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20/03/2026 ore 07.54
Cronaca

Truffa sulle protesi acustiche tra Lamezia e Catanzaro: sequestrate 3 aziende, coinvolti medici del Pugliese Ciaccio

Nel mirino della Guardia di Finanza 2900 pratiche: accuse di falso per la documentazione sanitaria. Il sistema era gestito da 10 persone che avrebbe persino “inventato” visite specialistiche e pazienti per alimentare l’acquisto delle apparecchiature

di Redazione

Una presunta truffa di rilevante valore ai danni del Servizio sanitario nazionale, con un sistema che avrebbe coinvolto medici e aziende e che ruoterebbe attorno alla fornitura di protesi acustiche. È quanto emerge da un’operazione della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, che ha portato al sequestro preventivo d’urgenza delle strutture aziendali di tre società.

Queste ultime sono ritenute, allo stato delle indagini, «strumentali nell’ambito di un programma delittuoso volto alla realizzazione di una frode a carico del Servizio Sanitario Nazionale».

La Procura ha ritenuto sussistente «il concreto ed attuale pericolo che la libera disponibilità in capo alle predette società potesse consentire la commissione di ulteriori reati della stessa specie», adottando il provvedimento con l’obiettivo di «interrompere senza ritardo il sistema» che sarebbe stato messo in piedi.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto meccanismo costruito con il coinvolgimento di tre dirigenti medici in servizio presso la Struttura Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria e Patologia Cervicofacciale dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, oggi Azienda Universitaria-Ospedaliera Renato Dulbecco, e fino all’ottobre 2024 anche con un dirigente medico del Distretto sanitario di Lamezia Terme addetto ai controlli e alle autorizzazioni.

L’ipotesi investigativa, sempre nel rispetto della presunzione di innocenza, è che «i predetti dirigenti medici abbiano direttamente falsificato la documentazione medica» – tra impegnative per visite o esami specialistici, esami audiometrici e prescrizioni di protesi – oppure che abbiano consentito ai gestori delle ditte coinvolte di formarla a loro nome.

Un quadro che emergerebbe dall’analisi di circa 2900 pratiche attenzionate. Nel comunicato si evidenzia infatti che «non vi è traccia dell’accesso presso detta struttura dei relativi intestatari», né risultano prenotazioni o regolarizzazioni al CUP; in altri casi, anche quando i pazienti sarebbero stati condotti in gruppo nella struttura, «non risulta traccia di tali accessi».

I reati ipotizzati – che secondo gli inquirenti sarebbero stati perpetrati anche in forma organizzata – sono falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria. Complessivamente sono 10 i soggetti coinvolti, a vario titolo, nelle investigazioni condotte dalle Fiamme Gialle lametine.

L’indagine avrebbe fatto emergere «un sistema illecito finalizzato a lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dall’Azienda sanitaria per l’acquisto di protesi acustiche». Nel dettaglio, sarebbe stato ricostruito un iter in cui gli indagati «avrebbero stilato documentazione medica facendo falsamente risultare che determinati soggetti» – talvolta ignari o non bisognosi di ausili – fossero stati sottoposti a visita otorinolaringoiatrica e ad esame audiometrico.

Secondo quanto riportato nel comunicato, «risulterebbe falsa anche la documentazione attestante l’avvenuto collaudo delle protesi acustiche» fornite dalle ditte coinvolte.

Tra gli episodi segnalati dagli investigatori ce n’è uno che avrebbe destato particolare preoccupazione: un paziente al quale erano stati prescritti e forniti ausili protesici acustici, con documentazione che attestava un iter diagnostico completo presso l’ospedale di Catanzaro, si è recato successivamente in un’altra struttura sanitaria dove ha scoperto «di non avere alcun problema uditivo» e ha ricevuto l’indicazione di non utilizzare le protesi perché potenzialmente dannose.

Non sarebbe un caso isolato. Diversi pazienti, infatti, avrebbero dichiarato di non aver ricevuto benefici dall’utilizzo degli ausili oppure di non averli utilizzati a causa dei fastidi avvertiti.

L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come ricordato nel comunicato della Procura, resta fermo il principio della presunzione di non colpevolezza fino a eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.