Sezioni
Edizioni locali
28/01/2026 ore 07.00
Cronaca

Sistema Scorcia, liste d’attesa privatizzate al Mater Domini di Catanzaro: chiuse le indagini per 12 – NOMI

La Procura di Catanzaro ha chiuso il cerchio sull’inchiesta che coinvolge professionisti dell’ospedale del capoluogo. Cinquecento euro la cifra per una visita con inclusa un’operazione d’urgenza

di Redazione Cronaca

Sono 12 gli indagati nei confronti dei quali la Procura di Catanzaro ha chiuso il cerchio in merito a quello che il gip non aveva esitato a definire «il sistema Scorcia» dal nome del direttore del reparto di Oculistica dell’azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro, Vincenzo Scorcia accusato di una serie di incolpazioni di truffa, concussione falso, e peculato per essersi assentato dal lavoro, tra l’altro, adducendo motivi di malattia «mentre al contrario si assentava per svolgere attività professionale non autorizzata e incompatibile con il regime contrattuale a tempo pienо». Il medico è accusato anche di autoriciclaggio perché avrebbe reinvestito i soldi guadagnati con le truffe (110.070,54 euro) in attività economiche, finanziarie e speculative in modo da ostacolare la loro provenienza delittuosa.

L’accusa di truffa, per attività professionale incompatibile con i regime contrattuale a tempo pieno, coinvolge anche Giuseppe Giannaccare, professore associato; Adriano Carnevali, ricercatore; Andrea Bruni, ricercatore e professore associato (ora primario dell’ospedale di Cosenza); Eugenio Garofalo (ricercatore e Professore associato).

“Oftalmica”, questo il nome della struttura specialistica situata a Catanzaro Lido, da qui sarebbero transitati i pazienti prima di approdare all’ospedale catanzarese. Concussione è il reato che la Procura di Catanzaro contesta al medico Scorcia in concorso con Maria Battaglia, segretaria dello studio privato.
Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, Scorcia abusando della sua qualità e dei suoi poteri avrebbe indotto i pazienti – consapevoli del carattere indebito della richiesta – a consegnargli 500 euro per sottoporli ad un intervento chirurgico al presidio ospedaliero Mater Domini.

La diagnosi delle malattie però sarebbe avvenuta nello studio privato – glaucoma, cataratta, un trapianto di cornea, distacco della retina –, tutte patologie che avrebbero necessitato di un intervento urgente. Sarebbe stato lo stesso medico a prospettare la gravità della situazione per indurre i pazienti a pagare la somma di denaro. In tal modo, Scorcia – secondo l’ipotesi della Procura – avrebbe quindi gestito le liste d’attesa dei soggetti da sottoporre a intervento chirurgico ma nell’ospedale pubblico approfittando della consapevolezza dei lunghi tempi di attesa. Intascando il denaro nonostante l’intervento venisse poi svolto con costi a carico del servizio sanitario nazionale.

Al medico viene tra l’altro contestato il reato di peculato per aver utilizzato strumentazione di proprietà dell’ospedale su pazienti privati, ovvero kit sanitari per eseguire trapianti di cornee e impianti di lenti intraoculari. Medesima contestazione mossa anche Giuseppe Giannaccare, Pietropaolo Rocco, Andrea Lucisano, Giorgio Randazzo e Maria Aloi, tutti componenti dell’equipe medica di Scorcia.

Tra gli indagati per truffa figura poi Giovanna Lionetti, medico componente dell’equipe di Vincenzo Scorcia, la quale dopo aver sottoposto a visita una paziente gli avrebbe consigliato di recarsi “immediatamente” nello studio privato del primario prospettando l’urgenza e già anticipando che il costo dell’operazione sarebbe stato elevato.

La chiusura indagini è stata notificata a Maria Aloi; Maria Battaglia; Andrea Bruni; Adriano Carnevali; Eugenio Garofalo; Giuseppe Giannaccare; Laura Logozzo; Andrea Lucisano; Rocco Pietropaolo; Giorgio Randazzo; Vincenzo Scorcia; Giovanna Lionetti.

?>