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20/01/2026 ore 22.55
Cronaca

Tributi consortili, la Corte di Giustizia tributaria di Cosenza annulla il provvedimento di fermo amministrativo delle auto

La sentenza è stata depositata il 19 gennaio e rappresenta un punto di svolta in una storia che per anni ha alimentato nei cittadini la percezione di una doppia beffa: prima l’assenza dei servizi, poi la richiesta di pagare comunque per evitare conseguenze gravi

di Francesca Lagatta

La vicenda dei tributi consortili torna al centro della cronaca con un nuovo sviluppo giudiziario: la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Cosenza ha accolto il ricorso di un contribuente del Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini del Tirreno Cosentino (ex Valle Lao), disponendo l’annullamento del fermo amministrativo dell’auto imposto come conseguenza del mancato pagamento della tassa.

A darne notizia è stato l’avvocato paolano Graziano Di Natale, che da tempo difende i cittadini nel contenzioso contro la società di riscossione, Area Srl. La Corte di giustizia tributaria – ha scritto pubblicamente - ha accolto il nostro ricorso, ripristinando i diritti dei contribuenti e condannando AREA Srl e il Consorzio di Bonifica ex Valle Lao. Un passo importante per la tutela dei diritti fiscali!».

Una lunga battaglia

Soltanto una settimana fa, Di Natale aveva incontrato un gruppo di cittadini a Verbicaro per fare il punto della situazione. In quella occasione, l’avvocato aveva denunciato che nonostante l’illegittimità dei tributi, già certificata da altre sentenze della Corte di giustizia tributaria, continuavano ad arrivare ai cittadini intimazioni di pagamento e avvisi di fermi amministrativi dei veicoli. Ora la svolta. L’organo di giustizia cosentino ha annullato il provvedimento di fermo, facendo leva sull’illegittimità riconosciuta, alla cui base c’è la mancata esecuzione degli obblighi da parte dei consorzi. In particolare, l’ammodernamento di immobili e terreni, l’arricchimento e la prestazione effettiva del servizio irriguo. Si tratta di una pronuncia che apre la strada a ulteriori azioni di tutela da parte di altri contribuenti che si trovano in condizioni analoghe.

La sentenza

La sentenza, la numero 421 del 2026, è stata depositata il 19 gennaio e rappresenta un punto di svolta in una storia che per anni ha alimentato nei cittadini la percezione di una doppia beffa: prima l’assenza dei servizi, poi la richiesta di pagare comunque per evitare conseguenze gravi.

Nel dispositivo, inoltre, la Corte ha condannato in solido sia la società di riscossione che il consorzio di bonifica al pagamento delle spese processuali, richiamando un principio importante: quando l’azione di riscossione è viziata da errore, la responsabilità può essere condivisa tra concessionario e ente impositore.

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