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21/10/2026 ore 11.17
Cronaca

«Sono il tredicesimo fratello dei Bellocco»: la banca occulta della ’ndrangheta e i summit nell’autonoleggio a Pero – NOMI

Arrestato per corruzione un ispettore della Gdf. Ecco come funzionava il sistema tra fatture false, denaro contante e riciclaggio internazionale. Gli uffici sarebbero stati anche un punto d’incontro tra esponenti della criminalità organizzata. I NOMI dei capi

di Redazione Cronaca

Una società di autonoleggio come copertura formale e, dietro le attività apparentemente legali, un sistema finanziario clandestino al servizio di ambienti della criminalità organizzata. È lo scenario ricostruito dalla Guardia di Finanza nell'inchiesta che ha portato a 30 misure cautelari per un'associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Secondo gli investigatori, la struttura aveva la propria base operativa a Pero, nel Milanese, dove gli uffici di una società di autonoleggio sarebbero stati utilizzati per gestire operazioni finanziarie illecite e mantenere contatti tra esponenti criminali. Al centro dell'organizzazione ci sarebbe stata una triade composta da Giuseppe Piscioneri, Paolo Pelaggi e Luigi Mercadante. I primi due sono indicati negli atti come vicini ad ambienti della 'ndrangheta, mentre Mercadante è già stato condannato per la sua appartenenza al clan camorristico dei Casalesi. I tre sono stati raggiunti da misure cautelari in carcere. La presunta rete si sarebbe avvalsa anche della collaborazione di soggetti cinesi e albanesi, sviluppando un'infrastruttura finanziaria transnazionale. L'inchiesta riguarda rapporti e attività riconducibili, secondo l'accusa, a esponenti della 'ndrangheta, della camorra e della cosiddetta Quarta mafia, espressione utilizzata per indicare la criminalità organizzata foggiana.

La banca occulta di ’ndrangheta, camorra e mafia foggiana, 30 arresti: riciclaggio con le criptovalute e 21 milioni sequestrati

Fatture false e restituzione del denaro in contanti

Il meccanismo contestato dagli inquirenti si basava sull'emissione di fatture per operazioni inesistenti attraverso una rete di società cartiere, imprese formalmente esistenti ma utilizzate per documentare transazioni fittizie. Il sistema, secondo la ricostruzione della Procura di Milano, funzionava attraverso una sequenza precisa: gli imprenditori compiacenti effettuavano bonifici per saldare le fatture false e, successivamente, ricevevano indietro l'equivalente in denaro contante. La restituzione, definita tecnicamente retrocessione, sarebbe avvenuta tramite corrieri. Il denaro movimentato avrebbe avuto origine sia dall'evasione fiscale sia dal narcotraffico. In questo modo, la struttura avrebbe permesso ai propri clienti di disporre di liquidità non tracciata, sottraendola ai normali circuiti finanziari e ai controlli antiriciclaggio. Le disponibilità accumulate sui conti bancari sarebbero state poi trasferite in larga parte verso conti correnti esteri oppure impiegate nell'acquisto di criptovalute considerate difficili da tracciare.

Un sistema finanziario clandestino capace di rigenerarsi

Nell'ordinanza di oltre 500 pagine, il giudice per le indagini preliminari di Milano Luca Milani descrive una struttura dotata di una particolare capacità di adattamento. La banca occulta avrebbe potuto continuare a operare ricorrendo a «sempre nuovi schemi e sempre nuove società», sostituendo gli strumenti utilizzati quando necessario. Il gip definisce gli uffici di Pero una «base operativa» e un punto di riferimento per una platea di criminali di elevato spessore, anche come luogo di incontro tra esponenti della 'ndrangheta. L'organizzazione, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe garantito servizi analoghi a quelli di un istituto finanziario, ma al di fuori dei canali ufficiali. Il sistema, riconducibile al cosiddetto underground banking, consentirebbe infatti di trasferire e movimentare denaro clandestinamente, aggirando i presidi di controllo previsti per le operazioni bancarie regolari. L'attività contestata si sarebbe protratta per circa tre anni sul territorio lombardo, sostenuta da una rete di relazioni criminali e da una struttura in grado di rinnovare i propri strumenti operativi.

Il rapporto con i Bellocco e il presunto ruolo di Piscioneri

Tra gli elementi riportati nell'ordinanza figurano anche intercettazioni ambientali relative ai rapporti vantati da Piscioneri con la cosca Bellocco, una delle articolazioni della 'ndrangheta calabrese. In una conversazione del 20 novembre 2025, Piscioneri avrebbe rivendicato legami di vertice con esponenti della famiglia criminale e si sarebbe descritto come una sorta di componente aggiuntivo della famiglia Bellocco. Nelle carte è riportata la frase: "Lui ha dodici fratelli (...) io sono il tredicesimo, per il bene che ci dividiamo". La conversazione, secondo gli investigatori, sarebbe indicativa della vicinanza che Piscioneri dichiarava di avere con la cosca. L'ordinanza riferisce inoltre che gli uffici di Pero sarebbero stati frequentati da Salvatore Morabito, indicato come legato all'omonimo clan e anch'egli destinatario di una misura cautelare in carcere.

Le relazioni con il mondo economico e istituzionale

La ricostruzione giudiziaria non si limita alle operazioni finanziarie. Gli investigatori evidenziano anche una rete di rapporti che, secondo l'accusa, avrebbe consentito all'organizzazione di muoversi in un contesto più ampio di relazioni economiche e professionali. Nell'ordinanza viene richiamata la consapevolezza degli indagati del ruolo della 'ndrangheta come sistema di potere, capace di sviluppare rapporti con ambienti economici, politici e imprenditoriali. Le relazioni descritte non sarebbero state soltanto di natura corruttiva, ma anche fondate su rapporti di vicinanza. Tra i contatti citati negli atti figurano esponenti delle forze dell'ordine, avvocati e dipendenti amministrativi. La portata e la natura di questi rapporti dovranno essere verificate nell'ambito del procedimento giudiziario.

L'inchiesta della Dda di Milano e le misure cautelari

L'indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano, con il lavoro dei pubblici ministeri Pasquale Addesso e Grazia Colacicco, e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano insieme ai militari del Gruppo di Monza. Il provvedimento cautelare riguarda complessivamente 30 persone, con 16 arresti in carcere e 14 ai domiciliari. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, reati legati all'associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, al riciclaggio internazionale, alle frodi fiscali, alle bancarotte e al traffico di stupefacenti, oltre ad altri illeciti. L'inchiesta punta a ricostruire il funzionamento della presunta rete finanziaria e i collegamenti con i diversi ambienti criminali. 

Ispettore della Gdf arrestato per corruzione

Tra gli arrestati della maxi inchiesta figura anche un ispettore della Guardia di Finanza, a cui è stata applicata la misura cautelare dei domiciliari per l'accusa di corruzione. Emerge dall'ordinanza del gip Luca Milani che ricostruisce nel dettaglio l'inchiesta e i quasi novanta capi di imputazione.

Il finanziare, secondo le accuse, per 3mila euro in contanti versati da un cinese, finito in carcere come parte dell'associazione, gli avrebbe fornito "informazioni riservate sulla posizione debitoria nei confronti dell'erario" del suocero. Sempre il militare si sarebbe offerto "di sistemare la situazione" cancellando le "posizioni debitorie" e di passargli informazioni "su altri operatori economici di suo diretto interesse". Il tutto tra maggio e settembre 2025.

Il sistema della banca occulta

Più in generale, come ricostruito negli atti, il sistema di frode della "banca occulta" era composto di quattro fasi. C'era la "raccolta del denaro" cash da parte di due cinesi, che reperivano soldi "per lo più provenienti da illeciti di natura tributaria, e di un narcotrafficante che avrebbe consegnato, tramite "postini", oltre 5 milioni di euro. Come "contropartita" veniva offerto il "valore in criptovaluta" con "bonifici verso conti situati in Asia, America del Nord (Canada) e America del Sud". Poi, attraverso le "cartiere", basate tra Lombardia e Campania, venivano prodotte le fatture false a favore di società di edilizia, logistica e servizi, che così "abbattevano il loro reddito". False fatture che venivano pagate con bonifici. Poi, venivano "retrocessi" i soldi cash raccolti in precedenza, con commissioni "tra il 2 e il 5% per l'illecito servizio bancario". Infine, il riciclaggio, ossia i soldi arrivati sui conti delle "cartiere" sparivano in Lussemburgo, Lituania e Germania e si trasformavano in criptovalute gestite dall'associazione. Veniva reinvestito pure denaro frutto di "truffe on line". Parte dei soldi finiva in un "fondo di solidarietà mafiosa" per detenuti di 'ndrangheta e mafia foggiana. Per quest'ultima servivano anche a comprare armi. 

I nomi degli arrestati

In carcere: 

Mingyang Zhen

Paolo Pelaggi

Giuseppe Piscioneri

Luigi Mercadante

Ervin Tafa

Giuseppe Tuosto

Walter Iasiello

Niki Rossotto

Carlo Maffeis

Salvatore Morabito

Alessandro Mancuso

Saverio Zoccoli

Giovanni Fiore

Jefferson Luis Nunez Camacho

Maurizio Mainiero

Lianggang Zgh

Ai domiciliari: 

Achille Vesce

Domenico Bruno

Rocco Romellano

Gianluigi Contesabile

Alessio Piga

Massimo D’Inverno

Cristian Ionut Gaina

Danilo Ferrari

Patrizia Cerinza Pattreca

Ciro D’Avino

Lucio Cerciello

Marcello Aremare

Christian Fioretti

Paolo Villani