«Solo un colpo d’aria», ma muore il giorno dopo: medico dell’Asp di Cosenza condannato a risarcire 100mila euro
Il camice bianco è già stato condannato in via penale dal tribunale di Castrovillari. La paziente morta per una disseccazione aortica era arrivata al pronto soccorso lamentando dolore al torace. Per i giudici ci fu «una colposa condotta omissiva»
Un banale colpo d’aria. Così avrebbe liquidato i persistenti dolori toracici lamentati dalla paziente il medico di pronto soccorso oggi condannato dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Calabria al pagamento di 100mila a titolo di risarcimento del danno all’Asp di Cosenza. Il giorno dopo l’accesso al pronto soccorso la donna fu trovata morta in casa dal marito.
Secondo gli esami, a causarne la morte fu una disseccazione aortica toracica. «Una colposa condotta omissiva» secondo i giudici contabili che hanno disposto il risarcimento del danno in favore dell’Asp di Cosenza. Alla famiglia sono stati riconosciuti 400mila euro di risarcimento, a seguito di un accordo transattivo.
I fatti sono avvenuti nel febbraio del 2018, la paziente con forti dolori toracici faceva accesso al pronto soccorso di Corigliano e sottoposta ad una serie di esami, tutti risultati negativi. Alle 18.46 il medico di turno la manda a casa chiarendo al marito che non si trattava di patologie cardiache ma «forse di un colpo d’aria, nulla di preoccupante». La prescrizione è una puntura di antidolorifico alle 20.30. La mattina dopo la donna viene trovata morta in casa.
Il tribunale di Castrovillari ha condannato il medico, condanna confermata anche in secondo grado nel marzo del 2025. La procura della Corte dei Conti ha instaurato quindi il giudizio su segnalazione del direttore generale dell’Asp che, nell’aprile del 2025, ha trasmesso la delibera relativa al sinistro medico e al pagamento del risarcimento agli eredi.
Secondo quanto ricostruito dai consulenti della procura, il medico avrebbe omesso accertamenti più specifici e, in particolare, l’esecuzione di una angiotac che avrebbe «permesso di diagnosticare la dissecazione aortica in atto e quindi di intervenire con buone probabilità di successo». Gli esami eseguiti invece tesi a rilevare un infarto del miocardio, secondo i consulenti con risultati anche falsati dai farmaci nel frattempo assunti dalla paziente: «tachipirina e toradol avevano mascherato la sintomatologia riconducibile alla dissecazione aortica ingravescente».
Secondo la procura della Corte dei Conti il medico avrebbe «omesso le indagini diagnostiche differenziali, unitamente all’omissione di un esame obiettivo, di approfondimenti anamnestici, dell’acquisizione di consulenze specialistiche» e infine di informare correttamente la paziente «sulle sue effettive condizioni di salute e sui più gravi rischi che avrebbe potuto correre se non adeguatamente e tempestivamente assistita dal punto di vista farmacologico e chirurgico».