Trasporti, verso lo sciopero nazionale: «Settore al collasso». Calabria tra le aree più esposte
Dal 20 al 25 aprile rischio paralisi per la logistica. L’Unione nazionale associazioni autotrasporto merci denuncia: «Imprese in perdita», mentre in Calabria il diesel sfiora i 2,5 euro e cresce l’allarme per rincari e trasporti
Rischia di fermarsi per sei giorni la macchina della logistica italiana. Tra il 20 e il 25 aprile è infatti previsto uno sciopero nazionale degli autotrasportatori, con possibili effetti su rifornimenti, distribuzione delle merci e consumi. Una mobilitazione che si inserisce in un contesto già critico di suo, segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni sui mercati internazionali.
Alla base della protesta, come evidenziato anche da Trasportounito, ci sono il caro carburante e l’incremento dei costi operativi, fattori che stanno mettendo in difficoltà crescente le imprese del comparto. A delineare un quadro ancora più allarmante è Unatras (Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci), che in un comunicato stampa diffuso nelle scorses ore parla apertamente di «autotrasporto al collasso». «Con prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro e senza risposte concrete del Governo sarà inevitabile il fermo nazionale dei servizi», afferma l’associazione, che ha convocato per il 17 aprile a Roma il proprio Comitato esecutivo per valutare le azioni di autotutela.
Secondo l’associazione di categoriaa Unatras, il costo del gasolio ha ormai superato i livelli di sostenibilità per le imprese, attestandosi oltre i 2,04 euro al litro sulla rete ordinaria, con punte più alte in autostrada. Una dinamica che si traduce in un aggravio fino a 9mila euro annui per ogni veicolo pesante, «mettendo fuori mercato migliaia di aziende italiane».
«Le imprese stanno lavorando in perdita e non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari – sottolinea Unatras –. È inaccettabile che, a fronte di una crisi così grave, non siano state recepite le nostre proposte di modifica al decreto-legge n. 33/2026». L’associazione evidenzia inoltre come la proroga del taglio delle accise di 20 centesimi al litro sia stata di fatto annullata dall’aumento del prezzo industriale.
Tra le richieste avanzate dalla categoria figurano l’emanazione del decreto attuativo sul credito d’imposta da 100 milioni, ristori per il mantenimento degli strumenti di compensazione, interventi a sostegno della liquidità e la rapida attuazione dei rimborsi sulle accise. «Senza un cambio di rotta immediato – avverte Unatras – il fermo nazionale sarà una conseguenza inevitabile per difendere la sopravvivenza di migliaia di imprese».
La Calabria tra le aree più esposte
Il quadro nazionale si riflette con particolare intensità in Calabria, dove i prezzi dei carburanti, già da qualche settimana, restano tra i più alti d’Italia. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 14 aprile, il gasolio si attesta mediamente a 2,167 euro al litro, mentre la benzina viaggia intorno a 1,801 euro. Ma nel concreto la situazione sul territorio appare ancora più critica. Nel Reggino, ad esempio, il diesel servito sfiora i 2,5 euro al litro, con il self oltre i 2,24 euro, livelli che superano ampiamente la soglia psicologica dei 2 euro già infranta nei mesi scorsi.
Il prezzo del petrolio continua a oscillare in relazione agli sviluppi della crisi in Medio Oriente, mentre il Governo ha prorogato il taglio delle accise e ipotizzato interventi sugli extraprofitti delle compagnie. Gli effetti del caro carburante si estendono anche al trasporto marittimo, fondamentale per la Calabria. Le prime proteste arrivano dai pendolari dello Stretto, che denunciano aumenti applicati dalla compagnia Caronte & Tourist per i collegamenti tra Sicilia e Calabria. Il “comitato pendolari” parla di rincari «ingiustificabili» che colpiscono soprattutto chi attraversa quotidianamente lo Stretto per lavoro. Tra le soluzioni allo studio da parte degli operatori c’è il cosiddetto “slow steaming”, ovvero la riduzione della velocità delle navi per contenere i consumi, con possibili allungamenti dei tempi di percorrenza anche di un paio d’ore.
Parallelamente si valuta l’aumento del carico di passeggeri e merci per distribuire i costi, ma il rischio è quello di ulteriori disagi per l’utenza.
In questo scenario, un eventuale sciopero degli autotrasportatori rischia di produrre effetti a catena sull’intera filiera: ritardi nelle consegne, aumento dei prezzi al consumo e difficoltà per le imprese, soprattutto nelle regioni più esposte come la Calabria.