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21/09/2026 ore 11.28
Cronaca

Trentasei anni fa l’omicidio di Rosario Livatino, il giudice proclamato beato che fece della giustizia una scelta di vita

Fu ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 per il suo impegno contro criminalità e corruzione. Profondamente credente e rigoroso, unì giustizia, umanità e fede

di Battista Bruno

Il 21 settembre 1990 Rosario Angelo Livatino, un magistrato 38enne, percorreva da solo la strada statale 640, tra Canicattì e Agrigento, diretto al Tribunale. Un gruppo di sicari in auto lo affiancò, lo costrinse a fermarsi. Livatino tentò disperatamente la fuga. Fu raggiunto e ucciso con particolare ferocia. La mafia agrigentina aveva deciso di eliminare quel giovane magistrato perché lo considerava incorruttibile e inavvicinabile.

Livatino non era un magistrato che cercava la ribalta. Era un uomo riservato, rigoroso, profondamente legato alla sua fede e al proprio lavoro. Prima sostituto procuratore e poi giudice ad Agrigento, si occupò di criminalità mafiosa, corruzione, sequestri e confische dei patrimoni illeciti. Lo faceva con rigore, ma anche nel pieno rispetto delle garanzie degli imputati. Papa Francesco durante il suo pontificato ha ricordato proprio questa sua capacità di unire professionalità, rispetto del diritto e coerenza personale. Un uomo giusto, prima che un magistrato.

La sua fede non era separata dalla professione. Livatino frequentava la Chiesa, partecipava alla vita dell’Azione cattolica e aveva un rapporto intenso con la preghiera. Ma non trasformò mai il suo essere credente in una bandiera. La sua fede si traduceva soprattutto in un modo di vivere e di esercitare la giustizia. Per questo, nel processo di beatificazione, è emerso il legame tra la sua fede cristiana e la sua incorruttibilità professionale.

Dopo la sua morte arrivò anche il riconoscimento delle istituzioni. Giovanni Paolo II, incontrando i genitori di Livatino ad Agrigento nel 1993, lo definì «martire della giustizia e indirettamente della fede». Papa Francesco, nel 2019, lo indicò come esempio per i magistrati e per tutti gli operatori del diritto.

Il 9 maggio 2021 Rosario Livatino è stato proclamato beato, primo magistrato nella storia della Chiesa cattolica a ricevere questo riconoscimento.

Il ricordo di Livatino va dunque oltre la tragedia di un giovane assassinato dalla mafia. È il ricordo di una persona che mise insieme giustizia, rigore, umanità e fede, senza mai separare il magistrato dall’uomo.

La sua storia continua a interrogare la magistratura, la Chiesa e le istituzioni: perché la legalità non sia soltanto una parola, ma una scelta quotidiana, anche quando quella scelta può diventare pericolosa e persino costare la vita.

E forse è proprio questa la ragione per cui, a 36 anni dalla sua uccisione, Rosario Livatino non appartiene soltanto alla memoria della Sicilia. Appartiene alla coscienza civile dell’Italia.

Ed è una lezione per tutti.