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15/07/2026 ore 19.04
Cronaca

Traffico di droga a Lamezia, in appello confermate 31 condanne: pene ridotte per molti imputati, due assoluzioni

La Corte di Catanzaro riforma solo in parte la decisione di primo grado sul rito abbreviato: esclusa l'accusa associativa per alcuni imputati. Confermati 20 anni per Antonio Galiano

di Ale. Tru.

La Corte d'appello di Catanzaro ha confermato l'impianto della sentenza di primo grado emessa nel processo con rito abbreviato nato dall'operazione Svevia, ma ha rideterminato le pene per gran parte degli imputati, pronunciando anche due assoluzioni.

La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto da Alessandro Bravin, con giudici a latere Maria Rosaria Di Girolamo e Giovanna Mastroianni, nei confronti dei 33 imputati coinvolti nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro scaturita dal blitz del febbraio 2023.

Il bilancio del secondo grado è di 31 condanne e due assoluzioni. Restano immutate le pene inflitte ad Antonio Galiano (20 anni), Battista Onorato (17 anni e 6 mesi), Sandro Berlingeri (13 anni e 8 mesi), Damiano Amato, detto Pinuzzo (9 anni), Pasquale Iannelli (8 anni), Salvatore Andrea Licari (4 anni, 6 mesi e 20 giorni), Francesco Galluzzi (4 anni) e Alexandra Arcuri (1 anno e 8 mesi).

La Corte ha invece alleggerito la posizione di numerosi imputati. Daniele Amato è stato condannato a 7 anni, 5 mesi e 10 giorni (contro i 9 anni e 8 mesi del primo grado), Fabrizio Berlingieri a 7 anni, 5 mesi e 10 giorni (8 anni e 4 mesi), Sandro Bevilacqua a 7 anni e 9 mesi (13 anni e 8 mesi), Tommaso Boca a 2 anni e 5 mesi (7 anni, 4 mesi e 20 giorni), Caterina Butruce a 7 anni, 5 mesi e 10 giorni (11 anni), Bruno Cappellano a 9 anni (11 anni e 4 mesi), Maria Giovanna Curcio a 7 anni, 5 mesi e 10 giorni (11 anni), Pietro Giovanni D'Agostino a 7 anni e 8 mesi (10 anni), Salvatore D'Agostino a 7 anni e 5 mesi (8 anni e 4 mesi), Valentina De Vito a 1 anno e 4 mesi (1 anno e 6 mesi), Angela Franceschi a 7 anni, 7 mesi e 10 giorni (9 anni), Angelo Galiano (classe 1989) a 4 anni e 20 giorni (10 anni), Angelo Galiano (classe 1990) a 7 anni e 9 mesi (10 anni e 4 mesi), Antonio Giampà, detto Tony Tony, a 7 anni e 4 mesi (11 anni), Yuri Lupparelli a 3 anni e 8 mesi (8 anni), Antonio Perri, detto Coccio d'olivo, a 8 anni, 5 mesi e 10 giorni (17 anni), Marco Perri a 7 anni, 11 mesi e 10 giorni (13 anni e 4 mesi) e Antonio Ventura, detto Pupello, a 2 anni e 5 mesi (7 anni e 8 mesi).

Per altri imputati la Corte ha escluso il reato di associazione mafiosa, o alcune delle contestazioni, con un conseguente ridimensionamento delle condanne. È il caso di Giuseppe Amendola, che passa da 10 anni e 4 mesi a 2 anni e 4 mesi dopo l'assoluzione dall'accusa associativa e da due episodi di detenzione ai fini di spaccio; Hans George Holzhausen, condannato a 4 anni anziché 8 dopo l'assoluzione dall'associazione mafiosa e da altri capi; Antonio Palermo, che riceve 4 anni dopo essere stato assolto dall'associazione mafiosa e da alcune imputazioni (8 anni in primo grado); Eugenio Torcasio, condannato a 4 anni e 2 mesi invece dei precedenti 9 anni e 8 mesi, e Ugo Torcasio, la cui pena viene rideterminata in 4 anni, 2 mesi e 20 giorni rispetto ai 9 anni e 4 mesi inflitti in primo grado, entrambi dopo l'assoluzione dal reato associativo.

Le due assoluzioni riguardano Gianluca Paradiso, detto Pitorro, assolto dopo la condanna a 7 anni e 4 mesi inflitta in primo grado, e Gabriella Berlingieri, , difesa dall’avvocato Domenico Villella, assolta dall'accusa di associazione mafiosa mentre per alcuni capi è stata dichiarata la prescrizione. In primo grado era stata condannata a 7 anni e 8 mesi.

L'inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Elio Romano e Chiara Bonfadini, era stata condotta dal Nucleo operativo e dal Nucleo mobile della Guardia di finanza di Lamezia Terme. Secondo l'accusa, il gruppo avrebbe gestito un articolato traffico di sostanze stupefacenti con base nel quartiere Capizzaglie di Lamezia Terme, potendo contare su canali di approvvigionamento che dal Reggino arrivavano fino a Roma, anche attraverso contatti con il clan Casamonica, oltre che su una consistente disponibilità di armi.

Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Domenico Villella, Giuseppe Spinelli, Renzo Andricciola, Leopoldo Marchese, Salvatore Cerra, Ramona Gualtieri, Francesco Gambardella, Teresa Bilotta, Antonio Larussa e Lucio Canzoniere.