Ucciso e gettato nel fiume, restano in cella moglie e figlio di Salvatore Giglio: il gip rigetta l’istanza di scarcerazione
In mattinata entrambi avevano sostenuto l’interrogatorio in carcere avvalendosi della facoltà di non rispondere. Sono accusati di aver ucciso l’uomo e di averne occultato il cadavere
Nicola Giglio resta in carcere. Così ha deciso il gip del Tribunale di Crotone, rigettando l’istanza di revoca della misura cautelare avanzata dal difensore. In mattinata il 28enne, accusato di aver ucciso il padre, Salvatore Giglio, e di averne occultato il corpo insieme alla madre, Daniela Rossato, ha sostenuto l’interrogatorio in carcere dinnanzi al gip. Entrambi, reclusi in carcere, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’origine del conflitto vi sarebbe stata la volontà dell’uomo di disfarsi di beni mobili e immobili formalmente intestati anche ai figli. Il dissidio sarebbe scoppiato intorno a mezzogiorno del 21 settembre tra Salvatore Giglio e l’ex moglie Daniela Rossato, in casa dell’uomo. Circa un’ora dopo sarebbe sopraggiunto anche il figlio Nicola.
L’aggressione sarebbe avvenuta con un oggetto non identificato. I due sarebbero riusciti a sopraffare l’uomo uccidendolo. Secondo la ricostruzione, consumato il delitto i due avrebbero dapprima occultato il cadavere nell’abitazione dell’uomo a Steccato di Cutro e due giorni dopo, il 23 settembre, di notte – tra le 22.24 e le 22.47 – gettato il corpo nel fiume Tacina utilizzando la Jeep intestata alla donna.
Resta in carcere anche la madre, Daniela Rossato. Il legale aveva chiesto l'applicazione di una misura meno afflittiva in considerazione delle condizioni di salute della donna. Il gip ha rigettato la richiesta di applicazione degli arresti domiciliari.