Terremoto in Calabria, Tansi: «Il caldo non c’entra nulla. Possiamo però conoscere le faglie e mettere in sicurezza le case»
Ieri una nuova scossa di magnitudo 3.7 nel Cosentino. Il geologo richiama la natura tettonica dell’evento e invita a concentrarsi sulla sicurezza del patrimonio edilizio
La terra è tornata a tremare nel Cosentino. Alle 21.31 di ieri sera, 4 settembre, una scossa di magnitudo ML 3.7 è stata registrata dall’INGV a circa 3 chilometri a ovest di Castiglione Cosentino, a una profondità di circa 9 chilometri. L’epicentro è stato localizzato nell’area di Quattromiglia, nel territorio interessato da una delle strutture tettoniche attive più note della provincia di Cosenza.
Una scossa avvertita dalla popolazione, che riporta inevitabilmente alla memoria un altro terremoto: quello del 20 febbraio 1980, di magnitudo 4.4, che interessò la stessa area e che fu avvertito con particolare intensità nel Cosentino.
Non è possibile stabilire, sulla base della sola localizzazione, se il terremoto di ieri sia stato generato esattamente dallo stesso segmento di faglia del 1980. Ma il contesto geologico è quello di una zona sismicamente attiva e studiata da decenni.
La faglia che attraversa il Cosentino
A richiamare l’attenzione sulla struttura tettonica dell’area è anche Carlo Tansi, geologo e ricercatore che per anni ha studiato la sismicità e la geologia della Calabria.
La faglia San Fili-San Marco Argentano è una struttura attiva che attraversa per decine di chilometri il territorio cosentino, interessando o lambendo numerosi centri della provincia. La sua attività è stata oggetto di studi scientifici, tra cui quello pubblicato nel 1995 da Tortorici, Monaco, Tansi e Cocina, dedicato alla tettonica recente e attiva dell’Arco Calabro. La ricerca evidenzia come le faglie normali che attraversano l’Arco calabro interno siano strutture potenzialmente sismicamente attive.
Documenti geologici più recenti continuano inoltre a indicare la struttura San Marco Argentano-San Fili come attiva e, secondo la documentazione geologica comunale di Montalto Uffugo, anche come “faglia capace”, cioè una struttura in grado di produrre deformazioni della superficie in occasione di un terremoto.
È dunque il quadro geologico, e non il clima di questi giorni, a spiegare il terremoto.
Il caldo non c’entra
Il caldo eccezionale registrato in Calabria in questi giorni non ha alcun rapporto dimostrato con la scossa.
Questo è quello che tiene a precisare Carlo Tansi, che inoltre precisa che la coincidenza temporale può alimentare paure e interpretazioni, ma le temperature atmosferiche non sono la causa dei terremoti. La sismicità è legata ai processi tettonici profondi e alla liberazione improvvisa dell’energia accumulata nelle rocce lungo le faglie.
La storia della Calabria lo dimostra: alcuni dei terremoti più devastanti si sono verificati nei mesi invernali, dal terremoto del 28 dicembre 1908 alla grande sequenza sismica del 1783, concentrata soprattutto tra febbraio e marzo.
Cosa succederà ora?
È la domanda che inevitabilmente si pongono i cittadini.
La risposta degli esperti è semplice, anche se non tranquillizzante: non è possibile saperlo.
E Tansi precisa che non si può prevedere oggi se arriveranno altre scosse, quando arriveranno o quale magnitudo avranno. Una scossa di magnitudo 3.7 può essere seguita da altre scosse oppure rimanere un evento isolato. Solo il monitoraggio della rete sismica potrà seguire l’evoluzione della situazione.
Ma proprio qui entra in gioco la prevenzione.
Conoscere le faglie, studiare la pericolosità sismica, monitorare il territorio e soprattutto rendere più sicuri gli edifici è l’unico modo concreto per ridurre il rischio.
Il terremoto non si può fermare. Le case sì
È questo il punto sul quale Carlo Tansi ha insistito più volte nelle sue analisi sulla sismicità calabrese.
Il problema non è soltanto la forza del terremoto. È soprattutto la vulnerabilità del territorio costruito.
Un terremoto non può essere impedito. Il crollo di un edificio, invece, può essere in molti casi evitato attraverso una corretta progettazione, manutenzione e messa in sicurezza.
La Calabria convive con una pericolosità sismica significativa. E proprio per questo la prevenzione non può essere affrontata soltanto dopo una scossa, quando la paura torna a riempire le strade.
Anche gli edifici più vecchi possono, in molti casi, essere sottoposti a interventi di miglioramento o adeguamento sismico, sulla base di una valutazione effettuata da professionisti qualificati. Non significa necessariamente demolire e ricostruire: significa conoscere la vulnerabilità di una costruzione e intervenire dove necessario.
È la grande lezione dei territori che convivono da sempre con i terremoti, dal Giappone alla California: non si può impedire alla Terra di muoversi, ma si può ridurre drasticamente la possibilità che quel movimento si trasformi in una tragedia.
La scossa di ieri sera, dunque, non deve diventare soltanto una notizia di cronaca.
Deve essere soprattutto un nuovo avvertimento sulla fragilità del territorio calabrese.
La terra continuerà a muoversi. La vera domanda è un’altra: quanto siamo preparati quando accadrà la prossima volta?