Stalking, minacce di morte e due auto bruciate. Da Pietrapaola il grido di Maria: «La mia vita è a rischio»
La ragazza racconta di chiamate notturne continue e intimidazioni che mettono a rischio la sua incolumità e quella dei suoi genitori: «Chiedo un provvedimento prima che sia troppo tardi»
La notte del 12 marzo «tutte e due le auto dei miei genitori sono state incendiate, prima una e poi l’altra», racconta Maria Curia, giovane residente di Pietrapaola, dove un grave episodio di incendio ha coinvolto due automobili di proprietà della sua famiglia. «Questo parte da una giornata di minacce, di minacce che vanno avanti da nove mesi, di stalking e intimidazioni», continua Maria Curia nell’intervista al canale YouTube Il Pitullo.
«Ho denunciato più volte, ho querelato più volte – ha affermato la ragazza –, a seguito di una prima denuncia fatta tempo fa. È uno stalking continuo, chiamate continue, tutti i giorni, a tutte le ore della notte, a me e a tutto il mio nucleo familiare, di minacce in cambio di silenzio».
La giovane descrive con drammaticità la natura delle intimidazioni: «Mi veniva detto che mi veniva a fare la testa in quattro e, se non trovavano mio padre, avrebbe trovato me. A uno dei due avrebbe fatto la testa in quattro perché io dovevo morire, dovevo fare silenzio».
Maria Curia racconta poi i timori per la tutela legale: «Mi sento poco tutelata, perché sono quasi nove mesi, di denunce continue, e non si trova una soluzione. Minacce continue, tutte le notti, alle tre di notte, arrivano chiamate anonime, ma la voce è sempre la stessa».
Sul momento dell’incendio, Maria ricorda: «I miei erano sopra, io non ero in casa. Hanno sentito il primo tonfo, tipo un fuoco pirotecnico, è partito dalla station wagon e ha preso fuoco la prima Golf. Dopo nemmeno due minuti ha cominciato a prendere fuoco l’Audi. Mio padre ha provato a spegnere le fiamme, ma si è bruciato i capelli e la faccia, non è riuscito a intervenire». Maria Curia lancia un appello alle istituzioni: «Voglio che si prenda un provvedimento prima e non dopo, perché dopo è troppo tardi».