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24/04/2026 ore 10.00
Cronaca

Carabiniere forestale trasferito a causa della sorella avvocato, il Tar Calabria annulla il provvedimento: «È illegittimo»

I giudici di Catanzaro censurano il Ministero della Difesa per eccesso di potere e difetto di motivazione su un trasferimento d’autorità

di Antonio Alizzi

Il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, sede di Catanzaro, ha annullato il trasferimento d’autorità disposto nei confronti di un maresciallo dei Carabinieri Forestali, ritenendo illegittima la decisione adottata dall’amministrazione. La sentenza della Prima Sezione accoglie il ricorso del militare e censura il Ministero della Difesa per eccesso di potere e difetto di motivazione.

Al centro della vicenda c’è un provvedimento che avrebbe dovuto assegnare il sottufficiale a un Nucleo specializzato in provincia di Vibo Valentia, ma che lo aveva invece destinato a un’altra sede, in provincia di Reggio Calabria, con incarico di comandante. Una scelta giustificata dall’amministrazione con generici motivi di incompatibilità ambientale, motivazione che però il Tar ha ritenuto carente e non sorretta da elementi concreti.

Il Tar di Catanzaro annulla il trasferimento d’autorità

Il collegio amministrativo ha qualificato il provvedimento come un trasferimento d’autorità, atto discrezionale che resta però sottoposto al controllo del giudice sul piano della logicità, della coerenza e della completezza della motivazione.

Ed è proprio su questo terreno che la decisione dell’amministrazione è stata ritenuta viziata. Esaminando gli atti, il Tar ha rilevato che le ragioni poste a fondamento del trasferimento non reggevano a un vaglio effettivo, risultando infondate e inserite in un contesto segnato da una evidente apparenza di conflitto di interessi.

Il richiamo all’“incompatibilità ambientale” e il ruolo della sorella avvocato

L’amministrazione aveva motivato il trasferimento richiamando la presenza, nella stessa provincia, di alcuni familiari del maresciallo, con particolare riferimento a una sorella avvocato del foro di Vibo Valentia. Secondo questa impostazione, tale circostanza avrebbe potuto giustificare una diversa assegnazione del militare.

Il maresciallo, assistito dall’avvocato Giuseppe Carratelli del foro di Cosenza, ha contestato il provvedimento sostenendo che l’atto fosse viziato da un difetto di imparzialità e che l’attività professionale della sorella, del tutto lecita, non potesse in alcun modo costituire un valido ostacolo all’assegnazione in provincia di Vibo Valentia.

Il conflitto di interessi emerso nell’istruttoria

Dagli accertamenti è emerso un elemento che ha inciso in modo decisivo sulla valutazione del Tar. Il superiore gerarchico che aveva redatto la proposta di trasferimento aveva infatti un congiunto coinvolto in una controversia legale nella quale la sorella del ricorrente difendeva la controparte.

Secondo il Tribunale, questo quadro evidenziava una chiara apparenza di conflitto di interessi, senza che fosse stata offerta alcuna dimostrazione concreta del modo in cui quella situazione potesse davvero tradursi in un’incompatibilità per lo svolgimento del servizio da parte del maresciallo.

Motivazione carente e provvedimento annullato

Nella sentenza, il Tar sottolinea che la motivazione originaria risultava carente e illogica, perché priva di un adeguato supporto fattuale. In sostanza, l’amministrazione non avrebbe dimostrato in modo puntuale né le ragioni effettive del trasferimento né il nesso tra la posizione professionale della sorella del militare e una reale incompatibilità ambientale.

Per questo il Tribunale ha ritenuto sussistenti i vizi di eccesso di potere per sviamento e di difetto di motivazione, disponendo l’annullamento del provvedimento impugnato.