Tentata estorsione per mantenere i detenuti del clan, tre arresti. Le indagini partite dalla denuncia di due imprenditori
Le misure sono state eseguite nei territori di Catanzaro, Borgia e Gimigliano: nel mirino la cosca Catarisano, ritenuta ancora operativa e collegata alle locali del Crotone
Tre tentativi di estorsione aggravati dal metodo mafioso, ai danni di imprenditori del territorio. È questo il quadro delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Pay Up”, eseguita nella mattinata del 27 marzo.
I Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip su richiesta della Procura, nei confronti di tre persone tra Catanzaro, Borgia e Gimigliano.
L’attività investigativa, avviata nel maggio 2025 a seguito della denuncia di due imprenditori, si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi di sistemi di videosorveglianza e servizi di osservazione e pedinamento.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli elementi raccolti avrebbero consentito di evidenziare l’attuale operatività della cosca Catarisano, attiva tra Borgia e le aree limitrofe, con collegamenti con le locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro.
Un’organizzazione che, secondo la Dda, sarebbe “dedita a reati contro il patrimonio e la persona”, inserita in un contesto criminale più ampio e già colpita da precedenti operazioni.
Gli episodi ricostruiti riguardano tre tentativi di estorsione finalizzati al sostentamento dei detenuti appartenenti ai clan ‘ndranghetisti Catarisano e Scalise di Decollatura.
L’indagine si inserisce nel solco di precedenti attività, tra cui l’operazione “Scolacium”, che aveva portato nel febbraio 2024 all’arresto dei vertici della cosca e alla successiva condanna in primo grado nel dicembre 2025.