una decina di manifestanti ha trovato riparo sotto l'ingresso del municipio, mentre quattro di loro hanno scelto di accompagnare il sit-in con lo sciopero della fame.
La protesta è osservata dalle forze dell'ordine, con i carabinieri della locale stazione e la polizia presenti sul posto. In mattinata alcuni consiglieri comunali hanno raggiunto i manifestanti. Una presenza che si aggiunge alle visite e alle manifestazioni di solidarietà ricevute dal gruppo, mentre l'incertezza sul futuro continua ad alimentare la tensione.
Chi sono i 173 Invisibili e perché chiedono la stabilizzazione
Dietro il nome con cui si sono fatti conoscere c'è una vicenda occupazionale che coinvolge 173 persone nel solo Comune di San Giovanni in Fiore, inserite nel cosiddetto Progetto Montagna. Si tratta di lavoratori impegnati negli anni in attività a servizio del territorio, tra cui interventi di pulizia di strade e quartieri, che chiedono di trasformare un'esperienza lavorativa precaria in un rapporto stabile.
La loro condizione si intreccia con quella di altri lavoratori coinvolti nello stesso progetto nei comuni di Longobucco e Bocchigliero: complessivamente, il bacino interessato comprende circa 320 persone. Un percorso legato alla tutela della montagna e sostenuto attraverso accordi tra istituzioni, ma che per i lavoratori non ha ancora prodotto la certezza di un approdo occupazionale definitivo.
La questione è arrivata anche sui tavoli della Regione Calabria. Nel corso di un incontro alla Cittadella regionale, con la partecipazione degli assessori Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo, è stata prospettata una soluzione che punta a equiparare i 173 lavoratori di San Giovanni in Fiore ai Tirocinanti di inclusione sociale (TIS), individuando un percorso per favorirne l'assunzione.
Il Comune ha comunicato di avere trasmesso alla Regione una nota formale e di aver dato mandato agli uffici di predisporre gli atti necessari per procedere alle assunzioni nel rispetto delle norme. Il sindaco Antonio Barile e l'assessore al Lavoro Giuseppe Belcastro hanno però chiesto che le ipotesi discusse si traducano in un provvedimento concreto. È proprio su questo passaggio che si concentra una parte decisiva della vertenza: tra la disponibilità annunciata e una soluzione formalizzata resta da costruire un percorso certo.
Il nodo delle risorse e le garanzie per gli anni successivi
La prospettiva di un'equiparazione ai TIS non ha cancellato tutti i dubbi. Nel dibattito politico sono emerse preoccupazioni sulla copertura economica delle assunzioni e sulla capacità degli enti locali di sostenerne i costi nel tempo. Le esponenti del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino ed Elisa Scutellà, intervenendo dopo il confronto istituzionale di settembre, hanno chiesto che gli impegni della Regione vengano messi nero su bianco e che siano chiariti gli oneri a carico dei Comuni, sollevando interrogativi anche sulla sostenibilità dopo il 2030.
Un punto delicato, perché la stabilizzazione non può esaurirsi nell'annuncio di un finanziamento iniziale: per chi aspetta da anni, la garanzia deve riguardare la continuità del lavoro e la possibilità di mantenere un reddito nel tempo. Sullo sfondo c'è anche la scadenza del 31 dicembre 2026 indicata nel dibattito istituzionale per completare le procedure previste per gli enti in possesso dei requisiti.
Il confronto si è così spostato anche sul terreno delle responsabilità politiche e amministrative. I gruppi consiliari di opposizione hanno espresso solidarietà ai lavoratori, sollecitando l'amministrazione comunale ad accelerare gli adempimenti necessari. I consiglieri che sostengono la giunta Barile hanno a loro volta chiesto alla Regione di trasformare la disponibilità manifestata in atti e soluzioni effettive.
La protesta continua: «Vogliamo chiarezza sul nostro futuro»
Nel frattempo, fuori dal municipio, la vertenza si misura con il freddo, la pioggia e la fatica di una mobilitazione che non conosce pause. Le tende sono diventate il riparo di chi ha deciso di rendere visibile una condizione che, secondo i manifestanti, per troppo tempo è rimasta ai margini delle priorità istituzionali.
La richiesta è semplice nella formulazione, ma complessa nella sua soluzione: sapere quale sarà il destino dei 173 lavoratori, quali risorse verranno garantite e attraverso quali atti si arriverà alla stabilizzazione. Finché queste risposte non saranno definite, gli “Invisibili” promettono di non arretrare. E sotto il Palazzo di Città, mentre il maltempo continua a sferzare la Sila, la protesta resta aperta.