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03/04/2017 ore 15.27
Cronaca

Si suicida la nipote del boss Lo Giudice, non sopportava quel cognome così ingombrante?

E' questa l'ipotesi al vaglio della Procura di Reggio Calabria che indaga sul decesso di Maria Rita Lo Giudice,la studentessa di 25 anni gettatasi dal balcone a Reggio Calabria

di Tiziana Bagnato

Un cognome ingombrante, un peso per lei che immaginava una vita normale, lontana da vicende di ‘ndrine, di malavita e criminalità. Sarebbe stato questo malessere, secondo quanto riportato da "Il Fatto Quotidiano", ad avere soffocato la voglia di vivere di Maria Rita Lo Giudice, nipote del boss e pentito Nino, che domenica mattina alle sei e cinquanta si è affacciata dal balcone al secondo piano della sua abitazione di Reggio Calabria, ha guardato giù, e poi si è lanciata nel vuoto. Maria Rita aveva appena 25 anni. Bella, bellissima nei suoi sorrisi appena accennati e nei lineamenti tipicamente mediterranei.

 

A dicembre si era laureata in Economia a pieni voti e si era poi iscritta al corso di laurea magistrale. Poco più di un mese fa aveva visitato Francoforte e Bruxelles con i colleghi dell’università. Una vita normale la sua, almeno in apparenza. Perché, quel giro di usura, estorsioni, omicidi e pentiti che le fluttuava attorno le faceva sentire il peso della vergogna e dell’inadeguatezza. Il padre Giovanni era da tempo in carcere come esponente della cosca Lo Giudice, lo zio Nino è un collaboratore di giustizia.

 

C’è poi lo zio Luciano, deux ex machina del clan. I carabinieri hanno depositato i verbali del fidanzato, dei parenti e degli amici di Maria Rita. La ragazza non ha lasciato bigliettini né fatto confidenze ad alcuno. Difficile sarà ricostruire se a spingerla a gettarsi nel vuoto sia stato con certezza quell’ambiente da cui cercava di riscattarsi, quel cognome pesante come un macigno sui suoi sogni di giovane donna.

 

Tiziana Bagnato