«Ti sparerei in faccia»: detenuto minaccia Gratteri, scatta il 41 bis per un boss di Napoli
Le frasi pronunciate in cella da Vitale Troncone, capoclan dell’area occidentale della città partenopea già coinvolto in racket e agguati. Il procuratore resta impassibile: «Chi conosce la mia storia sa quante volte sono stato in pericolo»
«Sì, a Gratteri gli sparerei proprio in faccia». E subito dopo: «Sì, ti voglio sparare in faccia». Sono le parole pronunciate da un detenuto mentre, nella sua cella di alta sicurezza in un carcere del Sud, guardava in televisione un’intervista al procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Frasi captate e immediatamente segnalate agli investigatori.
A pronunciarle, come riporta la Repubblica, non sarebbe stato il capoclan Vitale Troncone, figura di primo piano negli equilibri criminali dell’area occidentale di Napoli. L’episodio risale al maggio 2025 e si inserisce in un contesto investigativo già delicato: il boss, sopravvissuto a un agguato nel 2021, è coinvolto in inchieste legate al racket e al controllo del territorio a Fuorigrotta.
Dopo la segnalazione delle minacce, gli inquirenti hanno avviato ulteriori accertamenti per verificare eventuali contatti con l’esterno. Secondo quanto emerso, prima dei nuovi provvedimenti Troncone avrebbe avuto la disponibilità di un cellulare anche in carcere.
Alla luce della gravità delle dichiarazioni, nei suoi confronti è stato disposto il regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis, con trasferimento in una struttura di massima sicurezza.
La vicenda raccontata da Repubblica non avrebbe comunque scosso Gratteri, da oltre trent’anni sotto scorta per le sue indagini contro la ’ndrangheta. Solo pochi giorni prima, intervenendo a un dibattito pubblico, il magistrato aveva ricordato il prezzo personale pagato per il suo lavoro: «Ho rinunciato alla mia libertà fisica, a una vita normale, per fare le indagini insieme alla polizia giudiziaria e ai miei colleghi».