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10/10/2026 ore 14.06
Cronaca

Sanità, la rete delle tangenti tra Crotone e Lamezia: appalti, protesi e cliniche private nel mirino della Procura

Denaro e iPhone in cambio di alcuni accreditamenti. Nell’inchiesta sono coinvolti anche manager dell’ospedale di Lamezia e dell’Asp di Crotone, medici ed ex dipendenti della sanità in Calabria. Ecco i loro ruoli secondo l’accusa

di Alessia Truzzolillo

Denaro contante, bonifici, regali. In una parola: tangenti. In cambio chiedevano l’esito favorevole di gare d’appalto, l’affidamento diretto per la fornitura di protesi e materiale sanitario, l’accreditamento di cliniche private col Sistema sanitario nazionale.
È questo il perno di una delicata inchiesta condotta dalla Procura di Crotone che ha portato alla notifica di 13 avvisti di garanzia con le accuse, contestate a vario titolo, di associazione per delinquere e corruzione a imprenditori, faccendieri e medici dirigenti delle Asp di Crotone e Catanzaro.

Inchiesta sulle mazzette per appalti sanitari da oltre 3 milioni tra Crotone e Lamezia: 13 indagati per corruzione – NOMI

L’associazione per delinquere

Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e dedita a garantire agli “amici” l’esito favorevole di gare d’appalto, l’affidamento diretto per la fornitura di protesi e materiale sanitario o anche servizi alle strutture sanitarie calabresi, in particolare all’Asp di Crotone e all’ospedale di Lamezia Terme (Asp di Catanzaro).
A libro paga dell’associazione – contesta la Procura di Crotone nella chiusura indagini vergata dal procuratore Domenico Guarascio e dal sostituto Rosaria Multari – c’erano funzionari pubblici delle Asp, alcuni dei quali venivano reclutati in base alle contingenze e alle procedure gestite, altri erano stabilmente a disposizione del sodalizio. In cambio ricevevano «somme di denaro e utilità a titolo di corrispettivo per l’ottenimento, in favore di società e imprese facenti capo a Michele Maffei, di prestazioni sanitarie o della fornitura di beni sanitari; prevedendo, come modalità privilegiata per corrispondere le tangenti ai pubblici ufficiali, la creazione di riserve occulte attinte mediante il ricorso a operazioni inesistenti».

I ruoli secondo l’accusa

Ma procediamo con ordine.
Secondo l’accusa, a capo dell’associazione per delinquere si trova Michele Maffaei, classe ’47, residente a Crotone, titolare di fatto di varie imprese operanti nella fornitura di materiale sanitario e strutture sanitarie private operanti in regime di convenzione con il sistema sanitario nazionale (Fas Hospital, Endo Ospital, Meditecnika, Starbene). Era lui, è scritto nell’avviso di conclusione indagini, che «reclutava soggetti di fiducia da impiegare per concludere gli accordi corruttivi con i funzionari pubblici delle Asp e fargli corrispondere le somme di denaro promesse a titolo di tangente; coordinava i suoi sottoposti nella ricerca di contatti all'interno delle stazioni appaltanti; gestiva e teneva, unitamente a Carla Marcella Piro, la cassa comune, alimentata da riserve occulte di denaro; coordinava la consegna di somme di denaro - tangenti ai pubblici ufficiali».

A detenere la cassa comune la contabilità delle riserve occulte di denaro contante da impiegare per corrompere i pubblici funzionari; oltre a tenere i conteggi delle somme corrisposte ai funzionari a libro paga c’era Carla Marcella Piro, classe ’49, di Crotone.
Ragioniere del gruppo sarebbe stato Mario Talarico, classe ’59, di Crotone, mentre Federico Guzzo (classe ’55, legale rappresentante della Endo Hospital srl), Vito De Martino (classe ’48, di Crotone), Pantaleo Ciardi (classe ’58, di Crotone, vicepresidente del cda della Fas Hospital) e Rodolfo Trapasso (classe ’66, di Crotone, vicepresidente del cda della Meditecnika srl) avrebbero avuto il compito di tenere i rapporti con i singoli medici. Guzzo e De Martino avrebbero anche consegnato le tangenti.
Nell’associazione non sarebbero mancati poi i medici. In particolare gli inquirenti individuano Josè Francisco Aloe (classe ’58, nato in Argenti e residente a Lamezia terme) e Francesco Pio Oliverio (classe ’59, di Crotone). Aloe, direttore del servizio di Farmacia dell'ospedale di Lamezia Terme, e Oliverio, direttore della struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, sono accusati di aver operato stabilmente al servizio del sodalizio a libro paga per lo stesso.

I visti del direttore del servizio Farmacia di Lamezia

In particolare Aloe avrebbe accettato somme di denaro periodiche da Maffei in cambio dell’apposizione di «visti autorizzativi negli ordinativi di protesi o materiale sanitario, all'interno dei quali venivano indicate caratteristiche tecniche di prodotti commercializzati dalle imprese facenti capo a Maffei».
Dal 2017 al 2021 Maffei avrebbe corrisposto ad Aloe, tramite Guzzo somme di denaro contante (quantificate in una percentuale del fatturato garantito pari a 470.564,97 euro) «l'ultima pari a 2.500 euro, prelevata da riserve occulte accantonate da Maffei e gestite da Carla Marcella Piro».

Il primario di Ortopedia di Crotone e le gare d’appalto in favore di Maffei

Dal canto suo, il primario di Ortopedia dell’ospedale di Crotone avrebbe indicato «nelle gare d'appalto da lui gestite beni con caratteristiche peculiari commercializzati da aziende facenti capo a Michele Maffei; nell'ordinare protesi o materiale sanitario mediante il ricorso a procedure di affidamento senza previa pubblicazione di un bando nei quali venivano indicate caratteristiche tecniche di prodotti commercializzati da imprese facente capo a Michele Maffei». In cambio avrebbe ricevuto una somma periodica (quantificata in una percentuale del fatturato garantito) consegnata da Trapasso.

La tangente al direttore generale ff dell’Asp di Crotone

Implicato in questa inchiesta è anche Francesco Masciari, in qualità di direttore sanitario e direttore generale facente funzioni dell'Asp di Crotone. L’accusa parla di una tangente da 5000 euro in cambio del delegare la formazione del Programma operativo 2019/2021 - Riorganizzazione della Rete Territoriale - secondo modalità favorevoli a Michele Maffei.

Denaro e iphone in cambio dell’accreditamento delle cliniche private

Maffei avrebbe raggiunto, con l’arma della corruzione, anche Angelina Rizzuti, classe ’59 di Santa Severina, capo dipartimento programmazione e controllo dell'Asp di Crotone, e l’ex capo dipartimento programmazione e controllo dell'Asp di Crotone (deceduto), i quali in concorso con Mario Martina (classe ’51 residente a Vibo Valentia ex dipendente dell'Asp di Crotone già in servizio presso la Stazione Unica Appaltante Calabria), avrebbero accettato, tramite bonifico, la somma di 26mila euro da Maffei e De Martino, e 18mila euro da Stefano Pugliese, (classe ’78, di Crotone, legale rappresentante della Life srl) per ottenere «l’accreditamento della clinica privata Starbene, facente capo al Maffei, e della clinica Life diretta da Stefano Pugliese, come struttura convenzionata con il Sistema sanitario nazionale e l'aggiudicazione di prestazioni extra-ospedaliere di assistenza agli autistici e di assistenza domiciliare (Adi) a carico del medesimo Ssn». Secondo l’accusa, la funzionaria Angelina Rizzuti avrebbe ricevuto come prezzo della corruzione anche un cellulare iphone.