✕
Sezioni
Edizioni locali
15/10/2026 ore 13.15
Cronaca

Social card, i padroni della droga a Cortale tra debiti e minacce: «Se non paghi non lavori più, ti abbasso la serranda»

I debitori costretti a ricorrere a prestiti e carte di credito, gli esercenti minacciati di non poter più lavorare e le ritorsioni prospettate anche contro i familiari: così venivano recuperati i crediti, tra intimidazioni e minacce di violenza fisica

di Alessia Truzzolillo

Il recupero dei crediti accumulati con le cessioni di droga era uno degli aspetti più rigidi e pressanti della gestione del traffico di droga da parte del gruppo criminale che aveva base a Cortale. Quando clienti e intermediari dello spaccio ritardavano i pagamenti, secondo la ricostruzione investigativa, i referenti dell’organizzazione ricorrevano a minacce e intimidazioni per costringerli a saldare i debiti. Tra questi, un ruolo centrale sarebbe stato svolto da Davide De Santis, che avrebbe esercitato pressioni dirette sui morosi, arrivando a minacciare la chiusura delle loro attività commerciali e a prospettare ritorsioni fisiche. È l’inchiesta Social Card, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e sfociata ieri nell’esecuzione di 24 misure cautelari, a ricostruire i metodi utilizzati per recuperare i crediti accumulati con le cessioni di droga.

Le card del reddito di cittadinanza come garanzia per pagare la droga, il sequestro e la paura degli indagati: «Ho ricevuto visite»

Le minacce agli esercenti

Chi gestiva un negozio o un’attività lavorativa sarebbe stato colpito direttamente nella propria fonte di reddito. In un’intercettazione ambientale, De Santis spiega a Manuel Suppa (indagato con l’accusa di supportare De Santis a Cortale) come si sarebbe comportato con un debitore che non riusciva a pagare, raccontando di averlo minacciato di impedirgli di proseguire l’attività.
«Oggi uno che mi deve soldi, che ha un’attività… sono andato là… gli ho detto: tu non mi dai i soldi? Tu domani non apri la saracinesca e tu ora lo vedi […] Tu non mi stai facendo lavorare, tu a me mi hai bloccato e tu da domani non lavori nemmeno tu», afferma De Santis nella conversazione. Poi la minaccia: «Se c’è la serranda aperta vengo e te l’abbasso […] Tu fino a quando non mi dai i soldi non apri la serranda, non lavori più. Altrimenti vengo a prendermi tutto quello che c’è dentro».

Lo stesso metodo intimidatorio sarebbe stato utilizzato nei confronti di un esercente in difficoltà nel saldare un debito di 7.900 euro maturato per partite di droga. In un messaggio sms a lui indirizzato, De Santis avrebbe scritto: «Se non mi risolvi da lunedì non lavori più manco tu».

Blitz antidroga nel Catanzarese, 24 misure cautelari: per pagare le dosi usavano anche le tessere del Reddito di cittadinanza – I NOMI

Prestiti e carte di credito per pagare la droga

Per recuperare le somme non saldate in contanti, gli indagati avrebbero spinto alcuni acquirenti a ricorrere a finanziamenti personali o a strumenti di credito, così da procurarsi la liquidità necessaria a ripianare i debiti.
È quanto emergerebbe dalle conversazioni tra De Santis e un ragazzo attivo nella piazza di spaccio di Caraffa. Il ragazzo racconta di essersi rivolto anche a terze persone per ottenere prestiti, assumendosi poi l’onere di restituire il denaro attraverso il pagamento delle rate: «Ho chiesto pure un prestito, gli ho fatto fare un altro prestito a un mio amico […] poi a quell’altro gli ho fatto fare il prestito e gli pago io le rate, due prestiti li ho fatti… cose assurde», riferisce.

Un meccanismo analogo sarebbe stato prospettato per risolvere la situazione debitoria di Giuseppe Strati, accusato di aver curato l’attività di spaccio a Soverato. Dalle intercettazioni emerge una conversazione nella quale De Santis torna sull’ipotesi di ottenere un finanziamento, mentre Strati chiarisce che si tratta di una carta di credito con un plafond di 3000 euro.
«Giusè… stavo pensando, vedi che mi avevi detto di quel prestito, stavo pensando di farmelo io», dice De Santis. Strati precisa: «Non è un prestito… è una carta di credito che ti danno tremila euro di credito […] c’è chi mi ha fatto le carte a me per poterla prendere».

In un’altra conversazione, De Santis e il presunto sodale Giovanni Saraceno avrebbero commentato l’operazione finanziaria effettuata da Strati per coprire almeno una parte dei 7.900 euro dovuti. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il ricorso al credito sarebbe stato finalizzato proprio a recuperare le somme legate alle cessioni di stupefacenti.

Gli incaricati del recupero crediti e le minacce di violenza

La pressione sui debitori sarebbe stata mantenuta anche attraverso soggetti incaricati di riscuotere le somme dovute, tra cui Davide Riga e Raffaele Bertuca. Dai dialoghi tra Riga e De Santis emergerebbe, inoltre, il coinvolgimento dei familiari dei morosi: qualora Giuseppe Strati non fosse riuscito a saldare il proprio debito, è scritto nei brogliacci dell’inchiesta, è stata prospettata la possibilità di rivalersi sul padre che avrebbe dovuto estinguere i debiti del figlio.
Alle intimidazioni verbali si sarebbero aggiunte minacce di violenza fisica. In una conversazione con un debitore, De Santis fa riferimento alle possibili conseguenze per chi non restituisce il denaro, evocando esplicitamente il rischio di essere picchiato.
«Voglio vedere una persona che vai e gli devi quattromila euro e non viene a spaccarti le gambe», afferma.
Un passaggio che, secondo l’accusa, restituisce la durezza dei metodi utilizzati per imporre il pagamento dei debiti legati allo spaccio: dalle minacce di compromettere il lavoro degli esercenti alla ricerca forzata di nuove risorse finanziarie, fino al proposito di ritorsioni fisiche e al coinvolgimento dei familiari.