Soriano, ecco perché il Comune è stato sciolto: «’Ndrangheta vicina all’amministrazione e seggi presidiati dai clan»
Ministro dell’Interno, Prefettura di Vibo e Commissione di accesso concordi nell’evidenziare una «grave compromissione con la criminalità organizzata in quasi tutti i settori dell’ente locale». Rapporti controindicati per il sindaco, un assessore e numerosi consiglieri di maggioranza e minoranza
Una ‘ndrangheta vicina all’amministrazione comunale di Soriano Calabro, guidata dal sindaco Antonino De Nardo, con un interesse della locale criminalità organizzata che si è “manifestato anche durante la tornata elettorale del giugno 2024”. Le conclusioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e del prefetto di Vibo, Anna Aurora Colosimo, lasciano poco spazio alle interpretazioni e spiegano punto per punto tutti i rilievi che hanno portato il Consiglio dei ministri a deliberare il 28 aprile lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Soriano Calabro per infiltrazioni mafiose. Si tratta del terzo scioglimento per Soriano: un record negativo detenuto nel Vibonese solo dai Comuni di Briatico e Nicotera (seguono con due scioglimenti Tropea, Stefanaconi, Nardodipace, Limbadi e San Gregorio d’Ippona). Le altre due amministrazioni comunali di Soriano Calabro sono state sciolte nel 2006 (sindaco Domenico Ioppolo) e 2021 (sindaco Vincenzo Bartone). Ciò che la relazione della Commissione d’accesso agli atti, quella del prefetto e quella del ministro dell’Interno evidenziano è la “grave compromissione dell’amministrazione comunale con la criminalità organizzata” e il fatto che “tante illegalità sono state poste in essere in un breve periodo”.
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“Con riferimento al Comune di Soriano Calabro sono emersi numerosi rapporti di parentela o frequentazione che legano amministratori e dipendenti con soggetti contigui o affiliati alla criminalità organizzata, nonché episodi di interferenze durante la campagna elettorale per le elezioni comunali da parte di soggetti contigui alla consorteria mafiosa”. Il prefetto di Vibo spiega sul punto che “il dato delle frequentazioni e delle parentele, senza dubbio rilevante, deve essere considerato congiuntamente all’analisi dell’azione amministrativa concretamente posta in essere dall’ente locale tramite i suoi amministratori e il personale dipendente”. Viene quindi sottolineato che il sindaco Antonino De Nardo ha una parentela, “seppure indiretta, con un esponente di vertice del locale clan di ‘ndrangheta”. Rapporti controindicati anche per “un assessore comunale e numerosi consiglieri comunali facenti parte sia della maggioranza che della minoranza consiliare, tra cui anche l’ex presidente dell’organo consiliare, dimessosi nel maggio 2025, nei cui riguardi si rilevano elementi di interesse sia per frequentazioni che per strette relazioni parentali con esponenti del locale contesto malavitoso”.
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Ministro dell’Interno e prefetto si soffermano anche sul “clima” vissuto in campagna elettorale, con “un’aggressione subita da un candidato consigliere comunale della lista avversa a quella risultata vincente, ad opera di esponenti del locale contesto mafioso durante la celebrazione del corpus domini”. Nei pressi dei seggi elettorali, le forze dell’ordine hanno inoltre segnalato la presenza di “soggetti controindicati appartenenti alle cennate consorterie, alcuni dei quali non residenti e, dunque, non elettori nel comune di Soriano Calabro, il cui stazionamento in prossimità dei luoghi del voto non poteva che essere finalizzato al controllo e alla costrizione psicologica dei votanti”. Rapporti controindicati anche nei riguardi “di alcuni dei sottoscrittori della lista elettorale facente capo al sindaco eletto nel giugno 2024”, cioè ad Antonino De Nardo. Un po' come accaduto per i sottoscrittori della lista del sindaco Vincenzo Bartone (la cui amministrazione è stata sciolta nel 2021) tra i quali figurava – stando alla relazione – persino un ex avvisato orale di pubblica sicurezza, con precedenti per “produzione e traffico di stupefacenti, furto e altro” rivelatosi al tempo stesso come lo zio di uno dei soggetti ora arrestati nell’operazione “Conflitto” per l’omicidio di Antonino Zupo, nonché come il suocero di un consigliere comunale di maggioranza dell’epoca.
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Le verifiche della Commissione di accesso agli atti hanno dunque evidenziato la “presenza di anomalie, irregolarità, se non proprio violazioni di legge, e in generale una conduzione patologica dell’attività amministrativa da parte del Comune di Soriano Calabro che ha interessato, in modo trasversale, quasi tutti i settori dell’amministrazione comunale e che consente di giungere ad una valutazione globale e non atomistica della situazione di condizionamento della stessa nei confronti dei fenomeni di infiltrazione mafiosa”.
Per la Prefettura di Vibo, le situazioni di irregolarità e mala gestio rappresentate dalla Commissione d’accesso agli atti hanno “avuto la conseguenza di aver arrecato, in molti casi, un vantaggio diretto o indiretto a persone riconducibili alle ramificazioni della ‘ndrangheta operanti sul territorio, se non proprio a soggetti affiliati e apicali al locale di ‘ndrangheta operante a Soriano Calabro”.
Gli uffici comunali di Soriano, secondo le risultanze d’indagine, hanno “disatteso l’obbligo di verificare la veridicità delle autocertificazioni attestanti l’assenza di cause ostative” negli appalti, compresa l’acquisizione delle informazioni antimafia prima di concludere qualunque contratto o rilasciare qualsiasi concessione o erogazione. La relazione prefettizia mette in evidenza sul punto che su “107 istanze presentate agli uffici comunali ed esaminate dalla Commissione di accesso, per nessuna di esse risulta essere stata esperita, neppure a campione, l’attività volta alla verifica dei requisiti soggettivi, né risulta che sia stata presentata alcuna richiesta di informazione liberatoria antimafia alla Prefettura”. In definitiva, nel Comune di Soriano Calabro la Prefettura di Vibo si è trovata dinanzi ad una “sistematica omissione dei controlli preventivi antimafia”.
Di fatto la violazione della normativa antimafia è emersa anche “nel servizio di custodia, cura e mantenimento dei cani randagi concesso ad un’impresa già destinataria di un’interdittiva antimafia, ma successivamente ammessa al controllo giudiziario dal Tribunale di Vibo”. Discorso simile anche per l’affidamento diretto del servizio di taglio degli alberi concesso ad una ditta il cui titolare “è gravato da diversi precedenti di polizia e misure di prevenzione, oltre ad avere numerosi rapporti parentali con esponenti della criminalità organizzata vibonese”. Criticità anche per il titolare di una ditta destinataria di numerosi affidamenti diretti per la manutenzione della rete idrica. Anche nell’appalto dei lavori della mensa scolastica, il Comune di Soriano ha affidato direttamente incarichi professionali “a soggetti verso i quali si rilevano frequentazioni o rapporti parentali controindicati”. La concessione per la gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata è inoltre finita a un’impresa “senza pregresse esperienze in materia di gestione dei beni confiscati, risultando invece esercitare attività di impresa nel settore dei servizi di saloni di barbieri e parrucchieri”.
Anomalie e irregolarità sono state riscontrate anche “nell’ambito delle erogazioni pubbliche concesse a privati dall’amministrazione comunale, in particolare in alcuni contributi a fondo perduto erogati in favore di persone fisiche per l’acquisto dei libri di testo dell’anno scolastico 2024/2025. Nel dettaglio è emerso che i titolari di due delle ditte autorizzate hanno frequentazioni con soggetti gravati da pendenze penali o contigui al locale contesto mafioso. Inoltre, riguardo ai suddetti operatori economici non risulta acquisita l’informazione antimafia”. Irregolarità sono state inoltre riscontrate nella gestione dei contenziosi del Comune e nei concorsi pubblici dell’ente.
A seguito dell’attività istruttoria svolta, la Commissione di accesso agli atti ha quindi ritenuto che i dati raccolti riscontrano la presenza di “elementi concreti e univocamente rilevanti che raggiungono un grado di significatività tale da poter giustificare adeguatamente la misura dissolutoria degli organi elettivi del Comune” per infiltrazioni mafiose. Il tutto al fine di “ripristinare la legalità ed evitare ulteriori alterazioni del processo di formazione della libera determinazione degli organi elettivi, che allo stato pregiudicano il buon andamento dell’amministrazione”. Il resto delle contestazioni sono al momento coperte da omissis, essendo atti classificati come “riservati” da parte dello Stato.